cafè- chantant

La Tradizione del Cafè Chantant

Il Cafè Chantant

La storia del cafè chantant affonda le sua radici nella lontana Parigi del Settecento, in un’epoca in cui la città diviene il centro propulsore della Belle Epoque e una rinnovata atmosfera di benessere spinge le persone a ricercare svago e bellezza in ogni dove.

I primi spettacoli non si distinguono per una particolare attenzione alla scenografia, la cui importanza è sottovalutata a favore di altri aspetti, ma con il passare del tempo, quando la tradizione del Cafè chantat si diffonde a Parigi e nelle altre città d’Europa, la concorrenza aumenta e i locali vanno a “caccia” delle sciantose più belle e desiderate della città.

Così i caffè iniziano ad essere decorati da artisti di grande fama del calibro di Vincent Van Gogh, George Braques, Cezanne e Modigliani, e l’atmosfera diventa poco alla volta sempre più ricercata, perfetta per quell’élite che scopre la bellezza di intrattenersi in luoghi deliziosi.

 

La tradizione napoletana del Cafè Chantant

Il Cafè Chantant è uno spettacolo di spicco del teatro partenopeo che ha saputo tratte il meglio dalla tradizione d’origine parigina e ha elaborato caratteri propri e distintivi, tali da renderlo un’esperienza unica al mondo.

Nella versione napoletana la “chanteuse parigina” si trasforma nella “sciantosa napoletana” e i caffè partenopei aprono le porte alle artiste più affascinanti della città, offrendo alla clientela un intrattenimento musicale di alto livello. Ad essere rappresentati, infatti, non sono più semplici motivetti bensì arie tratte dalle più famose opere liriche del tempo, interpretate da cantanti che seducono l’intero pubblico con il loro charme.

Il termine sciantosa designa la cosiddetta femme fatale, la donna sensuale e dotata di arti ammaliatrici che fa impazzire il pubblico con le sue moine ed ha una voce fuori dal comune. La sciantosa per eccellenza è bella, aggraziata nel portamento e misteriosa nello sguardo, ha un accento straniero e un passato intrigante da raccontare, fatto di storie d’amore cariche di passione e malinconia. Le più ricche si esibiscono portandosi dietro una claquer personale, ossia un pubblico pronto ad applaudire alla fine dell’esibizione e a coinvolgere gli spettatori per rende l’atmosfera della sala più calda. In questo modo diventano famose e ricercate in tutti i locali della città e si trasformano in icone di charme e stile.cafè-chantant

Il Cafè Chantant al Gambrinus

La tradizione del Cafè chantant, seguendo la scia dell’enorme successo francese, arriva a Napoli nell’Ottocento e il Gambrinus è uno dei primi locali ad aprirle le porte, divenendo un luogo di ritrovo fondamentale per la raffinata nobiltà napoletana. Qui si susseguono intellettuali e artisti di grandissimo spessore, come Gabriele D’annunzio, Matilde Serao, Salvatore Di Giacomo, Libero Bovio, Benedetto Croce ed Eduardo De Filippo, che contribuiscono a scrivere e ad arricchire la storia del locale.

Un momento di difficoltà si verifica nel corso della seconda guerra mondiale, quando il locale viene ridotto ad una piccola stanzetta perché ritenuto un covo di antifascisti. Tuttavia, con la famiglia Sergio, gli attuali gestori del Gambrinus, si recuperano i locali chiusi e Napoli ritrova definitivamente uno dei primi e più prestigiosi Cafè chantant d’Italia.

Ancora oggi questo spettacolo in musica è riproposto nelle sale dorate del Gambrinus, quelle in cui si respira la magia della Belle Epoque napoletana ed è proprio la sua dolce atmosfera anacronistica, che conserva la bellezza del passato ma non si chiude dinanzi alla modernità, a rendere il Gambrinus una realtà estremamente affascinante.

 

 

214706778-6083984b-a7ad-4c7f-be9c-c1b822246bec

Un caffè in onore a Maradona

Articolo di Michele Sergio (il boss del Caffè)

Solo chi è stato a Napoli negli anni ‘80 può ricordare cosa ha rappresentato Maradona per la città. Nessuno poteva in quegli anni pensare, o addirittura sperare, che un talento di quella portata potesse giocare in una modesta squadra come era il Calcio Napoli allora. Quando Antonio Juliano portò il campione argentino a Napoli in pochi avrebbero scommesso su di lui a causa del lento recupero dopo un grave infortunio subito da poco.

Il calcio per tutti gli italiani non rappresenta una rivalità semplicemente sportiva ma ha anche risvolti politico-sociali (come il dualismo Nord-Sud) e il popolo napoletano ha trovato in Maradona un insolito leader che per la prima volta gli ha dato coraggio e speranza. Il calciatore argentino è riuscito a far competere a testa alta il “povero” Sud nei confronti del “ricco” Nord! Maradona, insomma fu un campione insperato dal momento che il Napoli per la prima volta con lui si affacciava in maniera competitiva al campionato dominato dalle grandi squadre del nord.

Durante la sua incredibile carriera da calciatore che lo ha visto alzare innumerevoli coppe e trofei, Maradona è riuscito a stupire tutti, prima i napoletani, poi gli argentini e infine il mondo intero.

C’è un giorno che il popolo dei tifosi napoletani non dimenticherà mai: la prima volta Maradona al San Paolo nel 1984.  Lo stadio era pieno fino all’inverosimile e per tutti i presenti fu un’emozione unica assistere alla presentazione dell’uomo del destino.

Ogni domenica era una festa; bastava solo vedere il riscaldamento del campione argentino per far emozionare i tifosi partenopei. L’emozione diventava indescrivibile quando a suon di gol il Napoli vinceva tutte le partite anche quelle più difficili. E poi quando finalmente nella stagione 1986/1987 riuscì a conquistare per la prima volta l’ambito scudetto si scatenò una festa nella festa. Possiamo dire che non c’è matrimonio più riuscito di quello tra Napoli e Maradona.

Oggi a distanza di molti anni il grande campione argentino ritorna a Napoli. Sembra incredibile ma la città è di nuovo in tumulto. Nessuno lo ha dimenticato per il contributo straordinario che è riuscito a dare alla città. Napoli lo ama ancora come dimostrano le numerose scritte, i murales, i manifesti, le fotografie, le statuette che lo raffigurano e l’ormai celebre altarino con tanto di capello esposto a mò di reliquia, che si trova nel centro storico della città.

Nel nostro piccolo abbiamo voluto “festeggiare” il “Pibe de Oro” con una torta ed un caffè che saranno a lui dedicati. Il Caffè “El Pibe è così realizzato: cremina di zucchero con l’aggiunta di panna, caffè espresso napoletano, topping azzurro, latte montata a freddo e, per finire, come decorazione un biscottino di pasta frolla con il numero 10 che ci ricorda “i tiempe belle e na vota” di quando Maradona in campo faceva ridere i tifosi partenopei e piangere gli avversari.

IMG_2010

CAFFÈ ESPRESSO DA BAR VS CAFFÈ PREPARATO A CASA

articolo di Michele Sergio (il Boss del Caffè)

Alzi le mani chi preferisce il caffè espresso preparato al bar! Adesso alzi le mani chi è amante della moka!

Il mondo degli inguaribili bevitori del caffè è diviso su questo antico dilemma. Oggi proviamo a trovare un accordo ad uno dei più grandi dogmi della storia dell’umanità: è più buono l’espresso preparato al bar o il caffè preparato a casa?

Espresso, un caffè buono e veloce!

L’espresso è il caffè che si prepara nei bar e nelle caffetterie utilizzando la macchina espresso professionale e si presenta con la classica crema in superficie. La macchina da caffè professionale nasce verso fine ‘800 e si lega alla figura di Angelo Moriondo, l’uomo che per primo la ha ideata con l’intento di velocizzare e semplificare la sua preparazione. Successivamente Luigi Bezzerra, colpito positivamente dall’invenzione di Moriondo, ha proposto una nuova versione della macchina espresso proponendola a livello industriale, la famosa “Pavone”. Il contributo di quest’ultimo ha dato un grosso impulso alla diffusione di questo “caffè veloce”, il cui nome, “espresso”, si richiama appunto al concetto di rapidità.

La macchina professionale per la preparazione dell’espresso da bar è, senza dubbio, uno strumento pratico e funzionale che permette di preparare il caffè in meno di un minuto adattandosi perfettamente ai ritmi frenetici dei nostri tempi.

La tradizione della Cuccuma e della Moka

Per i puristi non v’è dubbio: il vero caffè è quello che esce dalle classiche macchinette del caffè casalinghe. Due sono le più celebri e più utilizzate dagli italiani: la “cuccuma” e la “moka”.  La caffettiera napoletana (la c.d. cuccuma) è stata utilizzata per molti anni fino ad essere poi soppiantata dalla più moderna e veloce Moka, la cui invenzione risale al 1933 e si associa al nome più che noto di Alfonso Bialetti, divenuto nel tempo sinonimo di tradizione e cultura.

Capsule e cialde: la sfida del futuro

Il mercato del caffè, però, è sempre stato ed ancora lo è oggi sempre pronto al cambiamento e alle innovazioni. Infatti negli ultimi anni le case degli italiani hanno aperto le porte ad un compromesso: le macchinette casalinghe (o da ufficio) a capsule o cialde monodose per ricreare il caffè del bar a domicilio.

A prescindere da quali siano le preferenze, il caffè per i napoletani (custodi dell’antico sapere del nero infuso) rimane un rito irrinunciabile conditio sine qua non si rispetti la tradizione della scuola partenopea.

 

piazzaplebiscito

La storia di Piazza del Plebiscito

Il patrimonio artistico e culturale napoletano è immenso. Ogni angolo trasuda magia ed emozioni. Tra castelli, via storiche, palazzi e piazze i nostri occhi si riempiono di meraviglia ad ogni passo.

Ma il simbolo di Napoli è sicuramente Piazza del plebiscito. Situata nel cuore della città, circondata dalla Basilica di San Francesco di Paola, dal Palazzo Reale, dal Palazzo della Prefettura e dal Palazzo Salerno è una delle piazze più grandi d’Italia ed è proprio qui che alla fine dell’800 è stato fondato lo storico e rinomato bar “Gambrinus”.

Le origini della Piazza più importante di Napoli

Inizialmente Piazza del Plebiscito era, e fu per secoli, solo uno spiazzo irregolare, dove si svolgevano feste popolari, fino a quando nel Seicento, si cominciò la costruzione del Palazzo Reale ad opera dell’architetto reale Domenico Fontana. Questo palazzo fu detto “Nuovo” per distinguerlo dal Palazzo Vecchio costruito nel 1500 all’inizio dal vice regno spagnolo come residenza reale. In seguito alla costruzione del Palazzo, la piazza prese il nome di largo di Palazzo. Furono celebrate in questi anni numerose feste e giochi. Il più famoso era la Cuccagna che consisteva nella riproduzione in cartapesta e legno di una collina, una villa o un castello ripieno di cibo di ogni genere e in giornate prestabilite dopo le 22 a seguito di due colpi di cannone come segnale di via ogni partecipante cercava di prendere quanta più roba possibile.

Nel XVIII secolo l’architetto Luigi Vanvitelli effettuò dei lavori di restauro al Palazzo Reale. Fu proprio lui a costruire le otto nicchie dove nel 1888 vennero poi esposte le statue dei re di Napoli: Ruggero il Normanno, Federico II, Carlo d’Angiò, Alfonso d’Aragona, Carlo V, Carlo III, Gioacchino Murat, Vittorio Emanuele II.

Solo con l’arrivo di Carlo III, però, il Palazzo Reale divenne una vera reggia nobiliare, con arredamenti ed opere d’arte.

In seguito all’incendio del 1837, Ferdinando II fece abbattere il Palazzo Vecchio e rifare l’ala destra del Palazzo Reale.

Successivamente per volontà di Ferdinando IV fu costruita la chiesa di S. Francesco di Paola, come voto del re nei confronti di quel santo che aveva interceduto per lui affinché si restaurasse la corona borbonica. La realizzazione del progetto della Chiesa fu affidato a Piero Bianchi che decise di collocare due statue equestri, di Carlo e Ferdinando di Borbone e costruì un porticato a semicerchio per dare alla piazza un tono maggiormente monumentale.

Due palazzi completarono la piazza, ovvero Palazzo Salerno (chiamato così perché residenza privata del principe Salerno figlio di Ferdinando IV) e Palazzo dei Ministri, oggi Palazzo della Prefettura.

L’attuale nome della piazza fu scelto dopo che il plebiscito del 21 ottobre 1860 decretò l’annessione del Regno delle due Sicilie al Regno di Sardegna.

Questa meravigliosa piazza è oggi meta di passaggio di milioni di turisti che restano sempre incantati dalle numerose attrattive e bellezze architettoniche che offre la nostra città. E sicuramente, ammirarla mentre si sorseggia uno dei migliori caffè di Napoli, renderà il tutto ancora più piacevole.