storia-babà

La storia del babà, un polacco a Napoli!

Il babà è polacco e Stanislao Leszczinski, re di Polonia, ne sa qualcosa! Un sovrano stressato e un appetito troppo goloso hanno reso possibile l’invenzione di questo delizioso dolce dal gusto particolarissimo, che nel tempo è divenuto il simbolo della pasticceria nostrana.

Privato del suo regno e rilegato nel Ducato di Lorena, Stanislao non se la passava molto bene e i suoi cuochi cercavano di addolcirgli le giornate preparandogli un dolce locale, il kugelhupf, che però non gli era molto gradito. Questo dolce era preparato con una tipologia di farina finissima, burro, zucchero, uova, lievito di birra e uva sultanina, ma era carente di qualche ingrediente, perché gli mancava quel “non so che” tale da renderlo speciale, morbido e bagnato.

Leggi anche : Il babà nero

Stanislao era solito alzare un po’ il gomito a tavola perché amava bere, e ben presto accanto al vino, iniziò a nutrire una forte passione per il rum che lo portò senza saperlo verso la futura invenzione del babà. Un giorno, infatti, mentre stava bevendo i suoi soliti bicchierini, fu colto da un’improvvisa voglia di dolce e quando il cameriere gli propose per l’ennesima volta il suo odiato “kugelhupf”, l’irascibile sovrano gettò il piatto in aria e lo scagliò violentemente contro la bottiglia di rum, rovesciandone completamente il contenuto sul dolce.

Tuttavia quest’episodio fu proprio quello che lo fece addolcire perché, sotto lo sguardo sbigottito di tutti, Stanislao assaggiò la sua composizione di fortuna e la trovò squisita, facendo di quella bizzarra novità il suo dolce preferito. Pensò allora di darle un nome e scelse quello di Alì Babà, protagonista del celebre racconto delle “Mille e una notte” che, essendo uno dei suoi libri preferiti, poteva a pieno titolo ricevere quest’onore. In questo modo è nato il dolce che oggi consideriamo una colonna portante della pasticceria napoletana.

E’ superfluo aggiungere, perché i fatti l’hanno dimostrato da soli, che l’invenzione del sovrano ebbe un enorme successo in tutto il mondo, e a Napoli in particolare ebbe la sua definitiva sistemazione a forma di fungo che lo consacrò come dolce tipicamente partenopeo.

 

0

Una colazione speciale per il giorno di San Valentino

Articolo scritto da Michele Sergio (alias il Boss del Caffè)

Il popolo napoletano, considerato uno dei più romantici in assoluto, si distingue perché da una particolare enfasi al giorno di San Valentino, la festa di tutti gli innamorati e riconosciuto da secoli come il giorno dedicato all’amore.

Omaggio e testimonianza in questo giorno dove i giovani di ogni età rinnovano il proprio amore con nuove promesse e scambiandosi dei doni.

È tradizione oramai consolidata, che in ricorrenze come questa, i ragazzi donano alla propria ragazza “la scatola a forma di cuore” per dare uno speciale buongiorno, così quasi per incanto l’innamorato rimane sorpreso poiché all’interno oltre ad una corposa colazione può trovare il regalo dei propri sogni, o magari la scoperta di avere un ammiratore sconosciuto che così trova il coraggio di dichiarare il proprio sentimento.

La scatola in generale contiene per lo più una colazione, contenente una bevanda (un cappuccino, un caffè, una spremuta d’arancia o un succo di frutta) accompagnata da un dolcetto (di solito una brioche o da un cornetto) magari anche un peluche. Immancabili però sono i Baci Perugina® che assurgono per antonomasia a icona della festa più romantica dell’anno.

Non è una semplice colazione ma una vera e propria esperienza sensoriale: oltre al gusto anche l’olfatto partecipa a questo tenero momento, una rosa rossa il più classico simbolo dell’amore e della passione. Il tatto e la vista sono presenti perché il primo si manifesta quando si abbraccia l’orsacchiotto simbolo di tenerezza e il secondo quando si legge la poesia d’amore.

E l’udito vi chiederete voi? Anche l’udito è coinvolto perché infatti alla colazione segue la dovuta telefonata al fidanzato per ringraziamenti.

Una nuova tradizione si è consolidata e oramai possiamo affermare che non può iniziare la festa di San Valentino senza il risveglio con un buon caffè o cappuccino.

Giovanni Fummo-caffè-gambrinus

Giovanni Fummo e i suoi 12 milioni di caffè!

Il Gambrinus è un locale nato insieme al nostro Paese nel lontano 1860 e sin dalla sua fondazione si è distinto in città per bellezza e importanza culturale, divenendo un punto di ritrovo fondamentale per personaggi famosi di ogni sorta.

Che sia un monumento di Napoli è risaputo in tutto il mondo e che nei suoi locali si respiri ancora l’atmosfera della Belle Epoque napoletana è evidente a chiunque vi metta piede, ma ricordare il nome e il volto di chi ha contribuito a renderlo così grande non è sempre facile.

Uno di questi è sicuramente Giovanni Fummo, il maestro più anziano del caffè, che vanta un’esperienza ventennale dietro al bancone e rappresenta un punto di riferimento fondamentale, non solo per le giovani leve, che grazie a lui carpiscono i segreti del mestiere, ma anche per i clienti affezionati che trovano in lui un volto amico e sorridente.

Gli esordi di un grande successo:

L’avventura di Giovanni Fummo al Gambrinus inizia prestissimo, alla tenera età di 7 anni, e sin da allora il destino, che lo porterà a diventare uno dei suoi volti più amati e longevi, inizia a tessere le sue trame: il maestro cresce tra le sue splendide sale e affina, anno dopo anno, la sua arte, ricevendo complimenti e onori anche da parte di personaggi famosi. In particolare, sono quattro i presidenti che lui ricorda di aver salutato con una stretta di mano (Oscar Luigi Scalfaro, Francesco Cossiga, Carlo Azeglio Ciampi e Giorgio Napolitano) e a questa onorevole lista si aggiunge anche l’espresso speciale preparato per Bill Clinton.

Con la sua sola presenza Fummo rappresenta una testimonianza vivente dell’immenso valore storico del locale e delle glorie cha ha ricevuto e riceve tuttora, perché ne custodisce il ricordo, più di una qualsiasi foto.

Il record dei 12 milioni di caffè!

Giovanni Fummo è ricordato da tutti anche per aver conquistato un primato importantissimo: quello di aver preparato e servito nell’arco della sua lunghissima carriera ben dodici milioni di caffè!

La miscela che utilizza è quella del caffè Moreno ma ciò che rende speciale il suo prodotto è soprattutto la grande esperienza e la passione intramontabile per un lavoro che ama.

Gambrinus-personaggi

I personaggi famosi che hanno fatto la storia del Gambrinus

La dicitura di caffè letterario che da sempre si attribuisce al Gambrinus ha un significato ben più profondo di un semplice appellativo perché racchiude in sé uno degli aspetti più preziosi del locale, quello che lo rende un patrimonio inestimabile per la città di Napoli. Questo nome, infatti, ha a che fare con la storia, con quell’insieme di eventi che si succedono senza sosta e che pongono, poco alla volta, un tassello nuovo al suo corso.

Di questa storia il Gambrinus ha vissuto e vive ancora una grossa fetta, ospitando moltissimi personaggi famosi che l’hanno scelto e continuano a sceglierlo come tappa fissa del loro soggiorno a Napoli.

Elencarli tutti non è semplice, perché sono davvero tanti, e ancora oggi il locale attira personaggi di grande fama da tutto il mondo, ma per ricordare i suoi momenti di gloria più belli abbiamo scelto di presentarvene alcuni.

La storia passa attraverso le nostre sale

Partendo dalla politica i personaggi che si sono susseguiti con più assiduità al Gambrinus sono i Presidenti della Repubblica, i quali, durante il loro soggiorno a Villa Rosebery, non hanno mai rinunciato alla nostra prima colazione dell’anno. Tra questi ricordiamo in particolare Francesco Cossiga, Luigi Scalfaro, Carlo Azeglio Ciampi e Giorgio Napolitano, anche se i nomi della politica non si fermano qui e comprendono anche quelli dei presidenti del Consiglio Romano Prodi e Silvio Berlusconi, nonché quello della Cancelliera tedesca Angela Merkel (la lista sarebbe ancora più lunga se andassimo indietro nel tempo).

 

In ambito letterario, invece, il primo nome che viene in mente è quello di D’Annunzio, il massimo esponente del Decadentismo italiano, la cui presenza al Gambrinus si lega ad un interessante aneddoto sulla storia musicale di Napoli.

Nato a Pescara nel 1863, il poeta visse a Napoli per due anni, dal 1891 al 1893, e durante questo periodo frequentò molto il nostro locale. Nel corso di una delle sue soste al caffè fu sfidato dall’amico Ferdinando Russo a comporre una canzone in dialetto napoletano, e D’Annunzio, pronto a sfoderare le sue armi migliori per vincere la scommessa, scrisse di getto il testo di “A Vucchella” su uno dei tavoli del locale. Successivamente il brano fu musicato da Francesco Paolo Tosti e inciso da Enrico Caruso, fino a diventare un classico della canzone napoletana.

Accanto a D’Annunzio sono molti i personaggi famosi che hanno frequentato il nostro salotto letterario e ognuno di essi ha contribuito a scrivere un pezzo della nostra storia, accrescendone esponenzialmente la fama e il prestigio. Tra i più importanti ricordiamo Benedetto Croce, Matilde Serao, Oscar Wilde, Ernst Hamingway, Roberto Bracco, Edoardo Scarfoglio, Totò e i fratelli De Filippo.

Tuttavia, il Gambrinus ha ricevuto il suo più grande onore il 21 marzo del 2015, giorno in cui Papa Francesco gli ha fatto visita segnando una tappa fondamentale nella sua storia. Oggi, infatti, custodiamo gelosamente la tazzina con cui il pontefice ha bevuto il suo caffè e la conserviamo come uno dei nostri beni più preziosi.

 

Gennaro Ponziani

Gennaro Ponziani, uno dei volti più noti del Gambrinus!

Quando si parla di Gennaro Ponziani, prima ancora di fare riferimento alla sua carica di direttore del Gambrinus, è doveroso ricordare che si sta parlando di un grande uomo, una persona cordiale e gentile che ogni giorno lavora con passione e dedizione per l’interesse del locale e dei suoi clienti.

Come lui stesso afferma dirigere un luogo così  importante come il Gambrinus, crocevia di persone e culture diverse, significa svolgere più mestieri contemporaneamente, perché l’attenzione al cliente è un concetto che va ben oltre il bancone e investe la sfera personale, ponendosi come obiettivo primario il benessere delle persone.

Questo, almeno, è quello che fa da vent’anni Gennaro Ponziani con passione e professionalità e che lo ha reso, non solo il direttore del Gambrinus, ma anche una delle sue icone più importanti.

Da responsabile di banco a direttore!

L’appuntamento con il destino per Gennaro Ponziani inizia molto presto, alla tenera età di 8 anni, quando, ancora bambino, il futuro direttore inizia a lavorare nei bar dei Quartieri Spagnoli e nei vari caffè della città in qualità di Pr, costruendo inconsapevolmente la strada che gli aprirà le porte del Gambrinus. Per prima cosa lavora come garzone, poi come “abbattente” (termine che in passato veniva utilizzato per designare l’aiuto barista) e infine approda al locale storico più importante di Napoli, con il quale è amore a prima vista!

Dal giorno in cui vi mette piede, Ponziani percorre una lunga ed emozionante strada che lo porterà a diventare non solo direttore del locale, ma anche inventore di molti caffè, tra i quali ricordiamo il Gegè (così chiamato in omaggio al suo nome), il caffè nocciola e il caffè strapazzato, quest’ultimo nato dal desiderio di “coccolare” i clienti cospargendo con un po’ di caffè i bordi della tazzina per evitare spiacevoli scottature.

L’incontro con il Gambrinus rappresenta per Ponziani anche l’occasione di ritrovare un vecchio amico, il grande Giovanni Fummo, maestro dei 12 milioni di caffè, che il direttore già conosceva da ragazzino e che, insieme a lui e agli altri preziosi collaboratori, ha contribuito a fare del locale un vero e proprio monumento di Napoli.

Come lui stesso racconta, lavorare al Gambrinus ed esserne uno dei suoi volti più importanti significa aver vissuto esperienze incredibili e aver incontrato personaggi di straordinaria importanza, perché tutti le più grandi personalità in viaggio a Napoli si sono concessi e si concedono tuttora una pausa in questo luogo.

C’è un giorno in particolare, però, che Ponziani non dimenticherà mai e che ha segnato una tappa fondamentale nella sua vita e in quella dell’intero caffè: il giorno in cui il locale ha ricevuto il suo più grande onore ospitando Papa Francesco. In quest’occasione il direttore ha ricevuto in dono dal pontefice un rosario per rendere omaggio alla sua ospitalità e alla sua deliziosa “Papalina“, un dolce realizzato appositamente per lui a base di babà con panna e crema, che Ponziani porterà sempre nel cuore.