Boom di turisti a Napoli

Boom di turisti a Napoli per l’Estate 2017

La città di Napoli non ha sempre vissuto di massimo splendore, in fatto di reputazione, a livello mondiale ed europeo, a causa di una serie infinita di fattori, partendo dall'emergenza rifiuti di qualche tempo fa e finendo al terreno fertile che ha trovato il razzismo di qualcuno che ha preferito tessere le lodi del nostro Settentrione e infangare il Meridione.

Fortunatamente, questo momento “no” è finito da un pezzo e Napoli è in ripresa sotto tantissimi punti di vista.

Lo abbiamo visto proprio questo Ferragosto, quando, in città, trovare un posto in albergo era un’impresa ardua, per le vie si notavano sciami di turisti armati di cartina stradale e Il Mattino ha dedicato un lungo servizio video, comparso sui social, in cui si sono mostrate interviste a turisti entusiasti e all’Assessore al Turismo, Nello Daniele.

Il boom è stato talmente evidente che non sono state solo le file interminabili fuori alle principali attrazioni culturali e divertenti ad esserne immagine, ma anche la letterale “inondazione” di turisti, italiani e stranieri, ritrovatisi a passeggiare in strade secondarie, a sorseggiare la nostra “tazzulella ‘e café” nei bar di tutta la città (episodi che abbiamo potuto testimoniare anche noi, direttamente, al Gambrinus), a mangiare le nostre pizze gourmet o tradizionali nei ristoranti e nelle pizzerie di tutta la city.

Un lieto seguito, quindi di questa Pasqua e Pasquetta che avevano fatto registrare il tutto esaurito, con numeri ufficiali che promettono di essere, di nuovo, da record.

Ad ogni modo, stando ai  dati del Rapporto sul Turismo 2017 fatto da UniCredit e Turing Club Italia, negli ultimi cinque anni il turismo in Campania è aumentato dell’1,6%: la nostra regione è al primo posto per numero di visite tra quelle del Meridione italiano e Napoli è la meta preferita dal 64% di chi la sceglie .

Praticamente si è capovolta quella situazione mordi e fuggi che c’era fino a qualche anno fa, adesso si parte da Napoli e poi si va a visitare la Costiera, Pompei, Capri e le altre bellezze regionali, non viceversa“, ha commentato l’assessore Daniele.

Insomma un’estate ricca, e non solo di eventi, questa che sta finendo per Napoli e per la Campania tutta, che segna un momento estremamente positivo per il nostro territorio, che tende a migliorarsi sempre di più, con il passare delle stagioni.

Sorbetto al limone

L’origine del sorbetto, l’antenato del gelato

Freschissimo, refrigerante, ricco di vitamine e di sali minerali: il sorbetto è un compagno decisamente piacevole delle cene estive più calde.

Celebre in tutto il mondo nella sua variante al limone, è, in realtà, realizzabile in tutti i gusti agrumati possibili, conservando le proprietà di un succo di frutta e combinandole alla sensazione corroborante che dona la sua consistenza “granitosa” (anche se la granita, come abbiamo visto, costituisce ancora un’altra sfumatura di questi dessert freschi a base di frutta).

Qualche settimana fa abbiamo visto che la storia del gelato è tutta italiana, addentrandoci nel mondo di questo alimento ormai universale. In effetti, alcuni nomi comparsi nella sua “biografia” fanno parte anche della storia del sorbetto, che altro non è, infatti, che un suo antenato.

Le origini

Per quanto riguarda l’etimologia della parola, gli studiosi sono ancora incerti su quale sia la versione ufficiale da considerare, poichè esistono varie scuole di pensiero.

C’è chi pensa derivi dalla parola araba “sherbeth” (bevanda fresca), chi dalla turca “sharber” (sorbire) e chi dal verbo latino ”sorbeo-es-sorbui” (sorbire o succhiare).

Nonostante questa molteplicità di versioni, ad ogni modo, pare che il termine “sorbetto” sia stato adottato per la prima volta nel Medioevo, perchè la parola ricordava il suono di chi gusta, succhiando un po’ per volta, questo tipo di bevanda; si tratterebbe, quindi, di una parola onomatopeica.

Come abbiamo visto nell’articolo in cui abbiamo esplorato la storia del gelato, la procedura per ottenere questo tipo di dessert freschi era piuttosto laboriosa: dobbiamo pensare che, all’epoca, i nostri elettrodomestici non esistevano e le condizioni di vita erano molto diverse e precarie.

Veniva, così, raccolta la neve, in inverno, conservandola in caverne, al buio e al freddo, stipata tra strati di paglia.

Nelle stagioni più calde, poi, si tornava a prenderla per ottenere questo refrigerante naturale in grado di trasformare i cibi in vere e proprie leccornie estive. Il poeta Simonide, nel V sec. a.C., ci fornisce una dolcissima testimonianza di questa pratica, nota anche presso i greci: “la neve si seppellisce viva, perché viva si conservi e ingentilisca l’estate”.
Dal canto loro, i romani, tramite Seneca, nel I sec. d.C., ci hanno fatto conoscere, invece, la pratica nei particolari, per ottenere bevande refrigeranti: in sostanza, queste venivano fatte passare svariate volte in un colatoio d’argento o un panno di lino colmi di neve, ottenendo il risultato desiderato; quando la neve, invece, come sarebbe accaduto in seguito, veniva direttamente mescolata al succo di frutta, si ottenevano bevande più simili a sorbetti e granite.

In Occidente, però, questo metodo venne per parecchio tempo dimenticato, riacquistandolo verso il IX secolo, quando gli arabi,  come abbiamo visto quando abbiamo raccontato la storia della granita siciliana, transitando in Sicilia, le lasciarono in eredità le proprie conoscenze, tra cui anche quella relativa ai sorbetti. In effetti, rispetto alla pratica precedente, ci furono delle piccole evoluzioni perchè in Oriente si sfruttava il fenomeno per il quale i succhi di frutta si “solidificavano” se posti in un recipiente con la neve intorno, avendo fatto proprio anche il concetto per cui, con l’aggiunta di sale, si riusciva a rallentare lo scioglimento del ghiaccio.
Naturalmente, non tutti potevano permettersi una golosità così particolare, per cui, durante la seconda metà del XVI secolo, i sorbetti cominciarono, dalla Sicilia, a diventare fedeli compagni di tavola in tantissime corti italiane. Una nuova evoluzione arrivò grazie alla partecipazione dell’architetto e ingegnere Bernardo Buontalenti che, come afferma lo storico settecentesco Giuseppe Averani: “uomo di sagacissimo intendimento e nominatissimo per ingegno e per molti meravigliosi ritrovamenti, fabbricò per primo le conserve del ghiaccio“.
Con il passare del tempo la produzione divenne sempre più semplice e le materie prime meno costose, per cui dall’élite di corte si passò alla borghesia, anche grazie al siciliano Francesco Procopio Cutò che, nel suo “Café Procope”, aperto a Parigi nel 1686, cominciò a diffondere i suoi sorbetti speciali alla sua importante clientela europea. Il successo fu così grande che Luigi XIV assegnò a questo ormai famoso italiano l’esclusiva per la fornitura a corte di “acque gelate” (quelle che oggi chiamiamo “granite”), “fiori d’anice” e “fiori di cannella” (che erano una sorta di gelati alla frutta).

Dalla borghesia alle classi sociali meno ricche, ovviamente, il passo è stato ancora più veloce, con il progresso della tecnologia, ed oggi è possibile gustare ottimi sorbetti agli aperitivi, alle cene e a tutti gli appuntamenti estivi in genere.

Naturalmente, anche noi del Gambrinus vi aspettiamo con i nostri dessert freschi!

Latte di mandorla

Differenze tra orzata, latte di mandorle e pasta di mandorle

Quest'estate 2017 si sta rivelando particolarmente infuocata per gran parte dell'Italia e per noi napoletani.

Quindi, quale rimedio migliore di una bibita rinfrescante che, contemporaneamente, contenga zuccheri, vitamine e sali minerali per tenerci su?

La scorsa settimana ci siamo immersi nei centrifugati e nei frullati a base di verdure e frutta fresca.

Oggi, invece, ci perderemo in altri tipi di golosità: orzata e latte di mandorla.

A proposito, ma che differenza c’è?

Latte di mandorla ed orzata: due gustose bibite bianche molto differenti

In effetti, c’è molta confusione riguardo queste due bibite e, spesso, sono proprio alcune case produttrici a mettere in circolo informazioni sbagliate. Cerchiamo di capirci di più.

Il latte di mandorla è nato nelle soleggiate terre siciliane, dove era bevanda adibita alla Quaresima; da lì ha cominciato a diffondersi in tutto il Sud, tra Puglia, Calabria, Basilicata e, ovviamente, la nostra Campania, riscuotendo un successo generale.

Ma come si ottiene questa squisitezza tutta vitamine?

Le mandorle vengono tritate e mescolate insieme allo zucchero per poi essere spremute in acqua, generando anche una infusione a freddo. Ecco da dove spunta quel sapore così intenso!

L’orzata, invece, è la “cugina” più delicata di questa bontà.
Qui le mandorle fanno solo da aroma, in teoria (anche se la confusione ha generato, poi, nel tempo, anche ricette con mandorle vere e proprie), visto che, in origine, l’ingrediente principale era rappresentato dall’orzo.

Nel tempo questo cereale sarebbe stato sostituito da altri ingredienti vegetali, lasciando invariato il nome che ha finito per indicare semplicemente analcolici ottenuti con questo tipo di procedimento.

In ogni caso si tratta di bevande fresche, nutrienti e particolarmente adatte a periodi afosi come questo, senza contare che sono ottime anche per chi segue una dieta vegana o è intollerante al lattosio.

Tra l’altro, entrambe queste squisitezze sono perfette per realizzare ottimi frullati, milkshake e gelati!

Pasta di mandorle

La pasta di mandorle, invece, è ancora un’altro ricavato da questi preziosissimi semi.

Si tratta di un preparato dolciario (chiamato anche Pasta Reale) che fa da base a moltissimi dolci tipici siciliani, che apprezziamo tanto anche a Napoli.

È, a tal proposito, un prodotto agroalimentare ufficialmente riconosciuto come tradizionale siciliano e inserito nella lista dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali. Insomma, è proprio un vero patrimonio nostrano!

Un esempio del suo utilizzo, ad esempio, lo ritroviamo nelle celebri cassatine siciliane.

 

Chiarito ogni particolare, vi aspettiamo al Gambrinus per aiutarvi a sconfiggere il caldo con i nostri drink super freschi!