Il cappuccino: quando il caffè incontra il latte

Articolo scritto da Michele Sergio pubblicato su IL ROMA il 22 aprile 2018

La colazione preferita degli italiani è senza dubbio cornetto e cappuccino. Due sono i soli ingredienti per realizzare il cappuccino: caffè e latte montato caldo.

Il successo commerciale del cappuccino trova ragione nella semplicità degli ingredienti e nella bontà, due caratteristiche che sono state le carte vincenti e che lo hanno fatto diffondere in ogni angolo del mondo.

Ma perché si chiama così? E dove e quando è nato? Non c’è unanimità di pareri circa l’etimologia del termine ma l’ipotesi più probabile e che derivi dalla somiglianza del colore di questa bevanda con il colore del mantello mar­rone dei monaci cappuccini che erano soliti berlo quando iniziò a diffondersi in Europa. La versione più accreditata vuole che il cappuccino nasca a Vienna alla fine del XVII secolo, ma ci vorranno ben altri due secoli per arri­vare, infine, al Cappuccino così come oggi lo si co­nosce. Tre le tappe fondamentali: l’“invasione” del caffè in Europa a partire dalla fine del ’600; la dif­fusione del procedimento della pastorizzazione del latte alla fine dell’800, che ha reso più sicuro per la salute umana il consumo di latte; l’invenzione della macchina professionale per il caffè espresso, oramai nel ’900, che ha consentito la preparazione della crema e della schiuma di latte.

Non tutti sono d’accordo sulla ricetta o per meglio dire sulle proporzioni tra latte e caffè e sulla modalità di preparazione. Possiamo dire però che la ricetta più accreditata è quella per la quale il Cappuccino debba essere composto da un quinto di caffè e quattro quinti di latte caldo montato a crema (a 50/60 gradi centigradi) preferibilmente (nella versione napoletana) sormontati da un centimetro di schiuma di latte, con aggiunta di zucchero (secondo gusto) ed una spolverata di cacao.

Da servire rigidamente in tazza di ceramica/porcel­lana.

A noi italiani piace berlo a colazione, este­ri ed esterofili lo gustano anche nelle altre ore della giornata. A differenza che in passato il Cappuccino, con la sempre più larga diffusione delle macchine domestiche manuali ed elettroniche, si può anche preparare in casa e con ottimi risultati. Su internet e sui social network sempre più di frequente è possi­bile vedere tutorial dove “esperti baristi” realizzano cappuccini con la tecnica della “Latte Art” ovvero la tecnica della decorazione del cappuccino.

Esistono tantissime variazioni sul tema. Elencarle tutte è quasi impossibile. Citiamo tra le altre le più richieste nei bar della penisola.

Caffèlatte: veramente diafana la linea di confine tra caffè latte e cappuccino. I puristi sostengono che il caffè-latte sia formato da 125 cl di latte e 25 cl di caffè e vada servito in un bicchiere di vetro senza schiuma. I baristi napoletani, puristi per eccellenza, lo offrono, difatti, senza schiuma di latte, rispettando, in linea di massima, le dette proporzioni.

Latte macchiato: Le differenze con il cappuccino si fanno sempre più sottili… La tradizione napoletana propone, in tazza di ceramica/ porcellana larga, latte riscaldato con la lancetta a vapore e mezza tazzina di caffè versato sullo strato di crema di latte.

Cappuccino freddo (o Ice Cappuccino per gli americani) è oramai abitualmente diffuso anche dalla nostre parti. Ottimo come bevanda estiva.

Frappè di cappuccino, che ha avuto notevole successo in America, è un cappuccino freddo con l’aggiunta di latte montato (e panna montata) proposto dalle catene di ristorazione a stelle e strisce in gusti vari: vaniglia, cioccolato, caramello, solo per citarne alcune. In Italia non ha, per ora, rilevante diffusione, ma anche qui si comincia.

Infine per chi non tollera la caffeina o il lattosio ecco il Cappuccino di Orzo ed il Cappuccino di Soia: non ci sarà il caffè nel primo ed il latte vaccino nel secondo, ma de gustibus – e della salute (!) – non est disputandum.

Madeleine: origini e curiosità

Burro, farina uova e zucchero, sono questi i semplici ingredienti per realizzare uno dei dolcetti più buoni di sempre, soffici e gustosi conosciuti in tutto il mondo, ovvero le madeleine. 

Questo dolcetto a forma di conchiglia è praticamente irresistibile, difficile mangiarne solo uno. Eh si perchè nel caso delle madeleine uno tira l’altro e questo perchè oltre ad essere molto gustosi, sono anche piccoli nelle dimensioni.Perfetti come dolci da consumare a colazione ma anche durante una pausa pomeridiana, da gustare davanti ad una tazza di caffè fumante o thè, le madeleine sono dolci tradizionali che mantengono nel tempo un gusto inalterato.

Origini controverse

Come spesso accade anche per la pasticceria, le origini di certe pietanze non sono poi così certe. Per quanto riguarda la storia della realizzazione delle madeleine, esistono almeno due versioni sulla loro origine.

La prima è legata alla religione cristiana, questo dolce infatti secondo questa versione fu realizzata in onore di Maria Maddalena, la prima evangelista di Francia, da qui deriverebbe dunque il nome madeleine e soprattutto proprio dall’ influenza religiosa deriverebbe la sua forma a conchiglia in quanto la conchiglia è da sempre il simbolo dei pellegrini.

Un’altra versione più profana, invece attribuirebbe la nascita di questo dolce sempre in Francia, ma questa volta nel 1700 ad opera di Madeleine Paulmier, pasticciera alle dipendenze del duca di Leszczyński, nonché suocero di Luigi XV. La leggenda narra che sia il re che la sua sposa, dopo aver assaggiato questi dolcetti si innamorarono a tal punto che li battezzarono con il nome della loro creatrice e li portarono alla corte di Versailles.

Curiosità

Tutti amano le madeleine. Una delle testimonianze più tangibili dell’inconfondibile bontà di questo dolce la possiamo ritrovare addirittura in un’opera del celebre scrittore francese Marcel Proust, che nel primo volume de “La ricerca del tempo perduto” le sceglie  proprio come scintilla in grado di far affiorare un mare di ricordi.

Le madeleine, infatti, come molti dolci preparati nel passato e che mantengono una ricetta tradizionale, hanno la capacità di risvegliare in chi li assaggia, magari dopo tanto tempo, antichi ricordi d’infanzia, talvolta di persone che li preparavano, che abbiamo voluto bene e che magari oggi non ci sono più.

La pasticceria insomma forse inconsapevolmente o forse no, riesce ad avere un ruolo davvero speciale, per far riaffiorare dolci ricordi.

Giornata mondiale del libro: gli scrittori del Gambrinus

Oggi 23 Aprile si celebra in tutto il mondo la giornata mondiale del libro e del diritto d’autore, una giornata interamente dedicata alla cultura, appuntamento ormai fisso nelle manifestazioni culturali nazionali e internazionali.

Patrocinata dall’UNESCO, questa giornata è  dunque una sorta di tributo ai libri, un modo per incoraggiare i giovani a conoscere e a scoprire il piacere della lettura.

Per questo motivo anche noi del Gambrinus abbiamo deciso a modo nostro, di dare un personale contributo a questa giornata, raccontandovi all’interno del nostro blog alcuni degli scrittori delle opere più celebri che hanno fatto di Napoli ma soprattutto del Gran Caffè Gambrinus lo scenario perfetto in cui sono state realizzate quelle opere letterarie che li hanno resi praticamente immortali.

Gambrinus: tra caffè e cultura

Come in molti di voi già sapranno, il Gran Caffè Gambrinus è stato da sempre a partire dal 1860, uno dei punti focali della nostra città, il cuore pulsante della vita mondana, culturale e letteraria della città di Napoli.

Regnanti, politici, giornalisti, letterati e artisti di fama internazionale nel corso degli anni ne hanno fatto il luogo dove incontrarsi, discutere e scrivere versi, come nella migliore tradizione europea del caffè letterario.

Questo storico locale partenopeo, acquisisce il suo massimo splendore nel periodo che gli storici hanno contrassegnato come la Belle Epoqué”.Durante proprio questi anni del primo novecento, infatti il Gambrinus, diventa il salotto della cultura e dell’arte, in cui personalità di tutto il mondo trascorrevano ore a conversare e progettare grandi idee e la realizzazione di capolavori.

Scrittori illustri

I letterati italiani e soprattutto stranieri erano dunque soliti fermarsi proprio qui. Ricordiamo tra gli ospiti più illustri lo scrittore Gabriele D’Annunzio che compose proprio al Gambrinus i versi della celebre canzone “A’vucchella”, la scrittrice Matilde Serao che fondò il quotidiano “Il Mattino” seduta proprio ai tavolini del caffè, Benedetto Croce che fece di Napoli la sua seconda città, lo scrittore irlandese Oscar Wilde che si recò nella città partenopea con Lord Alfred Douglas dopo i tristi giorni di prigionia, Ernest Hemingway, il filosofo francese Jean-Paul Sartre che scrisse pensieri su Napoli ai tavolini del Gambrinus.

Insomma non c’è forse un modo migliore per celebrare la giornata mondiale del libro, magari seduti proprio ai tavolini del Gambrinus, sorseggiando dell’ottimo caffè napoletano, sfogliando le pagine di un libro e godersi tutta la cultura e la storia che solo qui è possibile respirare.

 

 

 

I Caffè storici d’Italia

I Caffè. Luoghi d’arte e lettere, patrimonio da difendere

Articolo di Michele Sergio pubblicato su L’Espresso Napoletano del mese di aprile 2018

Vi trascorrevano il tempo Stendhal, Wagner, Goethe, Casanova e perfino Buffalo Bill. Al L’Antico Caffè Greco di Roma, ubicato nella centralissima Via dei Condotti dal 1760, vi passavano tutti “i grandi” del momento.

Da oltre 250 anni salotto letterario e galleria d’arte (oltre 300 i dipinti allocati nelle sue sale) per eccellenza della Capitale, rischia ora, è notizia di cronaca, di chiudere i battenti causa insostenibili oneri locatizi. Sarebbe l’ultimo di un lungo elenco di Caffè storici che hanno dovuto cessare la loro attività.

Sarebbe auspicabile che non chiudesse le sue porte, necessario che proseguisse ad operare, a continuare ad accogliere nelle sua sale vecchi e nuovi avventori, perpetuando la fondamentale funzione sociale di ogni Caffè storico.

Forse non tutti sanno che molta della migliore storia del Belpaese è stata fatta proprio all’interno dei Caffè. Assiduamente frequentati, a partire dal ‘700, da letterati, filosofi, giuristi, poeti e artisti, divennero il luogo privilegiato del “fare cultura”. Bevande esclusive, altrove introvabili, come il caffè, il the e la cioccolata e i più innovativi spettacoli di musica e recitazione, erano esclusiva dei Caffè, ritrovi unici dove divertirsi e bere a la page, eccellenti e trasversali luoghi di aggregazione e formazione socio-culturale.

Senza i moderni media, web compreso, furono proprio i Caffè a costituire l’inesauribile fucina delle  avanguardie culturali, la cassa di risonanza delle nuove idee. Ascoltando una canzone, ammirando un balletto, sorbendo una bevanda, avventori tra gli avventori, artisti e letterati creavano, politici e giornalisti davano vita a partiti e giornali.

La tutela dei Caffè è, dunque, di vitale importanza, non solo per la custodia del nostro glorioso passato, ma anche perchè il solco culturale per la prima volta scavato proprio dai Caffè storici possa essere ancora tracciato.

L’Italia, fortunatamente, è ancora ricca di questi magici ed imperdibili ritrovi: Baratti & Milano, Caffè Fiorio e Caffè San Carlo a Torino; Caffè-Pasticceria Cova, Bar Jamaica, Caffè Savini a Milano; Caffè Florian, Caffè Quadri, Caffè Lavena a Venezia; Caffè San Marco e Caffè Tommaseo a Trieste; Caffè Pedrocchi a Padova; Caffè Mangini a Genova, Gamberini a Bologna; Caffè Gilli, Caffè Giubbe Rosse, Caffè Paszkowski, Caffè Rivoire a Firenze; Caffè dell’Ussero a Pisa; Gran Caffè Gambrinus  a Napoli; Caffè Stoppani a Bari; L’Antico Caffè Greco a Roma (si spera ancora per lungo tempo).

Caffè Florian – Venezia

La Serenissima è stata per molti secoli porto principale del mediterraneo. Qui arrivavano le stoffe più pregiate, le spezie introvabili, le pietanze esotiche. Quando aprono i battenti dei primi caffè in Piazza San Marco è immediato successo. La portata storica delle caffetterie è così epocale che Carlo Goldoni addirittura scrive una commedia, “La Bottega del Caffè”, dedicata proprio a questi nuovi luoghi di ritrovo. Ancora oggi è possibile visitare questi monumenti della storia di Venezia. Il più prestigioso Caffè italiano (e forse anche il primo) è il Florian. Inaugurato nel 1720 da Floriano Francesconi con il nome di “Alla Venezia Trionfante” è stato ribattezzato “Al Florian” per il modo di dire dei suoi avventori “andemo da Florian”. Frequentatori del Florian, tanto per citarne alcuni, Giuseppe Parini, Silvio Pellico, Ugo Foscolo, Charles Dickens, Johann Wolfgang Goethe, Jean-Jacques Rousseau, senza dimenticare Giacomo Casanova che qui corteggiava le dame.

Gran Caffè Gambrinus – Napoli

Il caffè a Napoli si diffonde “ufficialmente” con l’arrivo della principessa austriaca Maria Carolina, futura consorte del Re Ferdinando IV di Borbone. È lei che più di tutti propone la bevanda nelle sue sfarzose feste; è grazie a lei che, ben presto, cominciano ad aprire in città tante caffetterie, soprattutto lungo Via Toledo. Vi si fa cultura, in ogni campo. Oggi l’ultimo antico Caffè napoletano, l’unico sopravvissuto all’impietoso tempo, è il Gran Caffè Gambrinus. Fondato nel 1860 e ubicato in piazza Trieste e Trento, con affaccio su Piazza del Plebiscito, è, ancora oggi, il tempio del caffè, della pasticceria e della gelateria alla napoletana. Eccellenti frequentatori del Gambrinus Oscar Wilde, la Principessa Sissi, Gabriele D’Annunzio, Edoardo Scarfoglio, Matilde Serao, Jean Paul Sartre ed i Presidenti della nostra Repubblica.

Il Caffè Pedrocchi di Padova

Uno dei Caffè più belli, importanti e monumentali d’Italia. Fu ideato e realizzato nel 1831 dall’architetto veneziano Jappelli per volontà di Antonio Pedrocchi si presenta come un vero e proprio tempio nel cuore di Padova e ogni sua sala richiama uno stile artistico di una specifica epoca storica. Imponente la facciata con colonne neoclassiche e deliziose sono le sale interne. Siccome verso la metà del ‘800 gli studenti e i patrioti stabilirono proprio qui la sede per progettare l’unità d’Italia e questi ultimi fondarono addirittura un settimanale satirico-politico chiamato proprio “Caffè Pedrocchi”. Oggi il Caffè ospita al suo interno il Museo del Risorgimento. Tante le personalità che sono passate qui: dai Savoia a Carducci, da Giacosa alla Duse.

S.O.S Gambrinus: pronto intervento per dolci e caffè!

Quando si è in pericolo, il segnale SOS è la sigla universale che indica una richiesta di aiuto. Una richiesta di aiuto può essere necessaria in tante occasioni in cui ci si trova in difficoltà. Ma non pensiamo alle difficoltà legate solo a questioni di reale pericolo, ci sono infatti richieste di aiuto che possono appartenere alla sfera quotidiana come per esempio semplicemente il non saper adempiere ad alcune mansioni casalinghe.

Quella di cui vogliamo parlarvi questa settimana, riguarda una delle difficoltà più comuni soprattutto nelle giovani generazioni ovvero quella del non sapere cucinare e in particolar modo quella di non saper preparare dolci, e non solo anche quella di preparare il caffè.

Se l’arte della pasticceria è qualcosa di veramente complesso e a cui non tutti sono avvezzi, anche preparare un buon caffè non è cosa da meno, c’è infatti chi lo prepara in modo “troppo largo”, quasi da sembrare una strana tisana, ben lontano dal caffè napoletano ristretto e ricco di un aroma intenso che pervade la casa, c’è chi lo fa bruciato, insomma, i disastri in cucina possono essere dietro l’angolo.

Un’idea geniale!

Per ovviare a questa situazione Michele Sergio, il “Boss del Caffè” dello storico Gran Caffè Gambrinus, e  per rispondere alle richieste di aiuto dei suoi numerosi e golosi follower, ha ideato un progetto non solo innovativo ma molto simpatico e utile che si propone di aiutare chi ha grandi difficoltà in cucina.

Il progetto si chiama SOS Gambrinus, pronto intervento per dolci e caffè e sta già riscuotendo un gran successo.

Ma come funziona questo servizio? Scopriamolo insieme.

Tutto inizia con una richiesta di aiuto da parte del cliente in difficoltà, che deve arrivare attraverso la realizzazione di un video-messaggio inviato al numero 339.853.03.44 in cui bisogna raccontare quali sono le difficoltà nella realizzazione di dolci tipici della tradizione  campana e le proprie criticità nella preparazione del perfetto caffè napoletano.

A questo punto una volta ricevuto il messaggio, l’Unità Operativa Gambrinus è pronta a rispondere e a organizzare un appuntamento a domicilio, dove il maestro pasticciere Stefano Avellano arriva in soccorso dell’aspirante e volenteroso chef. Oltre a Stefano Avellano che si occuperà della pasticceria, ci sarà Michele Sergio in persona che vi aiuterà nella preparazione del caffè e di tutti i segreti che la sua realizzazione richiede.

Un servizio questo davvero utile e allo stesso tempo creativo in cui ognuno può cimentarsi nell’arte della pasticceria e creare dei veri capolavori culinari ma soprattutto diventare abili preparatori di caffè da far invidia alle vostre nonne.

Quindi, cari principianti napoletani, niente più scuse è il momento di superare i vostri limiti con SOS Gambrinus. 

 

 

 

 

Scusate il ritardo: il caffè nel secondo grande film del grande Massimo Troisi

Articolo scritto da Michele Sergio e pubblicato su Il Roma del 08 aprile 2018

Timido, introverso e impacciato, fiero, orgoglioso e volitivo, dedito al suo (e nostro) dialetto, icona del giovane meridionale di fine ‘900, tra insicurezze e principi morali, cinismo e generosità, Troisi è la migliore rappresentazione del napoletano e di Napoli dei recenti anni passati, della contraddizione storica tra tradizione e cambiamento, tra eredità importanti e nuovi linguaggi, nuovi costumi. Resta per sempre nei nostri cuori a dispetto degli oramai 25 lunghi anni già trascorsi dalla sua prematura scomparsa. Il caffè, elemento di tradizione napoletana per eccellenza, è costantemente presente nell’opera troisiana, ne è, spesso, il silente caratterista, il perfetto accompagnamento di scena, il discreto sottofondo di dialoghi.

Nella pellicola del 1983, la seconda regalataci da Massimo, Scusate il ritardo – opera apprezzatissima da critica e botteghino dove la mano dell’attore-regista è decisa e decisiva, tra riprese fisse e prolungati, brillantissimi, dialoghi – Vincenzo (Troisi) e Tonino (Lello Arena) inscenano le difficoltà relazionali di due ragazzi “normali” con le donne, sempre più emancipate, sicure, padrone del loro presente e desiderose di un futuro da protagoniste, nella vita e nella relazione di coppia. La storia tra Vincenzo e Anna (una splendida Giuliana De Sio), in particolare, sconta proprio l’incapacità del maschio di adeguarsi e fronteggiare la più avanzata maturità personale, psicologica, relazionale ed affettiva della femmina, tra alti e bassi, complicità e incomprensione.

Tra un caffè e un altro! Come non ricordare un passaggio cult del film, dove Massimo-Vincenzo opera riflessioni socio-psicologiche sul modo di bere caffè, cartina di tornasole della condizione esistenziale dell’individuo. La scena: dopo avere fatto l’amore con Anna, Vincenzo desidera un buon caffè e si reca nella cucina del vicino (un attempato professore, single e spesso assente da casa, per la gioia di Vincenzo che, in possesso delle chiavi dell’appartamento, lo utilizza – con maniacale attenzione, cura e prudenza – per i suoi clandestini incontri amorosi con Anna) dove – tragedia – rinviene solo una moka da una tazza. Di qui l’osservazione del grande Massimo: la macchinetta più piccola, afferma, “è il massimo della solitudine”: non solo vivi da solo (riferendosi al maturo padrone di casa), ma ti precludi anche la possibilità di ricevere viste, di offrire un caffè ad un eventuale ospite. Bere caffè è estrinsecazione di socialità per il Napoletano, atto e piacere da condividersi necessariamente, azione minima e massima dell’animale sociale (che è il napoletano). Non è possibile, insomma, per Vincenzo, disporre in casa di una sola moka da una tazza, significa avere un problema relazionale, escludere, cioè, la possibilità di ospitare persone, di offrire loro il consueto, cordiale e obbligatorio caffè! Troisi fa sua l’antica lezione napoletana in fatto di caffè: berlo è momento sociale e socializzante, miglior modo d’attendere la visita, condivisione, dovere del bravo ospite. Ed allora recepiamo la lezione di Troisi: in casa almeno una tre tazze (anche se si vive da soli). Buon caffè a tutti.

Storia della caffettiera

Il segreto per preparare un buon caffè? In realtà non ce n’è uno solo, ma c’è la combinazione di almeno tre elementi fondamentali come l’acqua, la qualità del caffè e soprattutto la scelta della giusta macchinetta con il quale prepararlo, per non parlare poi che una volta assemblato il tutto, il caffè deve cuocere su fiamma lenta. Insomma come potete ben intuire, fare un buon caffè, non è poi così semplice, anzi può essere concepita come una vera e propria arte culinaria con le sue complessità.

Come dicevamo uno degli elementi  fondamentali per preparare il caffè è la caffettiera.

Le caffettiere non sono tutte uguali e nel tempo sono cambiate sotto molti punti di vista e questo per soddisfare maggiormente le esigenze dei bevitori di questa bevanda. Ma qual è la loro storia? Scopriamolo insieme all’interno di questo articolo dove troverete alcune curiosità veramente interessanti.

Cenni storici……

La prima caffettiera in assoluto è originaria dell’Africa precisamente dell’Etiopia e si chiamava la jabena, che prevedeva un bricco di terracotta formata da un collo stretto a camino e un piccolo beccuccio in cui si versava il caffè.

Se in Africa veniva usata la jabena, in Europa invece nel periodo tra il XIV e il XVIII veniva utilizzata come tecnica per preparare il caffè, la bollitura dei fondi. Ovviamente la difficoltà di separare i fondi dalla bevanda fece si che in molti si adoperassero per costruire macchinari appositi per preparare questa bevanda con meno difficoltà.

Solo però nel 1800 venne inventata quella che potremmo definire una delle antenate della Moka ovvero la vacuum, una macchinetta formata da due contenitori, di cui uno inferiore che aveva il compito di contenere l’acqua e una parte superiore che invece conteneva la polvere di caffè.

Sono succedute a questo modello poi la caffettiera a filtro, quella rovesciabile, conosciutissima soprattutto perché spesso presente nelle opere teatrali di Eduardo De Filippo, fino ad arrivare alla Moka moderna, la Bialetti.

Quella che noi tutti conosciamo e che tutti abbiamo in casa è frutto del genio dell’italiano Alfonso Bialetti, da qui il suo nome, che nel 1933, progettò e realizzò la caffettiera per eccellenza che ha cambiato il modo di preparare questa bevanda in casa.

Curiosità

Una curiosità su tutte sulla Bialetti? È stata prodotta in più di 105 milioni di esemplari, ed è presente nella collezione permanente del MOMA di New York, perché si sa da sempre che il caffè è un’opera d’arte.

 

 

 

 

 

 

 

Le colazioni nel mondo:ecco tutte le curiosità!

La colazione è il pasto più importante della giornata e questo è un dato di fatto.Tutti i nutrizionisti, dietologi, sostengono l’importanza di questo appuntamento al quale non bisogna mai mancare.

C’è da dire però che non sono tutte uguali, ci sono colazioni e colazioni. Eh si, potremmo infatti sintetizzare la questione affermando che a seconda del paese in cui ci troviamo è possibile fare una colazione diversa.

Vediamo insieme quindi qualche usanza nel mondo partendo proprio dal nostro Paese fino a raccontare qualche abitudine mattutina di altri posti.

Colazione made in Italy

In Italia siamo abituati ad un certo tipo di colazione che potremmo  racchiudere nella parola dolce. Caffè, yogurt, biscotti, succhi di ogni tipo, cappuccino, latte e corn flakes, marmellate da spalmare su fette di pane, cornetti e brioche, insomma la colazione made in Italy si presenta molto variegata, ognuno sceglie la propria, in base ai gusti e al proprio regime alimentare, ma anche se varia da persona a persona ha un unico comune denominatore: la dolcezza.

Se ci allontaniamo dal nostro Bel Paese le cose cambiano e anche di molto. La colazione diventa un appuntamento del tutto diverso da quello all’italiana, talvolta consumata in modo fugace prima di uscire.In molte zone del mondo infatti è proprio un momento in cui ci si mette ai fornelli e si realizzano piatti sorprendenti.

Colazioni internazionali

In Spagna per esempio, esiste sia la colazione dolce che quella salata, quest’ultima consiste nel mangiare pan y tomate  ovvero il pane condito con polpa di pomodoro fresco e con un’aggiunta di olio. Anche in Gran Bretagna c’è questa doppia scelta: al tradizionale te inglese accompagnato da biscottini, consumati non solo al mattino ma anche di pomeriggio, si passa al consumo di uova fritte con bacon e salsiccia, usanza che rimanda anche alla colazione che si fa negli Stati Uniti, in cui il tutto viene accompagnato dal caffè americano e dai succhi d’arancia.

Nei paesi dell’Europa dell’est come la Germania e la Polonia invece la colazione tipica è per lo più salata e prevede il consumo di  formaggio, prosciutto, pancetta e salsiccia, accompagnati dal pane che viene accuratamente tostato e sul quale spalmato il burro, mentre per le bevande che accompagnano il pasto c’è una maggiore assonanza con le nostre, si consumano infatti caffè, thè e succhi di frutta; in Russia ad essere molto gettonati invece sono i sirniki, ovvero una sorta di pancakes fritti con la ricotta mescolata ad uova e farina e adornati con frutti di bosco freschi.

Se invece ci spostiamo nei Paesi orientali, le stranezze culinarie non si fanno mancare, in Giappone per esempio al mattino si consuma zuppa di miso, riso bianco, alghe marinate e pesce crudo, in Cina invece si prediligono piatti leggeri e salati, cucinati o al vapore o bolliti, da accompagnare al té cinese.

E ancora, in Pakistan si mangia lo stufato, in Israele zuppe di cipolle aglio pomodorini, in sud America si va dal consumo di pesce crudo, alla carne, a brodi vari, insomma il mondo ci offre mille modi di concepire la colazione, e raccontarli tutti sarebbe quasi impossibile, forse quasi come provarli, eppure tutti interessanti che raccontano tanto del territorio in cui vengono consumati.

E voi dopo aver letto questo articolo quale preferite? Non vi resta dunque che viaggiare per scegliere!