Un dolce innovativo

Il Gambrinus presenta: il Vesuvio

La pasticceria napoletana non smette di sorprenderci e questa volta ci presenta un dolce davvero speciale targato Gran Caffè Gambrinus, stiamo parlando del dolce Vesuvio.

Mai nome fu più identificativo per un dolce. Eh si perchè, questa deliziosa prelibatezza ha la forma di un tronco o meglio ancora di un cono che ricorda proprio quella del nostro vulcano, simbolo per antonomasia della città di Napoli, decorato infine con un ciuffetto di panna montata. Un vero e proprio tributo della pasticceria al “gigante buono”. 

Modernità e tradizione

Questo dolce la cui nascita è davvero recente, è composto da un mix di ingredienti utilizzati per la realizzazione di dolci tipici della tradizione partenopea. Esso è infatti realizzato con un involucro di pasta sfoglia classico della sfogliatella riccia, e al suo interno è possibile riconoscere un ripieno di babà e pastiera. Insomma ancora una volta la modernità e l’innovazione dell’alta pasticceria del Gambrinus incontrano la tradizione e insieme creano un connubio davvero speciale. Ad essere conquistati da questa squisitezza non sono solo i turisti in visita della nostra città ma gli stessi napoletani che ormai si stanno appassionando così tanto a questo dolce da includerlo nelle scelte dei pasticcini della domenica. 

Un dolce esplosivo!

Chi addenta anche con un solo morso il Vesuvio potrà avvertire una vera esplosione di gusto, uno scoppio degno del nostro vulcano che in passato è stato artefice di grandi disastri, ma che oggi si dimostra placido e dormiente.

 

 

 

Qual è la vera capitale del caffè? Parigi, Vienna o Napoli: a chi il primato?

Articolo scritto da Michele Sergio pubblicato su L’Espresso Napoletano del mese di ottobre 2018

Il caffè è la bevanda più bevuta al mondo. A dispetto delle origini abissine e dell’originaria diffusione nel mondo arabo, è grazie agli europei che il caffè è oggi bevuto in ogni angolo del globo. È a partire dalla fine del 1600 che il caffè conquista le corti europee e diventa, col passare del tempo, la bevanda più amata da nobili e intellettuali, dapprima e, successivamente, da ogni ceto sociale. Da Vienna a Parigi, da Venezia a Budapest, da Praga a Napoli, i Caffè hanno sempre maggior successo. Ogni città europea si può dire che abbia la sua storia del caffè; tre, però, sono i modelli di Caffè passati alla storia e di maggiore rilevanza: quello austriaco, quello italiano e quello francese.

Vienna: la città delle Kaffeehaus

Vienna merita a pieno titolo lo status di capitale del nero infuso per il fatto che dopo oltre 300 anni è ancora la città del caffè, con molte Kaffeehaus storiche riconosciute patrimonio Unesco, quali istituzioni tipiche della società austriaca.

La comunità internazionale ha tutelato le grandi caffetterie della città di Mozart e Sissi perché in questi luoghi si è fatta la politica, la cultura e l’arte austriaca. Complice il clima rigido i viennesi amano trascorrere lunghe ore in questi ritrovi leggendo un buon libro e ascoltando musica classica. La scelta del menù è ricca di sapori esotici in quanto l’impero Austro Ungarico ha fatto proprie tante ricette provenienti da tutte le parti dell’impero: il gulash ungherese, la cotoletta alla “milanese” (qui chiamata wiener Schnitzel), gli spiedini di agnello alla Serbia. Vero è proprio must della pasticceria viennese è la torta Sacher con cioccolata e marmellata di albicocca. Le “Konditorei” (pasticcerie) che se ne contendono la ricetta originale, sono principalmente Demel e Sacher.

Grande è la scelta nelle preparazioni del caffè. Tra le bevande più amate dai viennesi ricordiamo il Melange, il Kapuziner e l’Einspänner che sono tutte varianti del caffè con l’aggiunta di latte e panna.

Chi ne abbia l’opportunità si lasci rapire dal fascino ottocentesco della grande capitale che fu, passeggiando in carrozza per il centro storico o ballando un valzer nei grandi Caffè come il Central, il Landtmann, il Der Secession.

Parigi: les Cafés

Chi cammina lungo i boulevards e le avenues parigine rimane colpito dal numero di caffè disseminati nella capitale francese. Se nell’ottocento di caffetterie se ne contavano 24.000 oggi il loro numero è in continuo aumento. Sono inconfondibili per come ubicati agli angoli dei grandi palazzi parigini, per le verande e le coperture per i tavolini e le sedie dall’inconfondibile stile, per il perenne brulichio d’avventori d’ogni parte del mondo. Offrono una scelta gastronomica varia: dal caffè (spesso preparato con la french press, la classica macchina da caffè casalinga francese a stantuffo) alle baguette, passando per le tradizionali zuppe (la più celebre è la soupe aux oignons, la zuppa di cipolle) fino ai macarons, senza dimenticare ostriche e champagne millésimé (numerato e datato).

Il parigino ama trascorrere il tempo libero in questi ritrovi dove non solo delizia il palato ma ha anche modo di incontrare amici e curare relazioni sociali. Anche nei bistrot è possibile prendere il caffè anche se sono locali più indicati per bere vino e calvados accompagnati da salumi e formaggi.

Tanti i caffè storici frequentati da grandi personaggi del calibro di Napoleone, Voltaire, V. Hugo come il Café de la Paix o il Cafè Le Procope; tanti quelli dove si rappresentavano gli spettacoli più alla moda nell’epoca della belle èpoque, il cabaret, il cafè chantant, la scandalosa danza del can-can.

Napoli: dalla tazzulella ‘e cafè al caffè sospeso

Senza dubbio è Napoli la capitale italiana del caffè, sia sotto l’aspetto culturale che per i consumi (i più alti della penisola!). È quando si considera che l’Italia è la patria del caffè, per storia, ricette e finanche vocaboli – espresso, caffellatte, cappuccino ecc – che Napoli diventa la capitale mondiale del nero infuso.

In primo luogo per la sua storia: grandi personaggi hanno dato il loro contributo alla tazzullela di caffè: dalla regina Maria Carolina che lo introdusse, a Gioacchino Rossini che ne creò una ricetta, fino a donna Eleonora Fonseca de Pimentel che lo volle come ultimo desiderio prima della sua condanna a morte. Poi per la tecnologia: sia perché la prima caffetteria casalinga moderna, la cuccumella, fu inventata a Napoli ma anche perché nella nostra città nella maggioranza delle caffetterie è utilizzata, in luogo della macchina da caffè da bar ad erogazione continua (per intenderci quella con i pulsanti) la macchina a leva, più difficile da usare ma con rendimento, a detta di tanti baristi, superiore. Quindi per gli aspetti sociali legati alla bevanda: il caffè sospeso (lasciare pagato un caffè per chi non può pagarlo) è costume tutto napoletano ed oggi sta varcando i confini nazionali, proponendosi nel mondo intero.

Come, poi, non ricordare il ruolo da protagonista che il caffè ha avuto nel cinema e nel teatro partenopeo, con Totò, Troisi, De Filippo, De Crescenzo e nella musica, dai classici napoletani a Pino Daniele.

Infine per la miscela, unica ed inconfondibile, dal gusto forte e deciso e per le originali tecniche di preparazione nelle caffetterie cittadine dove lo si serve nella famigerata tazzina bollente.

L’idea dell’espresso (consumare un caffè ristretto al banco velocemente) ha avuto successo nella nostra città. Così come, successivamente, le tante ricette gourmet amate da napoletani e turisti (caffè nocciola, caffè strapazzato, scarfariello, ecc.) che, un po’ ovunque nella nostra Napoli ed in particolare nelle storiche caffetterie, il Gambrinus, su tutte, continuano quotidianamente a ripeter il rito del bere la mitica tazzulella ’e cafè.

Guardie giurate e caffè napoletano

Articolo scritto da Michele Sergio e pubblicato su Il Roma del 30 settembre 2018

Il caffè accompagna il napoletano nel corso della giornata costituendo la pausa per antonomasia, l’irrinunciabile energizzante per meglio affrontare le ore di lavoro o di studio, in casa e per strada, da soli o in compagnia. Alcuni lavori, poi, richiedono particolare prontezza, lucidità e attenzione; per chi li svolge il caffè è un supporto fondamentale. Pensiamo alle guardie giurate, professionisti scelti che tutelano i beni affidatogli, rischiando non poco soprattutto in realtà come la nostra, ahimè, dove la delinquenza è niente affatto una rarità.

Incuriosito dall’approfondire il rapporto tra questi tutori dell’altrui patrimonio e la nostra bevanda nazionale, mi sono recato presso la Union Security in Giugliano in Campania del dott. Valerio Iovinella, istituto che conta più di 300 addetti e brilla per la qualità dei servizi e risultati.

Ho così chiacchierato con il sig. Giuseppe Piezzo, una guardia giurata, sottoponendogli alcune domande.

  1. D) Da quanti anni presta servizio per questa Azienda e che attività svolge?
  2. R) Lavoro in questa azienda da 18 anni e una delle mie attività è il servizio mobile in auto. Siamo in due ed il nostro compito è quello di tutelare i beni dei clienti

 

  1. ) Bere caffè è importante per il tipo di lavoro che svolge?
  2. R) Certamente! Abbiamo sempre con noi in auto un thermos contenente appunto caffè che ci aiuta ad affrontare il nostro difficile lavoro e, soprattutto di notte, è un alleato prezioso per combattere il crimine;

 

  1. D) Ci può raccontare qualche aneddoto relativo al suo lavoro ed al caffè?
  2. R) Qualche settimana fa ero di servizio proprio di notte quando dalla centrale mi hanno chiesto di portarmi urgentemente presso un cliente perché tre malviventi armati stavano provando ad forzare l’ingresso. Nel momento preciso della chiamata di allarme stavo, con il mio collega, per bere il sospirato caffè. Non ho potuto, ovviamente, perché ci siamo immediatamente attivati per giungere sul luogo segnalato, dove, lo dico con orgoglio, abbiamo sventato il tentativo di furto. Il nostro cliente si è complimentato con noi, manifestando gratitudine e riconoscenza e … offrendoci un ottimo caffè che, ovviamente, dopo l’azione non poteva certamente mancare!

 

  1. D) Quanti caffè beve durante l’orario di lavoro?
  2. R) Personalmente 3 o 4 durante il mio turno lavorativo ma qualche collega anche più di cinque. Il caffè ci aiuta a stare all’erta, a sostenerci ma, anche, a rilassarci costituendo, il berlo, un momento piacevole di pausa.

 

Tra i responsabili ho intervistato l’ufficiale del corpo Leopoldo Siena.

 

  1. D) Lei di che si occupa esattamente:
  2. R) Il mio lavoro consiste nel coordinare e sovraintendere una squadra di oltre 40 unità: in primo luogo gestisco turni e problematiche; inoltre mi occupo personalmente di controllare se gli uomini a me affidati espletino le loro funzioni con efficacia, serietà e massimo rispetto nei confronti del cliente;

 

  1. D) Anche per lei è importate bere caffè durante il suo lavoro?
  2. R) Sicuramente. Tra le mie mansioni rientra anche quella di concludere contratti con nuovi clienti e stabilire con loro le modalità di controllo più indicate per il tipo di bene da proteggere. La tazzina di caffè è l’inevitabile accompagnamento di tali colloqui, è il sistema migliore “per rompere il ghiaccio” con i clienti, vecchi e nuovi.

 

  1. D) Quindi per il suo lavoro il caffè è fondamentale?
  2. R) Posso dire che è il miglior partner per “chiudere” i contratti, il mio prezioso alleato, al quale non rinuncerei per tutto l’oro del mondo.

 

Insomma l’esperienza fatta presso l’accorsata azienda di vigilanza e sicurezza mi ha confermato quanto il nostro nero infuso sia importante per chi svolge incarichi delicati e, ancora una volta, che non può essere definita una semplice bevanda, bensì il catalizzatore delle migliori energie psicofisiche.