Caffè, giornalismo e grandi donne: L’ultimo desiderio per una condannata a morte? Una tazza di caffè!

Articolo di Michele Sergio pubblicato su L’Espresso napoletano del mese di marzo 2018

A Napoli, lungo Salita di Sant’Anna di Palazzo, vi è una targa commemorativa di Eleonora Pimentel de Fonseca, posta, dove abitava, nel 1999 in occasione del duecentesimo anniversario dalla sua morte.

La de Fonseca fu tra gli artefici della Repubblica Napoletana del 1799, effimera (gennaio-giugno 1799) ma importante parentesi democratica durante il regime borbonico.

Di famiglia portoghese, nata a Roma, poco dopo la nascita i genitori la trassero con loro a Napoli dove si trasferirono. Forte di una cultura classica, letterata e autrice di poemi e componimenti, divenne bibliotecaria della regina Maria Carolina, con la quale frequentava i salotti degli illuministi napoletani, in un primo tempo sostenuti dalla stessa sovrana, poi, in seguito da ella invisi e contrastati. Forte fu il legame tra le due donne, ma si interruppe drasticamente con il sopraggiungere, dalla Francia, delle notizie che facevano conoscere i drammatici sviluppi della Rivoluzione ed in particolare della morte della sorella Maria Antonietta. Parallelamente la de Fonseca aveva abbracciato gli ideali libertari e democratici e fu tra i protagonisti dei moti che condussero all’istituzione della Repubblica, di cui divenne vera e propria anima dalle colonne del periodico settimanale il Monitore Napoletano, da lei diretto. Restaurata la monarchia, fu giustiziata a 47 anni insieme ad altri repubblicani.

A questa straordinaria donna lo scrittore Enzo Striano ha dedicato il premiatissimo romanzo, “Il resto di niente” del 1986 da cui è stato tratto l’omonimo film diretto nel 2004 dalla regista  Antonietta De Lillo.

La de Fonseca aveva la passione per il caffè. Si racconta che da bambina osservava con curiosità le caffettiere napoletane utilizzate dalla mamma e dalla zia, che seguiva affascinata nelle operazioni di preparazione della bevanda.

Crescendo il caffè divenne il pretesto (accanto ai biscotti, cioccolata e tabacco) per intrattenere i suoi ospiti in casa e stringere amicizie, quello stesso caffè intorno al quale si radunavano gli illuministi napoletani nei loro salotti.

Durante i mesi della rivoluzione napoletana il caffè accompagnava quotidianamente il febbrile lavoro nella redazione de Il monitore. Si narra che in fase di realizzazione del primo numero del giornale, la pausa caffè fosse l’unico momento in cui Donna Lionora riusciva a tranquillizzarsi, a stemperare i dubbi e i timori sull’impatto che, il giornale e le idee attraverso esso diffuse, avrebbero avuto sul popolo napoletano. Anche le riunioni con i compatrioti si svolgevano sempre davanti alle tazza bollenti di caffè, vero catalizzatore di socialità, idee, pensieri.

Il caffè accompagnerà la de Fonseca addirittura nel drammatico giorno della sua morte. Pima d’essere giustiziata incontrò il prete al quale espresse un solo ultimo desiderio: bere una tazza di caffè. Emblematico episodio che conferma come il napoletano accompagna ogni momento della vita con un caffè, finanche l’ultimo!

Caffè del bar vs caffè fatto in casa: chi vince?

Articolo scritto da Michele Sergio e pubblicato su “Il Roma” del 25 febbraio 2018

Il mondo degli amanti del caffè è da sempre spaccato in due: i sostenitori del caffè espresso, quello preparato nei bar, contendono il primato del caffè più buono agli inguaribili amanti del caffè fatto in casa. Lo vogliamo premettere: sono entrambi buoni, ciascuno dei due ha piccoli difetti ed i grandissimi pregi della nostra eccezionale bevanda. A voler risolvere la vexata quaestio, proviamo ad evidenziarne le differenze.

L’Espresso, una veloce bontà tra una chiacchiera e un pensiero!

Preparato nei bar e nelle caffetterie, utilizzando una macchina professionale, si presenta con la classica crema in superficie. La macchina nasce alla fine del 1800 e si lega alla figura di Angelo Moriondo, l’uomo che per primo la ideò con l’intento di velocizzare e semplificare la preparazione del caffè per renderlo immediatamente fruibile in un ritrovo pubblico. Successivamente Luigi Bezzerra, colpito dall’invenzione di Moriondo, propose una nuova versione della macchina espresso proponendola a livello industriale: è la “Pavone”, con l’utilizzo della quale il caffè veloce, l’espresso, per l’appunto, veloce come quello che, all’epoca, era il treno più veloce, prende definitivamente piede, uscendo sempre più dalle case.

Oggigiorno le macchine moderne da espresso consentono di preparare il caffè in meno di un minuto, con alto risultato in termini di gusto e qualità, in perfetta linea con i ritmi serrati di una giornata lavorativa. In particolare nella nostra città è presente in quasi tutte le caffetterie la macchina a leva (a differenza delle altre parti d’Italia dove si predilige l’uso della macchina da bar automatica – o a erogazione continua – che, ci sia consentito dirlo, permette di realizzare un signor caffè!

La Cuccuma e la Moka: la bontà viene servita in casa e tutto profuma di caffè!

La caffettiera napoletana (la c.d. cuccuma o cuccumella) inventata a Napoli nel 1819 dal francese Morize è stata utilizzata per molti anni fino ad essere poi gradualmente sostituita dalla più moderna e veloce Moka, creata nel 1933 da Alfonso Bialetti. Le due “macchinette” del caffè casalinghe hanno reso l’antico infuso una nuova e saporita bevanda da preparare in casa, calda, aromatica, associabile ad ogni tipo di dolcino, sufficientemente rapida da preparare, ma con un tempo, certamente più lungo di quello del bar, che consente di conversare nel mentre il caffè sale spandendo il suo aroma per tutta la casa.

Ci rendiamo conto di non essere riusciti a dare la palma di migliore ai due eterni contendenti e forse non è possibile: si obietterà che sono due cose diverse, ma sempre il Caffè è! Diversamente declinato ma, ciascuno, perfetto per momenti differenti; entrambi deliziosi ed irrinunciabili. A patto che si rispetti la tradizione della grande scuola napoletana, che sia quella dei maestri caffettieri o quella delle esperte mani casalinghe. De gustibus, del resto, non est disputandum. Buon caffè a tutti!