Colazione al Gambrinus: tradizionale e English breakfast

La colazione, si sa è il pasto più importante della giornata e non va mia saltato. Ci da il giusto apporto nutrizionale ma soprattutto la giusta carica per affrontare le fatiche della giornata. Eppure la colazione non è uguale per tutti. Se nella dieta mediterranea, la colazione nostrana è in prevalenza dal gusto dolce,  fatto di caffè, brioche, cornetto, cappuccino, latte,marmellate varie etc…,  nel resto del mondo la colazione è un appuntamento che potremmo definire  salato. Eh si perchè una delle colazioni più famose all’estero è proprio quella più comunemente detta  English Breakfast, ovvero la colazione all’inglese dove i componenti sono veramente gustosi ma molto diversi dalla nostra tradizione.

Uova strapazzate, al burro, all’occhio di bue,  pancetta,mais, pane tostato, fagioli, pomodori salsicce sono solo alcune delle pietanze che si possono incontrare quando ci si imbatte in una colazione all’inglese che diciamoci la verità somiglia molto ad pranzo.

Una colazione non da tutti se si pensa che consumata da sola conferisce a chi la mangia  circa 1200 calorie. 

Ma da dove proviene la storia di questa colazione? Scopriamolo insieme.

Una storica colazione…

L’origine di questa “bizzarra colazione” (ovviamente  per noi italiani), ha inizio nel 1800, quando i braccianti inglesi dovendo caricarsi per le fatiche dei campi, facevano questo abbondante e unico pasto che doveva bastare  l’intera giornata.

Negli inizi del 900 questa colazione divenne meno popolare e questo a causa delle due guerre mondiali.La povertà e la difficoltà di reperire questi  cibi in questi determinati periodi storici, rese questo modo di far colazione lusso per pochi. Terminate le guerre e con le riprese economiche l’abbondanza ritornò in tavola per non lasciarci più.

Una English breakfast rivisitata

Il Gambrinus, è il punto giusto dove poter gustare una colazione di tutto rispetto, che parte  da quella tradizionale, composta  da un ottimo caffè accompagnato da calde sfogliatelle, o dagli innumerevoli dolci in esposizione,  alle spremute d’arancia,  fino alle gustose pizzette rustiche, da assaggiare assolutamente.Insomma la colazione al Gran Caffè Gambrinus, viene rivisitata e proposta in una  variante molto gustosa e sicuramente  tutta da provare.

Villa Rosebery, la residenza presidenziale a picco sul mare

La nostra città ospita diverse meraviglie architettoniche una di queste è sicuramente la maestosa Villa Rosebery.

La sua è stata una storia veramente travagliata ma soprattutto ricca di cambiamenti che nel corso del tempo hanno portato questa villa a vedere il massimo splendore, ospitando personaggi illustri ma anche a vivere talvolta in uno  stato di abbandono, fino ad arrivare ai giorni nostri, divenendo ormai ufficialmente la residenza presidenziale. Ma vediamo insieme i  passaggi  più importanti di questo passato veramente avvincente.

Curiosità storiche

Quella che noi conosciamo come Villa Rosebery, è una villa edificata nella zona più alta di Capo Posillipo dall’ufficiale austriaco Giuseppe De Thurn, brigadiere di marina per la flotta borbonica a partire dal 1801.

Egli  fece costruire una piccola residenza con cappella privata ed un giardino  dotata di ampi vigneti e frutteti.Nel 1820, a causa di alcune vicissitudini personali, Giuseppe Thurn decise di mettere in vendita la villa. Ad acquistare la proprietà fu la principessa di Gerace e il figlio don Agostino Serra di Terranova nel marzo dello stesso anno. I due iniziarono a trasformare questa dimora in prevalenza agricola in una villa  residenziale a tutti gli effetti. La villa, i cui lavori di ristrutturazione furono affidati ai due architetti Gasse, iniziò a cambiare completamente volto, da semplice dimora rurale divenne un’ elegante e sofisticata dimora alla quale fu data il nome di  “Villa Serra marina”.

Nel 1857 , con la scomparsa di don Agostino Serra di Terranova  i suoi eredi vendettero la proprietà a Luigi di Borbone, comandante della Marina napoletana e  la villa acquisì ancora una volta una nuova  identità, fu infatti soprannominata  “la Brasiliana” in onore della moglie di Luigi, sorella dell’imperatore del Brasile.Il nuovo proprietario decise di trasformare le terre attigue alla tenuta, in un grande parco alberato dotato anche di un porticciolo.

Se fino a questo momento la villa era riuscita ad ospitare la mondanità dell’ alta società napoletana, nel 1897 le cose cambiarono radicalmente. Questa dimora infatti conoscerà il suo periodo più intellettuale, con la venuta di lord Rosebery ( da qui il nome della villa) che la trasformerà in un luogo riservato e appartato, aperto a pochi studiosi e buoni amici inglesi.

Ma i cambiamenti non finiscono qui.Infatti proprio Lord Rosebery, donò la sua villa al governo inglese a partire dai primi anni del 1900 affinchè potesse ospitare ambasciatori e politici inglesi durante i loro viaggi.

L’Inghilterra, decise  però dopo qualche tempo di restituire allo Stato italiano la proprietà a titolo gratuito e Villa Rosebery fu messa così a disposizione della famiglia reale per i soggiorni estivi.Ma, dopo il secondo conflitto mondiale e  con l’avvento della repubblica che comportò  l’esilio della famiglia reale la villa rimase vuota e  per la prima volta nella sua storia in un forte stato di abbandono.

Ma la magnificenza di Villa Rosebery, non poteva passare inosservata. Grazie infatti ad una legge del 1957, fu inclusa  fra i beni immobili in dotazione alla Presidenza della Repubblica, divenendo da questo momento in poi,  la residenza estiva del Presidente della Repubblica italiana.

 

 

Napoli tra la top ten delle città per lo shopping natalizio

La nostra è una città magica, una città che ci ha abituato sempre a grandi primati riconosciuti in tutto il mondo in fatto di turismo, bellezze paesaggistiche e monumentali, artigianato e soprattutto ristorazione, insomma Napoli vanta diverse eccellenze e una nuova si aggiunge alla lista. Secondo infatti la rivista inglese “The Gardian”, Napoli è stata annoverata tra le 10 città europee migliori da visitare per lo shopping natalizio, insieme a Lisbona, Lille, Ghent, Monaco, Copenhagen, Ledbury, Glasgow,Vienna e Amsterdam.

Ma vediamo più nello specifico, le curiosità presenti in  questo articolo  e che celebrano la nostra città e i motivi per cui vale la pena visitarla.

Addobbi, luci e shopping 

Tra i motivi elencati, sicuramente un posto speciale lo occupano le strade addobbate con luci e colori, arricchite dal profumo invitante  dello street food partenopeo.

La città in questo particolare periodo dell’anno acquisisce un’immagine ancora più suggestiva grazie alle caratteristiche luci d’artista che accompagnano le principali vie dello shopping, le strade si arricchiscono di bancarelle dell’artigianato locale presenti un pò ovunque, in particolar modo nella zona del Vomero, ma anche in quelle di via Toledo dove certo i negozi non mancano e dove fare shopping diventa un vero piacere.

Tra i negozi da non perdere c’è quello in via San Sebastiano in cui il quotidiano consiglia  il raffinato negozio di Pelletteria della famiglia Scriptura, e viene citato anche Finamore, il negozio di camicie da uomo fatte a mano.

Il fascino dell’arte presepiale

Non solo shopping, all’interno dell’articolo viene  sottolineato anche l’importante aspetto turistico della città, e tra le varie tappe da vistare viene suggerita  la suggestiva Certosa di San Martino dove è possibile ammirare i presepi storici come come il Presepe Cuciniello con 450 personaggi.

In fatto di presepi e di Natale, il posto d’onore come sempre spetta però al cuore della città, il centro storico, che ospita la zona più famosa al mondo, in cui vengono realizzati  i presepi e i pastori interamente a mano, ovvero San Gregorio Armeno, un posto dal valore aggiunto, grazie anche alla presenza dei musicisti e artisti di strada che trasformano i vicoli in veri e propri palcoscenici all’aria aperta.

Pausa relax

Dopo tutto questo girovagare in città tra turismo e shopping natalizio, la rivista non fa mancare  infine alcuni suggerimenti per piacevoli soste. Per i più golosi consiglia di provare la cioccolata presentata nei raffinatissimi negozi Gayodin,  per gli amanti della pizza,non  fa mancare una sosta da Gino Sorbillo e per una pausa caffè? Semplice, la rivista invita il lettore proprio da noi, al Gran Caffè Gambrinus dove l’eccellenza è di casa.