Torta Caprese: storia e curiosità di un dolce nato per errore!

Gli errori non sono sempre qualcosa di sbagliato. In alcuni casi e in alcuni ambiti,come nel caso della cucina, quando non si seguono gli schemi prestabiliti, può essere il momento giusto per dar vita a qualcosa di davvero speciale e innovativo.

Alcune ricette soprattutto in pasticceria, sono nate grazie a dei veri e propri “errori culinari” che hanno dato vita a squisite prelibatezze. Sicuramente una delle storie in pasticceria più divertenti riguarda l’invenzione della torta caprese.

Tutti conoscono la torta caprese, ricca di mandorle e cacao, dalla consistenza soffice e gustosa, ma forse in pochi sanno come essa sia stata realizzata.

Storia di un errore

La paternità di questa torta è da attribuire ad un importante chef degli anni 20, Carmine Di Fiore, che creò questo dolce casualmente nel suo laboratorio di pasticceria sull’isola di Capri.

La vicenda vuole che il cuoco, mentre era intento alla creazione di una torta al gusto di mandorla, destinata ad una clientela molto esigente, malavitosi che si trovavano sull’isola, per la fretta o per la preoccupazione, dimenticò nella preparazione del dolce, di inserire un’ingrediente fondamentale ovvero la farina.

Quello che doveva preannunciarsi come un disastro soprattutto per le sorti del povero chef,  divenne invece un vero e proprio tripudio. I tre malavitosi infatti apprezzarono così tanto questa torta che vollero a tutti i costi la ricetta. Da quel momento in poi inizia la scalata verso il successo di questo dolce divenuto ormai un cult della pasticceria partenopea molto amato e la cui ricetta viene tramandata nel tempo.

Sbagliando si impara, o meglio ancora potremmo dire in questo caso sbagliando s’inventa!

Il caffè al cocco

Articolo scritto da Michele Sergio pubblicato su IL ROMA in data 08 luglio 2018

L’estate a Napoli è calda, a volte torrida e afosa. Diventa difficile e faticoso attendere ad ogni tipo di attività, che sia lavoro o studio od, anche, l’ordinario lavoro casalingo. In molti limitano, addirittura, i pasti: si fa fatica anche a mangiare col caldo forte. Nessun napoletano, però, può privarsi del piacere del caffè, veramente irrinunciabile!

In molti, però, preferiscono darsi alle varianti della classica tazzulella ‘e cafè, dal caffè freddo al caffè shakerato, dalla crema caffè alla granita di caffè, fino ad arrivare a tutte le varianti del gelato al caffè napoletano.

Ed allora, soprattutto nel periodo estivo, i maestri caffettieri napoletani sono sempre alla ricerca di soluzioni e varianti per assecondare esigenze di gusto e richieste, di napoletani e turisti. Nel panorama dei tanti caffè speciali (o più esattamente caffè gourmet partenopei, come piace oggi chiamarli dagli esperti del food), oggi spicca l’estivo caffè al cocco.

Entrato per ultimo nel panorama della caffetteria napoletana questo caffè sta riscuotendo notevole successo soprattutto tra i più giovani (che amano per così dire “addolcire” il sapore del nostro caffè con un altro ingrediente dal gusto certamente più dolce) ma anche a coloro che amano sperimentare nuove soluzioni del palato. Il successo è dovuto non soltanto al connubio senz’altro riuscito tra caffè e cocco, ma anche dalla sua semplicità nella realizzazione sia nella versione bar che nella versione casalinga e può essere un simpatico dopocena che una perfetta padrona di casa può offrire ai propri ospiti.

Gli ingredienti sono ovviamente il caffè e la panna montata al gusto di cocco. Il caffè si può realizzare tranquillamente con la moka (o, in alternativa, con la macchinetta delle capsule o cialdine) mentre per realizzare la panna al cocco il procedimento è molto semplice: versare in una ampolla 180 ml di panna liquida, 30 gr di zucchero a velo e a 90 ml di latte di cocco (si, proprio il nettare contenuto all’interno del frutto). Frullare tutto con una frusta elettrica per circa 3-4 minuti fino a che il preparato non si presenterà soffice e cremoso; infine mettere la panna montata al cocco in un sacco a poche.

A questo punto siamo pronti per assemblare il nostro caffè: versare in un coppa di vetro da cocktail 30 cl di caffè zuccherato (cioè la quantità corrispondente ad una tazzina) e dopo, utilizzando il sacco a poche, versare la panna. Decorare il nostro caffè con scaglie di cocco (che si possono realizzare semplicemente grattando una fetta di cocco su una grattugia tipo quella per formaggi). Un caffè da gustare in compagnia, una sorta di dessert per chiudere una cena estiva.

Un caffè certamente utile e saporito per combattere la calura estiva mediterranea.

I bar di periferia

Articolo di Michele Sergio pubblicato su L’Espresso Napoletano del mese di giugno 2018

Erra chi individua Napoli solo con Piazza del Plebiscito, Toledo, Spaccanapoli, Via Caracciolo ed i “nuovi” quartieri residenziali di Posillipo, Vomero e Fuorigrotta. C’è anche la Periferia, troppo spesso dimenticata, quando, invece, costituisce parte integrante di un tessuto urbano tra i più densamente popolati e vasti d’Europa.

L’hinterland partenopeo è vivo e colorato, ricco di fermenti giovanili ed imprenditoriali. Sono proprio le nuove generazioni che si stanno definitivamente spogliando di quella ingiusta marginalità cui i luoghi dove vivono sono stati per troppo tempo colpevolmente confinati da superficiali e miopi scelte amministrative e politiche che hanno sempre privilegiato il centro della Città.

In queste realtà, dove la conformazione urbanistica e paesaggistica è decisamente differente – grandi spazi, palazzoni in cemento, ampie piazze – e non consente la naturale ed immediata aggregazione sociale dei vicoli e dei più contenuti percorsi del centro cittadino, i bar costituiscono il luogo di incontro ideale e privilegiato. Frequentati prevalentemente da autoctoni e persone di passaggio, rarissimi i turisti, le caffetterie di Agnano, Bagnoli, Scampia, Secondigliano, Pianura, Barra, Ponticelli, San Giovanni, sono generalmente concepite come multifunzionali e con una filosofia commerciale diversa da quella di un classico caffè del centro. Le strutture sono più grandi, dotate di parcheggi per le auto, spesso di pompe per il carburante, oltre che di tabacchi e tavola calda.

I baristi, dal canto loro, godono certamente di un discreto riconoscimento sociale svolgendo un fondamentale lavoro nel principale centro di aggregazione. Talvolta con turni e orari più faticosi, proprio a causa della multifunzionalità dei locali in cui operano, mai mancano, secondo la migliore tradizione partenopea, di professionalità, dedizione e passione.

Non v’ è dubbio che se Napoli detiene lo status di capitale del caffè il merito va non solo ai caffè del centro storico ma, anche, ai tantissimi bar delle periferie all’ombra del Vesuvio.

 

La bellezza arriva al Gambrinus: Belen, Elisabetta e Irina

La bellezza passa sempre dal Gambrinus. Questa non è una frase retorica ma è la pura verità. Il Gran Caffè Gambrinus nel corso del tempo, oltre ad aver ospitato personaggi dell‘arte, della cultura, della musica, della politica e del cinema, è stato e continua ad essere tutt’ora il posto perfetto per ospitare la bellezza in tutte le sue forme.

In particolare vogliamo raccontarvi  di tre donne molto diverse tra loro eppure per molti aspetti simili, come il fascino indiscusso, che sono passate proprio di qui come Belen Rodriguez, Elisabetta Gregoraci, Irina Shayk.

Testimonial rispettivamente di tre marchi differenti, le tre donne dalla bellezza smisurata sono state ospiti del Gambrinus e sono entrate a far parte della schiera dei personaggi famosi che questo caffè ha conosciuto nel tempo.

Belen Rodriguez

Maria Belen Rodriguez Cozzani, argentina, classe 1984,  conduttrice televisiva e showgirl, è stata la testimonial di un famoso marchio di abiti da sposa.

Lo scenario del set fotografico è stata la città di Napoli e in particolar modo Piazza Plebiscito e  il Caffè Gambrinus, che l’hanno vista sfilare con magnifici abiti bianchi sotto gli occhi di passanti in delirio.

Siamo sicuri che anche i più reticenti al matrimonio alla visione di questa sposa meravigliosa avrebbero ceduto e pronunciato il fatidico si.

Elisabetta Gregoraci

Bellezza nostrana, classe 1980, Elisabetta Gregoraci, modella showgirl e conduttrice televisiva, è stata la testimonial di un noto brand di caffè. La scelta della location per sponsorizzare questo prodotto è caduta proprio sul Gran Caffè Gambrinus, e non è un caso visto che è la vera casa del caffè napoletano. 

Irina Shayk

Irina Shayk super modella russa classe 1986, è un’altra testimonianza viva della bellezza che ha visto come scenario il Gambrinus.

Testimonial nel 2009 di una campagna pubblicitaria di un noto brand di costumi, Irina ha passeggiato in tutta tranquillità in costume, mostrando un fisico mozzafiato, tra i tavolini del Gambrinus con in mano una tazza del nostro gustosissimo caffè, per la gioia dei fortunati passanti che in quel momento hanno potuto vederla dal vivo in tutto il suo splendore. Il caffè non è mai stato così buono come in quel momento!

La principessa Sissi e la passione per il gelato del Gambrinus

Una delle principesse più amate di sempre, la cui vita è stata raccontata attraverso biografie, film, cartoni animati è sicuramente Elisabetta Amalia Eugenia di Wittelsbach, meglio conosciuta come la principessa Sissi. 

Le vicende della vita di questa giovane donna, dall’estrema bellezza, dalla grande tenacia, caratterizzata dall’amore per il Principe Francesco Giuseppe D’Austria, ma anche dell’insofferenza alla rigidità di corte e della sua indole anticonformista, hanno appassionato intere generazioni di donne, trasformando Sissi in una delle regnanti più ammirate che la storia abbia conosciuto.

La principessa Sissi, nonostante sia un personaggio storico vissuto nella metà del 1800, racchiude in se tanta modernità per l’epoca e ricorda molto le donne del XXI secolo. Amante dello sport, ossessionata dalla sua immagine, alla continua ricerca di una perfetta forma fisica, tanto che si racconta fosse solita sottoporsi a diete molto drastiche, ribelle e indipendente, passionale e talvolta capricciosa, Sissi può essere a pieno titolo definita una donna dei giorni nostri.

Amante dei viaggi, non in molti, sanno che proprio tra i numerosi spostamenti che la videro protagonista sia per ragioni di stato sia per motivi di salute, una delle mete preferite di Sissi fu proprio la città di Napoli, in cui la regnante si concesse un breve ma intenso soggiorno in cui non si fece mancare nulla.

Sissi e Napoli

L’arrivo della principessa Sissi a Napoli è datato 11 novembre del 1890, un martedì mattina, in cui in gran segreto l’imperatrice arrivò con il suo yacht e sostò per circa cinque giorni nella città partenopea dove si districò tra arte, cultura, ma soprattutto “alla pratica dello shopping” nelle botteghe più in, e un’indimenticabile tappa al Gambrinus anche questa rimasta nella storia.

Si racconta infatti che Sissi in una delle sue soste in città, si concesse, un pausa davvero speciale, scelse infatti di gustare, seduta ai tavolini del gran Caffè Gambrinus, un gelato al gusto di violetta, un gusto delicato e perfetto per un’imperatrice che ancora oggi è possibile assaggiare.

Gelati Gambrinus

Ieri come oggi, i gelati del Gambrinus  riescono a mantenere immutata la loro bontà e mettere d’accordo i palati più disparati, non solo dei napoletani stessi ma di tantissimi turisti che ogni anno visitano la città e scelgono proprio i gelati del Gambrinus come una pausa di gusto.

L’ampia scelta, l’utilizzo di materie prime di qualità, un’antica tradizione dolciaria, sono solo alcune delle componenti che fanno dei dolci del Gambrinus in particolare dei gelati, prodotti unici nel loro genere degni di appartenere al banchetto di un re anzi, meglio ancora di un’imperatrice.

Tris di caffè per l’estate 2018

Articolo di Michele Sergio pubblicato su IL ROMA il giorno 24 giugno 2018

Quando arriva il caldo nel Bel Paese tutti si ingegnano a combatterlo: chi può fugge dalle città verso luoghi più freschi, chi è costretto a rimanervi si attrezza con ventilatori e condizionatori; tutti vestono abiti leggeri, mangiano cibi meno pesanti, consumano in quantità bibite fresche.
Col calore estivo si rinuncia ad una giacca, ad un pranzo più saporito, ad un bicchiere di vino, financo ad una passeggiata ma, si sa, mai ad un buon caffè, figurarsi, poi, se un napoletano possa mai abdicare al suo caffè! Eppure è estate e la voglia di rinfrescarsi con una bevanda rinfrescante si unisce al desiderio dell’amato caffè. E’ così che nel corso degli ultimi anni sono state create numerose varianti alla classica tazzulella ‘e café che hanno, dapprima, cercato e, poi, saputo assecondare gusto ed esigenza, passione e necessità, sapore e calore!
Sono così nate le versioni estive dell’espresso napoletano, replicabili anche tra le mura domestiche.

Ed allora il caffè freddo! Servito ai clienti soprattutto nella versione cremolata, è stato evoluto in varianti che, con il tempo, si sono imposte nei locali italiani, divenendo veri e propri must. Non tutti sanno che questi caffè possono tranquillamente essere realizzati anche nelle nostre case in pochi minuti. Vediamo allora quali sono e come si preparano.

Caffè Shakerato – Il termine shakerato deriva dallo shaker, strumento utilizzato dai barman per miscelare gli ingredienti per preparare i cocktails. Dopo la seconda guerra mondiale molti baristi iniziano a proporre ai lori clienti un caffè preparato shakerando insieme caffè, ghiaccio e zucchero. Utilizzando questo procedimento si ottiene una bevanda cremosa e fredda che mantiene il gusto del caffè tradizionale. E’ possibile realizzarlo in casa così: versando nella vaschetta di un robot frullatore/tritatutto da cucina due tazzine di caffè, 4 cucchiaini di zucchero e 4 cubetti di ghiaccio. Bastano meno di due minuti per montare il tutto. E’ preferibile servirlo in una coppa da cocktail.

Crema Caffè (o Caffè del Nonno) – Proposto nei primi anni 2000, il caffè del nonno ha avuto fin da subito un grande successo commerciale. È oggi un classico immancabile della caffetteria napoletana. Il segreto della sua affermazione è nei suoi ingredienti semplici e genuini: la panna, il caffè e lo zucchero. Il risultato è una crema di caffè fredda che contrasta l’afa estiva. Chi se lo vuole gustare in casa lo prepari versando in una ampolla/brocchetta ml. 170 ml di panna liquida da pasticceria, 30 grammi di zucchero a velo e 2-3 tazzine di caffè (mi raccomando: miscela napoletana!) e frullando il tutto con l’ausilio di un frustino elettrico per qualche minuto. Quando si sarà ottenuta una crema, la si raffredderà in frigo per circa un’ora, prima di versarla in un bicchiere di vetro e magari decorare con un biscottino.

Caffè Mandorla – Di origine leccese, il caffè mandorla si sta diffondendo anche nella Nostra Città. Ovviamente i nostri eccellenti baristi non potevano non apportare migliorie alla ricetta pugliese. Se la versione originaria prevede di versare un cucchiaino di latte di mandorla nel caffè preparato con la moka, la ricetta napoletana è diversa e prevede vadano aggiunti al caffè in bicchiere cubetti di ghiaccio di latte di mandorla. E dunque: preparare il caffè con la moka, lasciarlo raffreddare e quando sarà tiepido versarlo in un normale bicchiere di vetro (da acqua); versare 4-5 cubetti di ghiaccio di latte di mandorla nel bicchiere stesso.

Il Bloody Mary: il cocktail rosso sangue!

Succo di pomodoro e vodka, furono questi i due ingredienti utilizzati per la prima volta insieme, con lo stesso dosaggio dall’americano George Jessel nel 1939, per realizzare uno dei drink  più famosi al mondo che passerà alla storia con il nome “Bloody Mary”. 

In realtà questa prima ricetta, potremmo definirla come un’ antenata di questo drink, perchè ad aggiungere il tocco delle spezie che contraddistingue questa bevanda sarà Fernand Petiot.

Un tocco in più….

La scelta di usare le spezie da parte di Fernand Petiot donò infatti a questa bevanda un sapore decisamente diverso rispetto a quello originario e lo arricchì di carattere aggiungendo alla ricetta iniziale alcuni ingredienti particolari come il sale, pepe nero, pepe di Caienna, succo di limone, salsa Worcestershire, tabasco e ghiaccio tritato. Insomma come lui stesso asserì tutta un’altra storia, e aveva perfettamente ragione.

Oltre alla diatriba che aleggia ancora sulla paternità di questa bevanda, anche le notizie in merito alla scelta del suo nome destano ancora tante controversie.

Bloody Mary? Ecco perchè!

Secondo alcuni infatti il nome Bloody Mary, fu scelto per omaggiare il colore intenso di questa bevanda dettata dall’utilizzo del succo di pomodoro che ricorda il colore rosso intenso del sangue. Perciò si ispirerebbe alla regina Maria I Tudor, passata alla storia come Maria la sanguinaria, per le sue violente e sanguinarie persecuzioni ai protestanti. 

Un’altra versione invece vuole che il nome sia dedicata ad una leggenda metropolitana che vede come protagonista una strega appunto Bloody Mary, pronta a terrorizzare e uccidere chiunque la evochi.

Un drink hollywoodiano

Questo drink oltre ad avere un gusto deciso ed essere molto buono, nel tempo è riuscito anche ad essere un drink accattivante anche nella presentazione. Ogni barman infatti personalizza questo drink a modo proprio anche se le decorazioni più distintive legate a questo drink sono sicuramente l’aggiunta del gambo di sedano (che non deve mai mancare), la presenza di un croccante di pancetta e negli ultimi tempi è famosa  anche la versione con aggiunta di gamberetti decorativi.

Grazie alla sua consistenza e alle sue presentazioni molto suggestive, il Bloody Mary non solo ha conquistato i banconi dei bar di tutto il mondo, ma si è fatto spazio anche nel mondo del cinema in cui questo drink soprattutto in pellicole molto importanti è spesso presente. Insomma il Bloody Mary si aggiudica in pieno, il titolo di drink hollywoodiano per eccellenza.

 

la musica protagonista al gran caffè gambrinus

Musica e Gambrinus: le più belle canzoni sono state scritte qui!

In occasione del prossimo 21 giugno, in cui si celebrerà l’avvento del solstizio d’estate, in tutta Europa arriva un appuntamento da non perdere e cioè la festa della musica, una festa realizzata ormai da diversi anni e diventata un momento tanto atteso.

Proprio per questo motivo, anche noi, abbiamo deciso di celebrare questo evento, dedicando un piccolo articolo all’interno del nostro blog a questo tema che in un certo senso ci riguarda molto da vicino. Eh si perchè, forse non tutti sanno, che ai tavolini del Gran Caffè Gambrinus, nel corso del tempo oltre all’arte in tutte le sue sfumature, alla letteratura, al giornalismo, alla politica, anche la musica ha avuto un ruolo fondamentale, infatti proprio qui sono state realizzate le canzoni d’amore più belle e rappresentative della nostra città.

Scopriamole insieme.

Note musicali ai tavolini di un caffè

Il Gran Caffè Gambrinus è stato sicuramente il posto in cui hanno preso vita due grandi canzoni della tradizione classica napoletana  e cioè A’ Vucchella  e Voce ‘e notte.

La prima realizzata nel 1892, dal grandissimo Gabriele D’Annunzio, il quale compose questa canzone perchè sfidato da un suo collega e amico Ferdinando Russo che non credeva che lo scrittore abruzzese potesse scrivere liriche nel dialetto napoletano, il grande risultato dell’opera smentì totalmente le supposizioni di Russo. La seconda invece appunto Voce ‘e notte, è stata realizzata all’inizio del 1900 proprio  seduti intorno agli stessi tavolini del caffè,  e racconta l’amore del giovane redattore del quotidiano “Don Marzio” Eduardo Nicolardi per una fanciulla della “Napoli bene”, costretta dal padre a sposare un uomo molto più grande di lei.

La canzone voce ‘e notte, racconta lo struggersi dei due giovani innamorati, costretti dal destino ad essere separati, un destino che però ad un certo punto muta in loro favore.

Con la morte dell’ anziano marito di lei, dopo appena un anno di matrimonio, finalmente  lo scomodo vincolo matrimoniale viene spezzato e i due ragazzi possono finalmente essere liberi di stare insieme per tutta la vita.

Il Gambrinus, ancora una volta fa da scenario non solo a grandi opere ma a grandi storie d’amore realizzate da artisti senza tempo.

La festa della musica a Napoli

Dopo un tuffo nel passato e nella musica tradizionale partenopea, ritorniamo ai giorni nostri in cui la musica per la nostra città è ancora una volta un grande valore aggiunto. Per questo motivo, Napoli  non poteva far mancare la sua adesione a questa importante manifestazione che vede coinvolta, come ricordavamo tutta l’Europa. Per l’occasione i luoghi più belli e storici della nostra città diventano palcoscenici a cielo aperto in cui si esibiscono artisti di ogni genere musicale, dando nuova luce e lustro a luoghi che raccontano la storia e la memoria di Napoli. Insomma il 21 giugno, ci sarà tutta un’altra musica!

Il caffè napoletano ed il cinema: Carosello napoletano con Sophia Loren

Articolo scritto da Michele Sergio e pubblicato su L’Espresso Napoletano del mese di giugno 2018

Napoli, Belle Epoque: lungo le strade principali di Napoli vi sono ammiccanti ed eleganti Caffè frequentati principalmente dagli esponenti dell’aristocrazia e del ceto borghese cittadini. Erano i luoghi dove bere caffè considerato che l’espresso non esisteva ancora né, conseguentemente, la possibilità di berlo al banco.

La clientela, dunque, si accomodava ai tavolini dei Caffè sistemati non solo all’interno degli stessi – finemente arredati di divani rossi, specchi, marmi, dipinti – ma anche all’esterno. Il clima dolce di Partenope favoriva, a differenza che nelle altre città europee, l’allestimento di sale poste al di fuori dei locali, graziosi cortili delimitati, normalmente, da esili ringhiere in ferro battuto, terrazze scoperte d’antan, collocate, talvolta, oltre che sui marciapiedi e gli spazi antistanti, anche nelle strade adiacenti gli esercizi.

Sempre più invitanti e comode, tra tavolini in marmo, paglie viennesi, fioriere e gazebi, le terrazze attraevano gli avventori, ancor più che le sale interne. E’ qui che i frequentatori dei Caffè napoletani più amavano trascorrere le oziose ore a fine ‘800, nei cortili accoglienti delle locations più esclusive dell’epoca, dove si facevano politica, cultura, arte gustando le prelibatezze più alla moda – la cioccolata, il caffè, i gelati – e ammirando spettacoli di recitazione, canto e ballo.

Più di una pellicola ha raccontato della moda di trascorrere lunghi momenti della giornata ai tavolini dei Caffè. Menzione particolare merita tra queste il primo musical italiano a colori, Carosello Napoletano, opera cinematografica di grandissimo successo, con, peraltro, lusinghiere recensioni critiche.

Il film, del 1954, è la rivisitazione dell’omonima opera teatrale rappresentata qualche anno prima nei teatri di Firenze e Roma. Firmata dal regista Ettore Giannini annovera una moltitudine di grandi attori e cantanti, tra cui una giovanissima Sophia Loren, Giacomo Rondinella e Paolo Stoppa.

E’ la musica il filo conduttore che unisce decenni e secoli di vita napoletana, dominazioni straniere evoluzioni sociali-politiche e di costume: Napoli raccontata nei secoli, attraverso la sua grande canzone, comun denominatore della nostra tradizione. Tra le scene più belle e toccanti del film vi è quella che si svolge davanti alla terrazza del Caffè storico per antonomasia della nostra città, il Gambrinus. Seduta comodamente al tavolo appare una numerosa famiglia altolocata, intenta a gustare, in ciascuno dei componenti, un invitante e gustoso gelato, con i figli in particolare, tutti rigidamente in tenuta da marinaretto (secondo il costume dell’epoca), a leccarlo voluttuosamente. Tutti in fila, dietro, i componenti della povera famiglia di Paolo Stoppa, dedita alla diffusione della musica per strada con un pianino, che si accontentano (non potendo, ahi loro, diversamente fare) di guardare la vita che scorre davanti i loro occhi: i menzionati fortunati mentre mangiano avidamente i loro gelati, i cantanti ed i ballerini che divertono e appassionano con la loro arte avventori e passanti, gli ancor più sfortunati sciuscià che si impegnano a lustrare le scarpe di distaccati e pretenziosi signori, mentre carretti sgangherati e lussuose automobili sfilano lungo la via.

Innanzi ai Caffè, alle loro terrazze, si svolge, insomma, la vita dei napoletani, con i suoi contrasti di censo e condizione, le sue miserie ed i suoi agi. Tutto il mondo in perenne movimento dinanzi ai cortili dei luoghi più in della Napoli che fu, enormi contenitori di un variegato mondo che, con le dovute differenze, ancora lì si rappresenta, tra differenze e contraddizioni.

Il dolce senza tempo: le coviglie napoletane

La coviglia napoletana: tra storia, tradizione e innovazione

La pasticceria napoletana è ricca di prodotti che nel tempo hanno mantenuto la loro bontà grazie alla riproduzione fedele di ricette  di questi dolci, nonostante il trascorrere del tempo.

All’interno della scuderia della pasticceria partenopea, c’è un dolce molto antico, forse non molto conosciuto alle nuove generazioni, la cui ricetta e presentazione negli ultimi tempi è stata rivisitata e portata  come agli antichi splendori, stiamo parlando della coviglia napoletana.

Un dolce che sfida i secoli

Questo dolce, possiamo dire che ha sfidato i secoli. Una delle sue prime apparizioni sulla tavola dei napoletani, è stata sicuramente nel periodo della fine del 1600, in cui veniva servito questa sorta di semi-freddo al gusto di caffè,  all’interno di piccole coppette di metallo per mantenere questa mousse più cremosa possibile. La coviglia, il cui nome pare derivi dal termine spagnolo, cubillo, era un dolce esclusivamente napoletano, che ha cavalcato l’onda della popolarità per circa tre secoli. Dopo essere apparso nel 1600, tra il 1700- 1800 iniziò ad essere servito alla corte dei nobili napoletani, alla fine dell’800  divenne come spesso accade, anche un dolce rivolto al popolo. A partire dalla metà del 1900, veniva preparato dalle pasticcerie della zona di Mergellina ed era destinato ad arricchire i banchetti di nozze insieme al compianto Spunone, altro dolce tipico napoletano divenuto oggi una rarità.

Nonostante possa essere definita una degli Highlander della pasticceria, la coviglia nell’era moderna è passata un pò in sordina, e solo poche pasticcerie continuano a realizzarla.

La coviglia oggi

La coviglia oggi, si presenta come una mousse delicata a metà tra un gelato e un pasticcino che viene conservata in frigo. Non appartiene più solo esclusivamente alla tradizione napoletana, perchè è un dolce che in realtà si trova in tutto lo stivale, anzi è molto più in voga oggi al Nord che al Sud Italia e di conseguenza anche la sua ricetta originale è stata rivisitata da regione in regione. Viene servita all’interno di piccoli bicchierini questa volta di plastica, non più di acciaio, che ricordano le mono porzioni tipiche del finger food, ma è possibile gustarla anche in barattolini di vetro o bicchierini in terracotta, inoltre se in passato la presentazione era molto spartana, le attuali coviglie vengono presentate nel modo più chic in cui si può concepire un dolce. La coviglia diventa  non solo un grazioso ma anche gustoso dessert perfetto per un dopo cena ovunque vi troviate.