Scusate il ritardo: il caffè nel secondo grande film del grande Massimo Troisi

Articolo scritto da Michele Sergio e pubblicato su Il Roma del 08 aprile 2018

Timido, introverso e impacciato, fiero, orgoglioso e volitivo, dedito al suo (e nostro) dialetto, icona del giovane meridionale di fine ‘900, tra insicurezze e principi morali, cinismo e generosità, Troisi è la migliore rappresentazione del napoletano e di Napoli dei recenti anni passati, della contraddizione storica tra tradizione e cambiamento, tra eredità importanti e nuovi linguaggi, nuovi costumi. Resta per sempre nei nostri cuori a dispetto degli oramai 25 lunghi anni già trascorsi dalla sua prematura scomparsa. Il caffè, elemento di tradizione napoletana per eccellenza, è costantemente presente nell’opera troisiana, ne è, spesso, il silente caratterista, il perfetto accompagnamento di scena, il discreto sottofondo di dialoghi.

Nella pellicola del 1983, la seconda regalataci da Massimo, Scusate il ritardo – opera apprezzatissima da critica e botteghino dove la mano dell’attore-regista è decisa e decisiva, tra riprese fisse e prolungati, brillantissimi, dialoghi – Vincenzo (Troisi) e Tonino (Lello Arena) inscenano le difficoltà relazionali di due ragazzi “normali” con le donne, sempre più emancipate, sicure, padrone del loro presente e desiderose di un futuro da protagoniste, nella vita e nella relazione di coppia. La storia tra Vincenzo e Anna (una splendida Giuliana De Sio), in particolare, sconta proprio l’incapacità del maschio di adeguarsi e fronteggiare la più avanzata maturità personale, psicologica, relazionale ed affettiva della femmina, tra alti e bassi, complicità e incomprensione.

Tra un caffè e un altro! Come non ricordare un passaggio cult del film, dove Massimo-Vincenzo opera riflessioni socio-psicologiche sul modo di bere caffè, cartina di tornasole della condizione esistenziale dell’individuo. La scena: dopo avere fatto l’amore con Anna, Vincenzo desidera un buon caffè e si reca nella cucina del vicino (un attempato professore, single e spesso assente da casa, per la gioia di Vincenzo che, in possesso delle chiavi dell’appartamento, lo utilizza – con maniacale attenzione, cura e prudenza – per i suoi clandestini incontri amorosi con Anna) dove – tragedia – rinviene solo una moka da una tazza. Di qui l’osservazione del grande Massimo: la macchinetta più piccola, afferma, “è il massimo della solitudine”: non solo vivi da solo (riferendosi al maturo padrone di casa), ma ti precludi anche la possibilità di ricevere viste, di offrire un caffè ad un eventuale ospite. Bere caffè è estrinsecazione di socialità per il Napoletano, atto e piacere da condividersi necessariamente, azione minima e massima dell’animale sociale (che è il napoletano). Non è possibile, insomma, per Vincenzo, disporre in casa di una sola moka da una tazza, significa avere un problema relazionale, escludere, cioè, la possibilità di ospitare persone, di offrire loro il consueto, cordiale e obbligatorio caffè! Troisi fa sua l’antica lezione napoletana in fatto di caffè: berlo è momento sociale e socializzante, miglior modo d’attendere la visita, condivisione, dovere del bravo ospite. Ed allora recepiamo la lezione di Troisi: in casa almeno una tre tazze (anche se si vive da soli). Buon caffè a tutti.

Storia della caffettiera

Il segreto per preparare un buon caffè? In realtà non ce n’è uno solo, ma c’è la combinazione di almeno tre elementi fondamentali come l’acqua, la qualità del caffè e soprattutto la scelta della giusta macchinetta con il quale prepararlo, per non parlare poi che una volta assemblato il tutto, il caffè deve cuocere su fiamma lenta. Insomma come potete ben intuire, fare un buon caffè, non è poi così semplice, anzi può essere concepita come una vera e propria arte culinaria con le sue complessità.

Come dicevamo uno degli elementi  fondamentali per preparare il caffè è la caffettiera.

Le caffettiere non sono tutte uguali e nel tempo sono cambiate sotto molti punti di vista e questo per soddisfare maggiormente le esigenze dei bevitori di questa bevanda. Ma qual è la loro storia? Scopriamolo insieme all’interno di questo articolo dove troverete alcune curiosità veramente interessanti.

Cenni storici……

La prima caffettiera in assoluto è originaria dell’Africa precisamente dell’Etiopia e si chiamava la jabena, che prevedeva un bricco di terracotta formata da un collo stretto a camino e un piccolo beccuccio in cui si versava il caffè.

Se in Africa veniva usata la jabena, in Europa invece nel periodo tra il XIV e il XVIII veniva utilizzata come tecnica per preparare il caffè, la bollitura dei fondi. Ovviamente la difficoltà di separare i fondi dalla bevanda fece si che in molti si adoperassero per costruire macchinari appositi per preparare questa bevanda con meno difficoltà.

Solo però nel 1800 venne inventata quella che potremmo definire una delle antenate della Moka ovvero la vacuum, una macchinetta formata da due contenitori, di cui uno inferiore che aveva il compito di contenere l’acqua e una parte superiore che invece conteneva la polvere di caffè.

Sono succedute a questo modello poi la caffettiera a filtro, quella rovesciabile, conosciutissima soprattutto perché spesso presente nelle opere teatrali di Eduardo De Filippo, fino ad arrivare alla Moka moderna, la Bialetti.

Quella che noi tutti conosciamo e che tutti abbiamo in casa è frutto del genio dell’italiano Alfonso Bialetti, da qui il suo nome, che nel 1933, progettò e realizzò la caffettiera per eccellenza che ha cambiato il modo di preparare questa bevanda in casa.

Curiosità

Una curiosità su tutte sulla Bialetti? È stata prodotta in più di 105 milioni di esemplari, ed è presente nella collezione permanente del MOMA di New York, perché si sa da sempre che il caffè è un’opera d’arte.

 

 

 

 

 

 

 

Le colazioni nel mondo:ecco tutte le curiosità!

La colazione è il pasto più importante della giornata e questo è un dato di fatto.Tutti i nutrizionisti, dietologi, sostengono l’importanza di questo appuntamento al quale non bisogna mai mancare.

C’è da dire però che non sono tutte uguali, ci sono colazioni e colazioni. Eh si, potremmo infatti sintetizzare la questione affermando che a seconda del paese in cui ci troviamo è possibile fare una colazione diversa.

Vediamo insieme quindi qualche usanza nel mondo partendo proprio dal nostro Paese fino a raccontare qualche abitudine mattutina di altri posti.

Colazione made in Italy

In Italia siamo abituati ad un certo tipo di colazione che potremmo  racchiudere nella parola dolce. Caffè, yogurt, biscotti, succhi di ogni tipo, cappuccino, latte e corn flakes, marmellate da spalmare su fette di pane, cornetti e brioche, insomma la colazione made in Italy si presenta molto variegata, ognuno sceglie la propria, in base ai gusti e al proprio regime alimentare, ma anche se varia da persona a persona ha un unico comune denominatore: la dolcezza.

Se ci allontaniamo dal nostro Bel Paese le cose cambiano e anche di molto. La colazione diventa un appuntamento del tutto diverso da quello all’italiana, talvolta consumata in modo fugace prima di uscire.In molte zone del mondo infatti è proprio un momento in cui ci si mette ai fornelli e si realizzano piatti sorprendenti.

Colazioni internazionali

In Spagna per esempio, esiste sia la colazione dolce che quella salata, quest’ultima consiste nel mangiare pan y tomate  ovvero il pane condito con polpa di pomodoro fresco e con un’aggiunta di olio. Anche in Gran Bretagna c’è questa doppia scelta: al tradizionale te inglese accompagnato da biscottini, consumati non solo al mattino ma anche di pomeriggio, si passa al consumo di uova fritte con bacon e salsiccia, usanza che rimanda anche alla colazione che si fa negli Stati Uniti, in cui il tutto viene accompagnato dal caffè americano e dai succhi d’arancia.

Nei paesi dell’Europa dell’est come la Germania e la Polonia invece la colazione tipica è per lo più salata e prevede il consumo di  formaggio, prosciutto, pancetta e salsiccia, accompagnati dal pane che viene accuratamente tostato e sul quale spalmato il burro, mentre per le bevande che accompagnano il pasto c’è una maggiore assonanza con le nostre, si consumano infatti caffè, thè e succhi di frutta; in Russia ad essere molto gettonati invece sono i sirniki, ovvero una sorta di pancakes fritti con la ricotta mescolata ad uova e farina e adornati con frutti di bosco freschi.

Se invece ci spostiamo nei Paesi orientali, le stranezze culinarie non si fanno mancare, in Giappone per esempio al mattino si consuma zuppa di miso, riso bianco, alghe marinate e pesce crudo, in Cina invece si prediligono piatti leggeri e salati, cucinati o al vapore o bolliti, da accompagnare al té cinese.

E ancora, in Pakistan si mangia lo stufato, in Israele zuppe di cipolle aglio pomodorini, in sud America si va dal consumo di pesce crudo, alla carne, a brodi vari, insomma il mondo ci offre mille modi di concepire la colazione, e raccontarli tutti sarebbe quasi impossibile, forse quasi come provarli, eppure tutti interessanti che raccontano tanto del territorio in cui vengono consumati.

E voi dopo aver letto questo articolo quale preferite? Non vi resta dunque che viaggiare per scegliere!

 

 

 

 

 

 

 

Le cinque regole per un espresso napoletano perfetto.

Articolo di Michele Sergio pubblicato su Il Roma del 25 marzo 2018

Il caffè a Napoli, si sa, è una cosa seria e quello napoletano è unanimemente riconosciuto, per bontà e tradizione, come il migliore. Di mattina, soprattutto, l’aroma di caffè invade le strade, lo si percepisce dappertutto. Non v’è casa napoletana, del resto, dove la prima attività post-risveglio non sia quella di preparare la “macchinetta”, così come non v’è bar a Napoli che, manco aperto, non cominci a servire i primi caffè agli avventori mattinieri. E’ ampiamente dimostrato scientificamente che la ns. bevanda per eccellenza non solo è imbattibile per gusto, ma è anche benefica: bere tre caffè al giorno giova al sistema cardiocircolatorio. L’esecuzione ad arte dell’espresso napoletano deve rispettare cinque regole, le famose “5M” codificate dai maestri caffettieri napoletani.

M-iscela.. Quella usata nei bar napoletani passa attraverso la tostatura lenta dei chicchi di caffè e ad alta temperatura; è composta, inoltre, di qualità arabica e robusta (in minore percentuale). Di qui  il tipico gusto forte e intenso dell’espresso napoletano e la caratteristica formazione superficiale di uno strato denso e cremoso.

M-acchina. A differenza che in altri luoghi d’Italia, dove è diffusa la macchina a erogazione continua (automatica o semi-automatica), i baristi napoletani prediligono la macchina a leva, più potente (ed il prodotto ne beneficia in qualità) oltre che rapida, consentendo di preparare contemporaneamente un maggior numero di caffè.

M-acina. Solo con una macina regolata in maniera corretta (i chicchi tostati non devono essere macinati né finemente né grossolanamente), solo col “giusto punto di macina”, il caffè sarà realizzato ad arte.

M-ano quella del barista. L’esperienza maturata con gli anni, la passione, la curiosità per la materia dei macchinisti napoletani hanno condotto al loro riconoscimento quali i più capaci e preparati.

M-anutenzione (e pulizia) della macchina e di ogni suo componente ed accessorio.

Perchè l’espresso napoletano si realizzato e gustato nel modo giusto, alle cinque regole devono aggiungersi due segreti: l’acqua di Napoli, dalle importanti qualità organolettiche e la tazzina rigorosamente bollente, affinché il caffè conservi la temperatura di estrazione e non si alteri nel gusto e nell’aroma. È sempre simpatico cogliere l’avventore napoletano al bar nell’atto di pronunziare la rituale affermazione dopo avere portato la tazzina alle labbra: comm’ caz.. coce! Senza le famose 3C, sarà un soltanto un espresso e non un vero espresso napoletano. Buon caffè a tutti.

Colomba Pasquale: tra origini e leggende

In ogni regione italiana dalla Val D’Aosta fino alla Sardegna durante il periodo pasquale vengono realizzati i più disparati dolci che rappresentano questo periodo in pieno, in ogni zona dello stivale le proposte culinarie sono diverse eppure c’è un dolce che si trova sulla tavola di tutti gli italiani e che li accomuna, stiamo parlando della colomba pasquale il simbolo per antonomasia di queste feste.

Nonostante sia un dolce molto conosciuto e apprezzato, in pochi conoscono la sua storia e le sue origini, proprio per questo motivo abbiamo scelto di raccontarvi qualche curiosità sulla nascita della colomba che siamo sicuri apprezzerete tanto.

Il significato, le origini, le leggende

La scelta di rappresentare un dolce con le fattezze di un volatile, è prettamente legata ad un significato religioso.La colomba infatti è l’animale che secondo la religione Cristiana rappresenta in pieno la pace, la salvezza ma soprattutto la resurrezione. 

Dietro la nascita di questo dolce aleggiano da sempre miti e leggende che vengono da molto lontano come quella che risale al VI secolo nella zona di Pavia, dopo l’assedio della città, legata al re longobardo Alboino al quale si narra fu offerto un pane dolce dalle forme di un pacifico volatile, appunto una colomba.

Altre fonti  invece fanno risalire la nascita di questo dolce a San Colombano, da cui appunto  il dolce prenderebbe il nome. Il santo, nel 600 venne invitato con i suoi monaci alla corte della regina longobarda Teodolinda, secondo le narrazioni, i monaci rifiutarono un banchetto ricco di carni, per far penitenza. L’abate Colombano per evitare  che la regina potesse offendersi di quel loro rifiuto, trasformò le pietanze offerte in pani bianchi e candidi, che avevano le tipiche forme della colomba.

Insomma le leggende e imiti su questo dolce proprio non mancano.

Se invece vogliamo rifarci alla storia accertata di questo dolce dobbiamo spostarci agli inizi del 1930 grazie ad un’idea dell’allora direttore della pubblicità degli stabilimento Motta, Dino Villani  che propose un’iniziativa che si dimostrò vincente.

L’azienda, infatti già conosciuta per i suoi gustosi panettoni, decise di trovare una strategia per riutilizzare macchinari e ingredienti natalizi anche nei mesi successivi. Nacque così quella che diventerà il simbolo dell’eccellenza pasquale: la Colomba.

La colomba del Gambrinus

Anche noi del Gran Caffè Gambrinus non facciamo mancare la nostra proposta culinaria in fatto di colombe pasquali.I nostri maestri pasticceri infatti realizzano, un prodotto di altissima qualità per il gusto la sua leggerezza e i suoi profumi, un immancabile dolce da portare in tavola nel giorno di Pasqua. Oltre alla colomba tradizionale infatti proprio da noi è possibile gustare quella al pistacchio, al cioccolato e al cioccolato bianco, perchè il mix tra la tradizione e l’innovazione per noi è un binomio vincente, soprattutto in cucina.

Buona Pasqua a tutti!

Pasqua a Napoli: alla scoperta di una città unica al mondo!

Pasqua è alle porte, e molte persone scelgono sempre più spesso di festeggiarla  fuori casa magari raggiungendo le città d’arte alla scoperta delle bellezze nostrane.

Una delle mete più gettonate è sicuramente Napoli, la città che racchiude in se vari aspetti  decisamente vincenti e molto apprezzati dai turisti come l’arte, la storia, la movida, ma soprattutto l’ottima cucina. 

Chi sceglierà per questa Pasqua 2018 di visitare il capoluogo partenopeo si troverà davanti varie proposte che accontenteranno i gusti dei turisti più esigenti.

 Tour dell’arte

Per gli amanti dell’arte proponiamo infatti una visita al PAN, il Palazzo delle Arti di Napoli, che propone una mostra dedicata al pittore Salvador Dalì; nella Basilica di San Giovanni Maggiore invece sarà possibile visitare la mostra che ha avuto un gran successo e per questo motivo resterà in città fino al mese di maggio Van Gogh the Immersive Experience; Al Palazzo reale invece per gli appassionati di musica da non perdere la mostra  curata da Renzo Arbore, Neapolitan Memories and Songs. 

Le tappe ovviamente da non perdere e da visitare  sono il Centro storico, cuore pulsante della città dove è possibile visitare la zona di San Gregorio Armeno famosa per i suoi pastori e per gli artigiani che li realizzano tutto l’anno, San Domenico Maggiore, dove nei pressi si trova il Cristo Velato, l’affascinante piazza del Gesù  con il Chiostro di Santa Chiara; la spettacolare piazza del Plebiscito con la sua maestosità,  divenuta il simbolo della città e ancora non può mancare una vista al Maschio Angioino fino ad arrivare al lungomare Caracciolo dove il protagonista insieme al mare è il Castel dell’Ovo con i suo borgo marinaro fatto di ristorantini tipici.

Ma diciamoci la verità queste sono solo alcune delle tappe da fare perchè a Napoli c’è tanto da fare ma sopratutto da vistare, questi suggerimenti possono essere considerati  solo come un assaggio, un inizio per conoscere la città.

Tour culinari…..

Ma Pasqua non è fatta solo di tour, visite guidate, ed escursioni questi giorni di festa infatti sono anche la giusta occasione per poter concedersi un peccato di gola e gustare prelibatezze culinarie tipiche della nostra zona come per esempio la pastiera napoletana. Per questo motivo una tappa al Gran Caffè Gambrinus diventa un qualcosa di irrinunciabile una meta da aggiungere a tutte le altre per assaporare in pieno il gusto del territorio campano. Sorseggiare un caffè fumante seduti ai tavolini del Gambrinus, la caffetteria che è parte integrante della storia di Napoli, assaggiare una fetta di pastiera o di colomba ripiena di cioccolato, godersi una pausa da tutto, non ha veramente eguali.Un’esperienza da non perdere per conoscere in pieno una delle città più suggestive del mondo.

Caffè, giornalismo e grandi donne: L’ultimo desiderio per una condannata a morte? Una tazza di caffè!

Articolo di Michele Sergio pubblicato su L’Espresso napoletano del mese di marzo 2018

A Napoli, lungo Salita di Sant’Anna di Palazzo, vi è una targa commemorativa di Eleonora Pimentel de Fonseca, posta, dove abitava, nel 1999 in occasione del duecentesimo anniversario dalla sua morte.

La de Fonseca fu tra gli artefici della Repubblica Napoletana del 1799, effimera (gennaio-giugno 1799) ma importante parentesi democratica durante il regime borbonico.

Di famiglia portoghese, nata a Roma, poco dopo la nascita i genitori la trassero con loro a Napoli dove si trasferirono. Forte di una cultura classica, letterata e autrice di poemi e componimenti, divenne bibliotecaria della regina Maria Carolina, con la quale frequentava i salotti degli illuministi napoletani, in un primo tempo sostenuti dalla stessa sovrana, poi, in seguito da ella invisi e contrastati. Forte fu il legame tra le due donne, ma si interruppe drasticamente con il sopraggiungere, dalla Francia, delle notizie che facevano conoscere i drammatici sviluppi della Rivoluzione ed in particolare della morte della sorella Maria Antonietta. Parallelamente la de Fonseca aveva abbracciato gli ideali libertari e democratici e fu tra i protagonisti dei moti che condussero all’istituzione della Repubblica, di cui divenne vera e propria anima dalle colonne del periodico settimanale il Monitore Napoletano, da lei diretto. Restaurata la monarchia, fu giustiziata a 47 anni insieme ad altri repubblicani.

A questa straordinaria donna lo scrittore Enzo Striano ha dedicato il premiatissimo romanzo, “Il resto di niente” del 1986 da cui è stato tratto l’omonimo film diretto nel 2004 dalla regista  Antonietta De Lillo.

La de Fonseca aveva la passione per il caffè. Si racconta che da bambina osservava con curiosità le caffettiere napoletane utilizzate dalla mamma e dalla zia, che seguiva affascinata nelle operazioni di preparazione della bevanda.

Crescendo il caffè divenne il pretesto (accanto ai biscotti, cioccolata e tabacco) per intrattenere i suoi ospiti in casa e stringere amicizie, quello stesso caffè intorno al quale si radunavano gli illuministi napoletani nei loro salotti.

Durante i mesi della rivoluzione napoletana il caffè accompagnava quotidianamente il febbrile lavoro nella redazione de Il monitore. Si narra che in fase di realizzazione del primo numero del giornale, la pausa caffè fosse l’unico momento in cui Donna Lionora riusciva a tranquillizzarsi, a stemperare i dubbi e i timori sull’impatto che, il giornale e le idee attraverso esso diffuse, avrebbero avuto sul popolo napoletano. Anche le riunioni con i compatrioti si svolgevano sempre davanti alle tazza bollenti di caffè, vero catalizzatore di socialità, idee, pensieri.

Il caffè accompagnerà la de Fonseca addirittura nel drammatico giorno della sua morte. Pima d’essere giustiziata incontrò il prete al quale espresse un solo ultimo desiderio: bere una tazza di caffè. Emblematico episodio che conferma come il napoletano accompagna ogni momento della vita con un caffè, finanche l’ultimo!

Il caffè?Una grande opera d’arte!

Il caffè è un’arte e questo si sa.Ma sapevate che con il caffè si possono creare vere e proprie opere d’arte?

Eh si, avete letto bene, ma non ci riferiamo alle decorazioni che abili baristi realizzano quando ordiniamo il caffè e che mettono il buon umore, con soggetti come chiavi di violino, cuor, fiori etc… stiamo parlando invece di vere  e proprie opere realizzate su tela, dipinti da esposizione che raffigurano soggetti di ogni tipo, dai paesaggi alle nature morte, fino alla rappresentazione di personaggi illustri, dove il protagonista indiscusso è proprio il caffè. 

Coffee painting

La tecnica a cui ci riferiamo è comunemente nota come il coffee painting, una tecnica in cui per ritrarre un certo tipo di soggetto non vengono utilizzate tempere, acquerelli etc…bensì il caffè.Questo metodo è molto usato in tutto il mondo e chi usa questa tecnica è solito realizzare dei veri capolavori.

Cosa occorre per dare il via ad un’opera al caffè? Questa tecnica  può essere realizzata grazie ad una semplice tela e all’uso di una tazzina di caffè solubile, o quello realizzato con la moka fatto in casa, possibilmente un pò ristretto, infine occorre tanta fantasia e diciamoci la verità anche del talento, perchè nonostante gli strumenti siano di semplice utilizzo e reperibilità, realizzare questi dipinti non è poi altrettanto semplice.

Gli artisti del Caffè

Molti sono gli artisti che utilizzano questo tipo di tecnica e i loro lavori sono davvero eccezionali,  in Italia abbiamo Giulia Bernardelli che utilizza il caffè come inchiostro, i soggetti più famosi che ha dipinto sono Amy Winehouse e Marilyn Monroe,  in Gran Bretagna c’è Maria A. Aristidou, artista che ha iniziato a dipingere con il caffè, si racconta dopo averlo versato accidentalmente su un foglio di carta, Red Hong Yi, artista malese di 28 anni che tra le sue opere vanta un omaggio a Lucio Dalla, che ha realizzato utilizzando il fondo di 5000 fondi di tazze di caffè.

Insomma il caffè grazie a questi artisti assume dunque una nuova identità tutta da scoprire.

Le magnifiche quattro: le donne del Gambrinus!

A pochi giorni dell’arrivo dell’attesissima festa che celebra le donne, l’8 Marzo, abbiamo deciso, a modo nostro, di celebrare il meraviglioso mondo femminile dedicando un breve articolo alle donne che hanno un particolare legame con il Gambrinus.

Molte infatti sono le personalità che hanno fatto almeno una tappa durante la loro vita, al Gran Caffè Gambrinus. Citarle tutte sarebbe stata un’impresa titanica, per questo motivo abbiamo scelto tra tante, 4 personalità di spicco che nei loro campi, nelle epoche in cui hanno vissuto e vivono, hanno dimostrato tenacia, forza, spirito di iniziativa, donne uniche che difficilmente possono essere dimenticate.

Nobiltà: Elisabetta Amalia Eugenia di Wittelsbach

Una delle prime donne del Gambrinus è sicuramente l’intramontabile Imperatrice d’Austria, Elisabetta Amalia Eugenia di Wittelsbach, o meglio conosciuta come la principessa Sissi. Forse in pochi sanno che proprio la giovane imperatrice molto amata soprattuto dal popolo,  si recò durante uno dei suoi viaggi culturali a Napoli, nel 1890 per far visita alle bellezza presenti in città e si fermò proprio al Gran Caffè Gambinus dove assaggiò per la prima volta il gelato al gusto di violetta.

Giornalismo: Matilde Serao

Matilde Serao, scrittrice e giornalista è passata alla storia per essere stata una delle prime donne italiane a fondare e dirigere un giornale il quotidiano “Il Mattino” seduta proprio ai tavolini del nostro caffè.

Cinema: Sophia Loren

Se parliamo di cinema italiano allora non possiamo non citare Sophia Loren come l’icona per eccellenza di bellezza, sensualità e talento. Sophia Loren è legata al nostro Caffè Gabrinus, grazie al film del 1954 Carosello Napoletano, della regia di Ettore Giannini,in cui recitava e  per la realizzazione di alcune scene fu scelto il Gambrinus come set.

Politica: Angela Merkel

La politica si sa è il mondo maschile per eccellenza, eppure Angela Merkel la cancelliera tedesca è riuscita a primeggiare in un mondo di uomini e a imporre un potere veramente strepitoso. Angela Merkel, ama molto l’Italia e soprattutto la città di Napoli che sceglie volentieri come meta turistica. Nella sua tappa in città, la cancelliera non si fa  mancare una sosta obbligata proprio al nostro Gran Caffè Gambrinus.

Auguri a tutte le donne!

 

Caffè del bar vs caffè fatto in casa: chi vince?

Articolo scritto da Michele Sergio e pubblicato su “Il Roma” del 25 febbraio 2018

Il mondo degli amanti del caffè è da sempre spaccato in due: i sostenitori del caffè espresso, quello preparato nei bar, contendono il primato del caffè più buono agli inguaribili amanti del caffè fatto in casa. Lo vogliamo premettere: sono entrambi buoni, ciascuno dei due ha piccoli difetti ed i grandissimi pregi della nostra eccezionale bevanda. A voler risolvere la vexata quaestio, proviamo ad evidenziarne le differenze.

L’Espresso, una veloce bontà tra una chiacchiera e un pensiero!

Preparato nei bar e nelle caffetterie, utilizzando una macchina professionale, si presenta con la classica crema in superficie. La macchina nasce alla fine del 1800 e si lega alla figura di Angelo Moriondo, l’uomo che per primo la ideò con l’intento di velocizzare e semplificare la preparazione del caffè per renderlo immediatamente fruibile in un ritrovo pubblico. Successivamente Luigi Bezzerra, colpito dall’invenzione di Moriondo, propose una nuova versione della macchina espresso proponendola a livello industriale: è la “Pavone”, con l’utilizzo della quale il caffè veloce, l’espresso, per l’appunto, veloce come quello che, all’epoca, era il treno più veloce, prende definitivamente piede, uscendo sempre più dalle case.

Oggigiorno le macchine moderne da espresso consentono di preparare il caffè in meno di un minuto, con alto risultato in termini di gusto e qualità, in perfetta linea con i ritmi serrati di una giornata lavorativa. In particolare nella nostra città è presente in quasi tutte le caffetterie la macchina a leva (a differenza delle altre parti d’Italia dove si predilige l’uso della macchina da bar automatica – o a erogazione continua – che, ci sia consentito dirlo, permette di realizzare un signor caffè!

La Cuccuma e la Moka: la bontà viene servita in casa e tutto profuma di caffè!

La caffettiera napoletana (la c.d. cuccuma o cuccumella) inventata a Napoli nel 1819 dal francese Morize è stata utilizzata per molti anni fino ad essere poi gradualmente sostituita dalla più moderna e veloce Moka, creata nel 1933 da Alfonso Bialetti. Le due “macchinette” del caffè casalinghe hanno reso l’antico infuso una nuova e saporita bevanda da preparare in casa, calda, aromatica, associabile ad ogni tipo di dolcino, sufficientemente rapida da preparare, ma con un tempo, certamente più lungo di quello del bar, che consente di conversare nel mentre il caffè sale spandendo il suo aroma per tutta la casa.

Ci rendiamo conto di non essere riusciti a dare la palma di migliore ai due eterni contendenti e forse non è possibile: si obietterà che sono due cose diverse, ma sempre il Caffè è! Diversamente declinato ma, ciascuno, perfetto per momenti differenti; entrambi deliziosi ed irrinunciabili. A patto che si rispetti la tradizione della grande scuola napoletana, che sia quella dei maestri caffettieri o quella delle esperte mani casalinghe. De gustibus, del resto, non est disputandum. Buon caffè a tutti!