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IL CAPPUCCIOTTO: LA NOVITA’ DELL’AUTUNNO 2016

articolo di Michele Sergio (il Boss del Caffè)

Aumenta il numero di turisti che vengono a visitare le bellezze della città partenopea. Li vedi camminare per le strade principali ammirando le bellezze architettoniche, fotografare “i panni spasi” nei vicoli dei Quartieri Spagnoli, passeggiare mano nella mano sul lungomare lasciandosi incantare dal romantico  tramonto sul golfo, visitare con attenzione i tanti nostri musei, ma, soprattutto, affollare ristoranti e pizzerie, caffetterie e gelaterie alla ricerca delle nostre inimitabili golosità.

La cucina napoletana è forse il principale motivo per il quale si sceglie Napoli come meta turistica.

In alcuni casi, però, il turista, per nostalgia o perché non vuole rinunciare alle sue abitudini, preferisce, comunque, gustare prodotti del suo paese. Molti turisti statunitensi, ad esempio, tra una pizza e un piatto di spaghetti con le vongole, inseriscono un cheeseburger.

Anche al Gambrinus sovente i turisti a stelle e strisce chiedono piatti del loro paese: avendo una clientela internazionale siamo pronti ad accontentare ogni genere di richiesta, magari con qualche contaminazione della nostra cucina.

Nel nostro storico locale oggi si trova il muffin (dolcino di origine anglosassone) piuttosto che il club sandwich (tipico tramezzino americano).

Il milkshake è, poi, la bevanda più richiesta dai figli dello Zio Sam. Da Napoli a New York spopola una sorta di frappé di cappuccino con panna montata. Il turista va sempre accontentato? Eccola allora la nostra versione: il CAPPUCCIOTTO!!!

La preparazione è molto semplice: dopo aver spalmato sulle pareti interne del bicchiere la crema di  nocciola, ivi si versa una tazza di cappuccino freddo; poi si versa latte montato (preferibilmente scremato o parzialmente scremato: monta molto meglio) e si completa con la panna montata. Decorazioni con cioccolata e noccioline tritate completano l’irresistibile e squisito Cappucciotto.

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Una speciale torta nuziale

articolo di Michele Sergio (il Boss del Caffè)

Ieri ho chiesto ai maestri pasticceri del Gambrinus di realizzare un’originale torta nuziale di colore bianco, a forma di piramide, con decorazioni ai lati.

Quando il capo pasticcere Stefano mi ha chiamato per comunicarmi che la torta nuziale era pronta mi sono recato nel laboratorio e dopo essermi complimentato per la realizzazione ho apportato un piccolo cambiamento alla torta. Ho tolto dalla cima le statuine degli sposini e le ho sostituite con quelle di due uomini in abito da cerimonia mano nella mano e sorridenti.

Onestamente mi aspettavo qualche commento negativo dai pasticceri presenti, invece il più anziano mi ha stupito quando ha detto “era ora che anche due uomini si potessero sposare”.

Ero convinto che la vecchia generazione, a differenza della mia – da anni pronta al riconoscimento dei diritti civili – non accettasse un tale cambiamento epocale. Nella mia città, a parte alcune resistenze, questa “riforma” è passata quasi come se fosse cosa scontata. Napoli in fondo è sempre stata una città cosmopolita, tollerante e aperta a tutti i cambiamenti.

Sono contento di avere omaggiato della torta nuziale il primo sindaco omosessuale in Italia che si sposa in Campania.

Tutte le settimane si vedono le spose, con i loro abiti bianchi, farsi fotografare davanti alla fontana del Carciofo in piazza Trieste e Trento o sotto il colonnato della chiesa di San Francesco di Paola di piazza del Plebiscito o nelle storiche sale dorate del Gambrinus

Oggi le foto degli sposi saranno un po’ diverse, ma saranno comunque immortalate in un album perchè il giorno più bello della vita possa essere sempre ricordato.

 

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Il dolce di San Gennaro

Mancano ormai pochissimi giorni alla festa più importante del popolo partenopeo, quella di San Gennaro, durante la quale ha luogo il miracolo della liquefazione del suo sangue.

Il 19 settembre del 305 d.C. il futuro santo si offrì in sacrificio come martire durante la persecuzione dei cristiani da parte dell’imperatore Diocleziano e il suo sangue secondo la tradizione fu raccolto da una donna pia di nome Eusebia subito dopo l’esecuzione avvenuta in Pozzuoli (di fronte alla Solfatara) dove ora sorge il Santuario dedicato a Gennaro che custodisce la “pietra” dove lo stesso fu decapitato.

Oggi il sangue del martire racchiuso in due antichissime ampolle custodite nel Duomo di Napoli e
il mistero della liquefazione è un evento di importanza internazionale che richiama migliaia di fedeli e di curiosi, napoletani e non, e che hanno reso celebre San Gennaro in tutto il mondo.

Da secoli, ogni vero napoletano si affida a lui nei momenti più disparati per richiedere assistenza, aiuto o protezione.
Oggi, i tifosi partenopei più accaniti, arrivano addirittura ad invocarlo in occasione delle partite più importanti della squadra di casa: in primis contro l’avversaria storica, la Juventus, o negli incontri della Champions League.

Il Gran Caffè Gambrinus ha voluto omaggiare il santo e il forte legame che lo lega alla città e al popolo partenopeo, dedicandogli una delizia per il palato tutta sua: “Il Dolce di San Gennaro”.

Dall’estro creativo di Massimiliano Rosati, il suo ideatore, e dalla dolce arte del maître pasticciere Stefano Avellano, nasce questa golosa delizia. I suoi ingredienti principali sono:

– Il rivestimento esterno della sfogliatella
– Pan di Spagna bagnato con maraschino
– Crema pasticciera
– Amarene

Il Dolce va ad arricchire il panorama dei dolci partenopei dedicati ai santi e tipici delle festività religiose.
Tra questi ricordiamo la zeppola di San Giuseppe, un bignè guarnito con crema pasticcera e amarene sciroppate, la pastiera, tipico dolce pasquale a base di pasta frolla ripiena di ricotta, grano bollito e canditi e, infine, gli struffoli, piccole palline di pasta dolce, fritte e poi immerse nel miele e decorate con confettini colorati e frutta candita, tipici del periodo natalizio.

A quello tradizionale del santo patrono così, si affianca oggi un altro “miracolo”. Più terreno forse, ma certamente delizioso e invitante: quello del Gran Gaffè Gambrinus con il suo irresistibile Dolce di San Gennaro.

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Ciampi

Il Gran Caffè Gambrinus è da sempre il Caffè frequentato dai Presidenti della Repubblica italiani in visita a Napoli, ma è soprattutto Carlo Azeglio Ciampi, presidente della Repubblica dal 1999 al 2006 e cittadino onorario della città di Napoli dal 1995, ad aver fatto della caffetteria Gambrinus il luogo di un rito irrinunciabile ed esclusivo.

Ogniqualvolta si è trovato a Napoli, non ha mai rinunciato a ritrovarsi, con la moglie Franca, in quel gioiello d’arte e storia a pochi passi da Palazzo reale e dal teatro San Carlo per sorseggiare il miglior caffè della tradizione napoletana.

Oscar Wilde, 1882. LEHTIKUVA / EVERETT COLLECTION / Jerry Tavin

Oscar Wild

UNA TREGUA DAGLI AFFANNI

Oscar Wilde (1854-1900) è tra gli esponenti di spicco del decadentismo europeo di fine ‘800. Sferzante, controverso, incline alla provocazione, dovette scontare una condanna penale per reati contro la morale.

Uscito dal carcere di Reading nel 1979, riparò a Napoli insieme a Lord Alfred Douglas nascondendosi sotto falso nome con l’intenzione di trovare pace proprio in quel luogo, Posillipo, il cui nome in greco significa “tregua dal pericolo”. Qui, infatti, i due presero alloggio rimanendo a Napoli fino al marzo 1989.

Pur cercando di mantere un profilo basso, il grande scrittore irlandese non poté fare a meno di frequentare il Caffé più rinomato della città, il Gran Caffè Gambrinus, per rivivere i fasti di quel bel mondo di cui era stato protagonista indiscusso.

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Gabriele D’Annunzio

Gabriele D’Annunzio (1863-1938) è il poeta civile per eccellenza, protagonista assoluto della vita politica e culturale dell’Italia tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900. Nato a Pescara, visse a Napoli dal 1891 al 1893 collaborando a Il Mattino e Il Corriere di Napoli.

La tradizione vuole che, durante un caffè al Gambrinus, il poeta fosse sfidato dall’amico Ferdinando Russo a scrivere una canzone in dialetto napoletano, canzone che D’Annunzio scrisse di getto addirittura a matita sul marmo di uno dei tavoli del Caffè.

Il testo della celebre A vucchella fu musicato da Francesco Paolo Tosti alcuni anni dopo e la canzone fu incisa da Enrico Caruso.