“Voce ‘e notte”, una canzone d’amore scritta ai tavolini di un Caffè

Articolo di Michele Sergio pubblicato su Il Roma del 20 maggio 2018

Lo storico Caffè Gambrinus, soprattutto tra fine ‘800 ed inizi ‘900, era la location preferita da artisti e musicisti dove trascorrere le ore oziose e, sovente, comporre e scrivere melodie tra un gelato e un bicchiere di vino, un caffè ed un pasticcino. E’ proprio ai tavolini del celeberrimo ritrovo che furono scritte tante canzoni che oggi fanno parte del grande patrimonio della musica classica napoletana. Una di questi capolavori è la meravigliosa Voce ‘e notte appassionato grido di un innamorato sofferente. Si racconta che Eduardo Nicolardi, all’età di 25 anni, redattore del quotidiano “Don Marzio” e poeta per diletto, un giorno del 1903 ebbe un colpo di fulmine e si innamorò perdutamente della diciottenne Anna Rossi. La giovane dal balcone di casa sua ricambiò con sguardi amorosi la passione nascente. Quando Nicolardi trovò il coraggio di chiedere al di lei padre la mano della fanciulla, questi, il commendatore Gennaro Rossi, commerciante di cavalli da corsa, gli disse che avrebbe dato in sposa la figlia solo ad un uomo ricco. Siccome Nicolardi, ahilui, non lo era, grande fu la sua delusione per la posizione assunta dal padre dell’amata e ancora maggiore lo fu quando seppe che la sua Anna andò in sposa ad un ricco proprietario terriero di ben 75 anni! La fanciulla dovette accettare, suo malgrado, la decisione paterna ed insieme al suo sposo andò a vivere a via Santa Teresa.

Ma Nicolardi non si arrese: tutte le notti si recava sotto casa degli sposi nella speranza di potere ancora una volta incontrare, almeno, lo sguardo di Lei. Una notte Eduardo ebbe l’improvvisa sensazione che Anna lo stesse desiderando, pur non potendolo incontrare. Ispirato corse così al Caffè Gambrinus, aperto anche a tarda notte e scrisse i versi della celeberrima canzone.

Musicata da Ernesto De Curtis, Voce ‘e notte è stata resa celebre dai grandi della canzone napoletana e particolarmente, in versione d’atmosfera, da Peppino di Capri.

Il fato premiò la tenacia di Eduardo infatti, appena un anno dopo il matrimonio, l’attempato marito di Anna passò a migliore vita e Nicolardi riuscì finalmente convolare a nozze con la giovane vedova. Il loro matrimonio fu lungo (quasi 50 anni) e felice (i due ebbero otto figli!).

Si ‘sta voce te scéta ‘int”a nuttata,
mentre t’astrigne ‘o sposo tujo vicino…
Statte scetata, si vuó’ stá scetata,
ma fa’ vedé ca duorme a suonno chino…

Nun ghí vicino ê llastre pe’ fá ‘a spia,
pecché nun puó sbagliá ‘sta voce è ‘a mia…
E’ ‘a stessa voce ‘e quanno tutt’e duje,
scurnuse, nce parlávamo cu ‘o “vvuje”.

Si ‘sta voce te canta dint”o core
chello ca nun te cerco e nun te dico;
tutt”o turmiento ‘e nu luntano ammore,
tutto ll’ammore ‘e nu turmiento antico…

Si te vène na smania ‘e vulé bene,
na smania ‘e vase córrere p”e vvéne,
nu fuoco che t’abbrucia comm’a che,
vásate a chillo…che te ‘mporta ‘e me?

Si ‘sta voce, che chiagne ‘int”a nuttata,
te sceta ‘o sposo, nun avé paura…
Vide ch’è senza nomme ‘a serenata,
dille ca dorme e che se rassicura…

Dille accussí: “Chi canta ‘int’a ‘sta via
o sarrá pazzo o more ‘e gelusia!
Starrá chiagnenno quacche ‘nfamitá…
Canta isso sulo…Ma che canta a fá?!…”

 

uno storico borgo napoletano

Storia del “pallonetto”

In origine era un piccolo borgo di marinai, situato alle spalle dello storico quartiere napoletano di Santa Lucia, sorto nell’ottocento, è il famoso Pallonetto, una delle zone più caratteristiche della nostra città che ha una storia da raccontare davvero affascinante a partire dal suo nome. Il pallonetto di Santa Lucia è caratterizzato da una lunga scalinata che porta a vicoli e stradine strette che collegano ai bassi napoletani, dove il folklore qui è di casa.

Le origini del nome

Prima di parlare del borgo iniziamo col raccontarvi che esso si chiama così grazie ad un gioco, inventato alla corte dei Medici, molto in voga già alla fine del 1600, che prevedeva l’utilizzo di piccole palline fatte a mano contenenti una pallina di piombo avvolta in gomma e lana con una copertura di cuoio, che doveva essere colpita dai giocatori con una mano nuda. Il gioco del pallonetto dalle corti, ben presto iniziò ad arrivare anche nei quartieri più popolari delle città di Italia e anche a Napoli dove i bambini, gli “scugnizzi” giocavano con queste sfere tra i vicoli della città all’aria aperta.

Un borgo controverso

Il pallonetto di Santa Lucia, nonostante sia un posto che trasuda la vera storia popolare della città, racchiude in se, se lo si guarda con occhi critici tante “barbarie architettoniche”. Esso infatti è caratterizzato da tanti vicoli, dove l’assenza di aria e luce è davvero predominante, per le case non c’è simmetria ne stile, i gradini di questo borgo sono per lo più malandati, eppure nonostante tutto, risulta tutt’ora un borgo molto popolato e chi vive in queste zone ha una forte appartenenza al posto, una sorta d’ identità urbanistica. Insomma un borgo molto caratteristico visto dal di fuori  ma che racchiude in se tante criticità.

Eppure chi vive in questa zona, non può far a meno di apprezzarne i vantaggi, il borgo si trova infatti a ridosso del mare e a due passi dal cuore pulsante della città e della movida napoletana,  ma soprattutto è molto vivo lo spirito comunitario dove tutti si conoscono e dove pare il tempo non sia mai passato.    

 

 

 

Napoli: tra le prime città a conoscere il caffè!!!

Articolo di Michele Sergio pubblicato su “L’Espresso Napoletano” del mese di maggio 2018

Grazie a Pietro Della Valle Napoli fu tra le prime città a venire a contatto con una nuova bevanda: il caffè

Figura affascinante quella del grande musicologo, scrittore e avventuriero romano Pietro Della Valle che, nella prima metà del ‘600, intraprende una serie di viaggi in Medio Oriente nel corso dei quali scopre un mondo sconosciuto a noi europei, tante novità, tra le quali il caffè. Egli è tra i primi europei a berlo e cercherà di importarlo nella sua città d’adozione, la nostra, Napoli. Ma andiamo con ordine.

Pietro Della Valle nasce a Roma nel 1586 da un ricco ed antico casato che gli consente di approfondire gli studi classici, appartenere alla società che conta, viaggiare, intrecciare relazioni personali e professionali con persone d’ogni livello e nazionalità.

A vent’anni la sua vita cambia. S’innamora perdutamente di una fanciulla che però non potrà mai avere perché andrà in sposa ad un altro uomo.

Deluso, Pietro si sfoga dandosi a componimenti musicali: Il carro di fedeltà d’amore, Gli amori pescatorii, Lettere pescatorie amorose, Sogno Amoroso. Ciò non gli basta a colmare il suo vuoto e decide di partire per la guerra nel 1611 per assalire Tunisi. Dopo questa parentesi ritorna a Napoli, allora una delle città più vive e popolose del mondo, dove incontra tantissime persone tra cui il medico e poeta Marco Schipano che divenne suo stretto amico.

Nel 1614 riparte per la volta della Terra Santa dove si innamora (e stiamo a due!) di una bellissima donna di nome Maani, la sola capace di fargli dimenticare il suo (primo) amore romano.

E da lì inizia la scoperta degli usi e costumi dei popoli mediorientali, di cui fervidamente racconta attraverso 56 lettere, agli europei, dalla scrittura cuneiforme al caffè. Si al caffè. I napoletani, attraverso le sue lettere, diffuse dall’amico Schipano, vengono a conoscenza del nero infuso, fino a quando Della Valle non ne parla direttamente dopo che, tanti gli anni passati a viaggiare, decide di ritornare a Napoli. Qui scrive della bevanda chiamata “kahve” consumata dai musulmani al termine del pasto, ottima alternativa agli alcolici proibiti dalla loro religione. Qui racconta del liquido profumato dal colore nero, da bricchi posti sul fuoco versato in piccole scodelle di porcellana, continuamente svuotate e riempite dagli avventori. Qui scrive della capacità di questa nuova “magica” bevanda di tenere sveglie le persone di notte, di destare corpo e spirito dei bevitori.

E’ per merito di Pietro Della Valle che i napoletani conoscono, tra i primi in Europa, il caffè a seguito del suo ritorno nella terra natia. Dopo un secolo Napoli diventerà la capitale del caffè ed i napoletani i primi amanti e consumatori, oltre che sponsor, del nero infuso.

monumenti più belli di Napoli

La Festa dei Musei a Napoli

Dal 19 Maggio fino al 20 Maggio a Napoli si tiene un’importante manifestazione che si svolge ormai da circa tre anni ovvero “la Festa dei monumenti”, due giorni dedicati alla scoperta del patrimonio culturale della città. Per questa occasione i musei, resteranno aperti in un orario decisamente insolito dalle 20.00 alle 24.00 e il costo dei biglietti dei musei che aderiranno all’iniziativa sarà di una cifra davvero abbordabile cioè di 1 euro.

L’iniziativa che ha come scopo quello di avvicinare le persone alla cultura, è molto apprezzata sia dai turisti che dai cittadini che non perdono l’opportunità di conoscere la propria città. A Napoli c’è tanto da vedere, per questo abbiamo deciso di segnalarvi il nostro personalissimo tour che siamo sicuri apprezzerete tanto.

Galleria Umberto I

La prima tappa inizia con la  visita alla storica e suggestiva Galleria Umberto I, costruita tra il 1887 e il 1890. L’interno della galleria è costituito da due strade che si incrociano ortogonalmente e  circondata da palazzi, negozi e caffetterie.La galleria è stata la sede storica della massoneria napoletana in particolare della loggia Massonica Grande Oriente d’Italia. 

Maschio Angioino

Napoli è una città ricca di Castelli. Nelle adiacenze della Galleria Umberto troviamo uno dei castelli simbolo della città, presente nelle foto e nelle cartoline che raccontando della nostra città in tutto il mondo ovvero il Castel Nuovo o più conosciuto come Maschio Angioino. Il castello è di origini medioevali e rinascimentali e fu costruito da Carlo I d’Angiò, nel 1266 dopo aver sconfitto gli Svevi.

Teatro San Carlo  

Un altro fiore all’occhiello della città è sicuramente il teatro San Carlo, che vale la pena visitare almeno una volta nella vita. Esso vanta di essere il più antico teatro d’Europa, fondato nel 1737. Affaccia sulla via più famosa della città ovvero piazza Trieste e Trento, il teatro per volontà dei sovrani borbonici divenne  il simbolo di una Napoli che rimarcava il suo status di grande città europea. Ancora oggi il teatro mantiene un fascino intatto, dei tempi dei grandi splendori.

Palazzo Reale

Nel cuore di piazza Plebiscito sorge un edificio storico per eccellenza ovvero il Palazzo Reale,che fu residenza storica dei vicerè spagnoli, poi della dinastia borbonica. Oggi è la sede della biblioteca nazionale.  

Palazzo Salerno

Sempre in piazza del plebiscito, troviamo poi un palazzo storico Palazzo Salerno, edificato dall’architetto messinese Francesco Sicuro, destinato dal re Ferdinando IV come alloggio ai cadetti reali. Oggi ospita il Comando Forze Operative Sud.

Galleria Borbonica

Perchè godersi le bellezze della città solo in superficie? Napoli infatti è bella anche nel sottosuolo dove c’è tanto da scoprire. Quindi non fatevi mancare un giro alla Galleria Borbonica, rigorosamente in zattera.

Gran Caffè Gambrins

Come ultima tappa, di questo meraviglioso tour, vi proponiamo l’ immancabile sosta al Gran Caffè Gambrinus, luogo simbolo della città di Napoli, in cui si incontrano arte, gusto e tradizione.

Scoprire la città in zattera

Napoli velata:in zattera sotto Piazza Plebiscito

Napoli è una città dalle bellezze che potremmo definire svelate ma talvolta anche velate. La nostra città, è famosa in tutto il mondo per i monumenti, i castelli, palazzi storici, per i paesaggi mozzafiato raccontati attraverso ritratti, foto, poesie che ormai circolano da tempo. Esiste però un volto della città che forse non in tanti conoscono, una Napoli appunto velata, le cui bellezze si trovano in posti  decisamente nascosti, ovvero nel sottosuolo.

Eh si avete letto bene, una delle tante particolarità della nostra città è proprio quella di poter essere visitata non solo in superficie alla luce del sole, ma è possibile apprezzarne anche la parte più oscura, attraverso i passaggi sotterranei, quelli che ci portano in luoghi nascosti, per scoprire una storia passata che non vede mai la luce del giorno.

Per chi volesse provare, dunque a scoprire una Napoli vista sotto un altro punto di vista, un’esperienza da non perdere è sicuramente un tour in zattera nel sottosuolo partenopeo, a ridosso di Piazza Plebiscito all’interno della famosissima Galleria Borbonica dove si racconta uno spaccato importante della storia della nostra città. 

Curiosità sul tour…..

Questo particolarissimo tour vi permetterà infatti di conoscere una cisterna realizzata alla fine del 1400, raggiungibile attraverso un breve cunicolo nella quale sono visibili, lavorazioni idrauliche veramente eccezionali. Camminando per circa 20 metri, si arriva al percorso che porta alla sala delle auto. Dopo aver percorso questo sentiero sotterraneo si arriva finalmente all’imbarco della zattera che navigherà per tutta la galleria Borbonica, arrivando fino alla fine, in cui si potranno ammirare i nomi e i pensieri dei napoletani che scendevano nel ricovero da Piazza Carolina durante la Seconda guerra mondiale.

Un simpatico malinteso

Una delle cose che intendiamo raccontare è uno storico malinteso che ormai da diverso tempo si fa avanti. La visita della Galleria Borbonica è tutt’altra storia dalla visita della famosissima Napoli sotterranea.

I due tour infatti non solo territorialmente si trovano in due zone diverse della città ma raccontano epoche storiche differenti. La prima di cui abbiamo appena raccontato, infatti  si trova a ridosso di Piazza Plebiscito, l’altra invece situata nel cuore pulsante del centro storico. Quindi, attenzione turisti stranieri e nostrani, anche il sottosuolo come  spesso accade in superficie può essere ricco di inganni e malintesi.

 

Il cappuccino: quando il caffè incontra il latte

Articolo scritto da Michele Sergio pubblicato su IL ROMA il 22 aprile 2018

La colazione preferita degli italiani è senza dubbio cornetto e cappuccino. Due sono i soli ingredienti per realizzare il cappuccino: caffè e latte montato caldo.

Il successo commerciale del cappuccino trova ragione nella semplicità degli ingredienti e nella bontà, due caratteristiche che sono state le carte vincenti e che lo hanno fatto diffondere in ogni angolo del mondo.

Ma perché si chiama così? E dove e quando è nato? Non c’è unanimità di pareri circa l’etimologia del termine ma l’ipotesi più probabile e che derivi dalla somiglianza del colore di questa bevanda con il colore del mantello mar­rone dei monaci cappuccini che erano soliti berlo quando iniziò a diffondersi in Europa. La versione più accreditata vuole che il cappuccino nasca a Vienna alla fine del XVII secolo, ma ci vorranno ben altri due secoli per arri­vare, infine, al Cappuccino così come oggi lo si co­nosce. Tre le tappe fondamentali: l’“invasione” del caffè in Europa a partire dalla fine del ’600; la dif­fusione del procedimento della pastorizzazione del latte alla fine dell’800, che ha reso più sicuro per la salute umana il consumo di latte; l’invenzione della macchina professionale per il caffè espresso, oramai nel ’900, che ha consentito la preparazione della crema e della schiuma di latte.

Non tutti sono d’accordo sulla ricetta o per meglio dire sulle proporzioni tra latte e caffè e sulla modalità di preparazione. Possiamo dire però che la ricetta più accreditata è quella per la quale il Cappuccino debba essere composto da un quinto di caffè e quattro quinti di latte caldo montato a crema (a 50/60 gradi centigradi) preferibilmente (nella versione napoletana) sormontati da un centimetro di schiuma di latte, con aggiunta di zucchero (secondo gusto) ed una spolverata di cacao.

Da servire rigidamente in tazza di ceramica/porcel­lana.

A noi italiani piace berlo a colazione, este­ri ed esterofili lo gustano anche nelle altre ore della giornata. A differenza che in passato il Cappuccino, con la sempre più larga diffusione delle macchine domestiche manuali ed elettroniche, si può anche preparare in casa e con ottimi risultati. Su internet e sui social network sempre più di frequente è possi­bile vedere tutorial dove “esperti baristi” realizzano cappuccini con la tecnica della “Latte Art” ovvero la tecnica della decorazione del cappuccino.

Esistono tantissime variazioni sul tema. Elencarle tutte è quasi impossibile. Citiamo tra le altre le più richieste nei bar della penisola.

Caffèlatte: veramente diafana la linea di confine tra caffè latte e cappuccino. I puristi sostengono che il caffè-latte sia formato da 125 cl di latte e 25 cl di caffè e vada servito in un bicchiere di vetro senza schiuma. I baristi napoletani, puristi per eccellenza, lo offrono, difatti, senza schiuma di latte, rispettando, in linea di massima, le dette proporzioni.

Latte macchiato: Le differenze con il cappuccino si fanno sempre più sottili… La tradizione napoletana propone, in tazza di ceramica/ porcellana larga, latte riscaldato con la lancetta a vapore e mezza tazzina di caffè versato sullo strato di crema di latte.

Cappuccino freddo (o Ice Cappuccino per gli americani) è oramai abitualmente diffuso anche dalla nostre parti. Ottimo come bevanda estiva.

Frappè di cappuccino, che ha avuto notevole successo in America, è un cappuccino freddo con l’aggiunta di latte montato (e panna montata) proposto dalle catene di ristorazione a stelle e strisce in gusti vari: vaniglia, cioccolato, caramello, solo per citarne alcune. In Italia non ha, per ora, rilevante diffusione, ma anche qui si comincia.

Infine per chi non tollera la caffeina o il lattosio ecco il Cappuccino di Orzo ed il Cappuccino di Soia: non ci sarà il caffè nel primo ed il latte vaccino nel secondo, ma de gustibus – e della salute (!) – non est disputandum.

Madeleine: origini e curiosità

Burro, farina uova e zucchero, sono questi i semplici ingredienti per realizzare uno dei dolcetti più buoni di sempre, soffici e gustosi conosciuti in tutto il mondo, ovvero le madeleine. 

Questo dolcetto a forma di conchiglia è praticamente irresistibile, difficile mangiarne solo uno. Eh si perchè nel caso delle madeleine uno tira l’altro e questo perchè oltre ad essere molto gustosi, sono anche piccoli nelle dimensioni.Perfetti come dolci da consumare a colazione ma anche durante una pausa pomeridiana, da gustare davanti ad una tazza di caffè fumante o thè, le madeleine sono dolci tradizionali che mantengono nel tempo un gusto inalterato.

Origini controverse

Come spesso accade anche per la pasticceria, le origini di certe pietanze non sono poi così certe. Per quanto riguarda la storia della realizzazione delle madeleine, esistono almeno due versioni sulla loro origine.

La prima è legata alla religione cristiana, questo dolce infatti secondo questa versione fu realizzata in onore di Maria Maddalena, la prima evangelista di Francia, da qui deriverebbe dunque il nome madeleine e soprattutto proprio dall’ influenza religiosa deriverebbe la sua forma a conchiglia in quanto la conchiglia è da sempre il simbolo dei pellegrini.

Un’altra versione più profana, invece attribuirebbe la nascita di questo dolce sempre in Francia, ma questa volta nel 1700 ad opera di Madeleine Paulmier, pasticciera alle dipendenze del duca di Leszczyński, nonché suocero di Luigi XV. La leggenda narra che sia il re che la sua sposa, dopo aver assaggiato questi dolcetti si innamorarono a tal punto che li battezzarono con il nome della loro creatrice e li portarono alla corte di Versailles.

Curiosità

Tutti amano le madeleine. Una delle testimonianze più tangibili dell’inconfondibile bontà di questo dolce la possiamo ritrovare addirittura in un’opera del celebre scrittore francese Marcel Proust, che nel primo volume de “La ricerca del tempo perduto” le sceglie  proprio come scintilla in grado di far affiorare un mare di ricordi.

Le madeleine, infatti, come molti dolci preparati nel passato e che mantengono una ricetta tradizionale, hanno la capacità di risvegliare in chi li assaggia, magari dopo tanto tempo, antichi ricordi d’infanzia, talvolta di persone che li preparavano, che abbiamo voluto bene e che magari oggi non ci sono più.

La pasticceria insomma forse inconsapevolmente o forse no, riesce ad avere un ruolo davvero speciale, per far riaffiorare dolci ricordi.

Giornata mondiale del libro: gli scrittori del Gambrinus

Oggi 23 Aprile si celebra in tutto il mondo la giornata mondiale del libro e del diritto d’autore, una giornata interamente dedicata alla cultura, appuntamento ormai fisso nelle manifestazioni culturali nazionali e internazionali.

Patrocinata dall’UNESCO, questa giornata è  dunque una sorta di tributo ai libri, un modo per incoraggiare i giovani a conoscere e a scoprire il piacere della lettura.

Per questo motivo anche noi del Gambrinus abbiamo deciso a modo nostro, di dare un personale contributo a questa giornata, raccontandovi all’interno del nostro blog alcuni degli scrittori delle opere più celebri che hanno fatto di Napoli ma soprattutto del Gran Caffè Gambrinus lo scenario perfetto in cui sono state realizzate quelle opere letterarie che li hanno resi praticamente immortali.

Gambrinus: tra caffè e cultura

Come in molti di voi già sapranno, il Gran Caffè Gambrinus è stato da sempre a partire dal 1860, uno dei punti focali della nostra città, il cuore pulsante della vita mondana, culturale e letteraria della città di Napoli.

Regnanti, politici, giornalisti, letterati e artisti di fama internazionale nel corso degli anni ne hanno fatto il luogo dove incontrarsi, discutere e scrivere versi, come nella migliore tradizione europea del caffè letterario.

Questo storico locale partenopeo, acquisisce il suo massimo splendore nel periodo che gli storici hanno contrassegnato come la Belle Epoqué”.Durante proprio questi anni del primo novecento, infatti il Gambrinus, diventa il salotto della cultura e dell’arte, in cui personalità di tutto il mondo trascorrevano ore a conversare e progettare grandi idee e la realizzazione di capolavori.

Scrittori illustri

I letterati italiani e soprattutto stranieri erano dunque soliti fermarsi proprio qui. Ricordiamo tra gli ospiti più illustri lo scrittore Gabriele D’Annunzio che compose proprio al Gambrinus i versi della celebre canzone “A’vucchella”, la scrittrice Matilde Serao che fondò il quotidiano “Il Mattino” seduta proprio ai tavolini del caffè, Benedetto Croce che fece di Napoli la sua seconda città, lo scrittore irlandese Oscar Wilde che si recò nella città partenopea con Lord Alfred Douglas dopo i tristi giorni di prigionia, Ernest Hemingway, il filosofo francese Jean-Paul Sartre che scrisse pensieri su Napoli ai tavolini del Gambrinus.

Insomma non c’è forse un modo migliore per celebrare la giornata mondiale del libro, magari seduti proprio ai tavolini del Gambrinus, sorseggiando dell’ottimo caffè napoletano, sfogliando le pagine di un libro e godersi tutta la cultura e la storia che solo qui è possibile respirare.

 

 

 

I Caffè storici d’Italia

I Caffè. Luoghi d’arte e lettere, patrimonio da difendere

Articolo di Michele Sergio pubblicato su L’Espresso Napoletano del mese di aprile 2018

Vi trascorrevano il tempo Stendhal, Wagner, Goethe, Casanova e perfino Buffalo Bill. Al L’Antico Caffè Greco di Roma, ubicato nella centralissima Via dei Condotti dal 1760, vi passavano tutti “i grandi” del momento.

Da oltre 250 anni salotto letterario e galleria d’arte (oltre 300 i dipinti allocati nelle sue sale) per eccellenza della Capitale, rischia ora, è notizia di cronaca, di chiudere i battenti causa insostenibili oneri locatizi. Sarebbe l’ultimo di un lungo elenco di Caffè storici che hanno dovuto cessare la loro attività.

Sarebbe auspicabile che non chiudesse le sue porte, necessario che proseguisse ad operare, a continuare ad accogliere nelle sua sale vecchi e nuovi avventori, perpetuando la fondamentale funzione sociale di ogni Caffè storico.

Forse non tutti sanno che molta della migliore storia del Belpaese è stata fatta proprio all’interno dei Caffè. Assiduamente frequentati, a partire dal ‘700, da letterati, filosofi, giuristi, poeti e artisti, divennero il luogo privilegiato del “fare cultura”. Bevande esclusive, altrove introvabili, come il caffè, il the e la cioccolata e i più innovativi spettacoli di musica e recitazione, erano esclusiva dei Caffè, ritrovi unici dove divertirsi e bere a la page, eccellenti e trasversali luoghi di aggregazione e formazione socio-culturale.

Senza i moderni media, web compreso, furono proprio i Caffè a costituire l’inesauribile fucina delle  avanguardie culturali, la cassa di risonanza delle nuove idee. Ascoltando una canzone, ammirando un balletto, sorbendo una bevanda, avventori tra gli avventori, artisti e letterati creavano, politici e giornalisti davano vita a partiti e giornali.

La tutela dei Caffè è, dunque, di vitale importanza, non solo per la custodia del nostro glorioso passato, ma anche perchè il solco culturale per la prima volta scavato proprio dai Caffè storici possa essere ancora tracciato.

L’Italia, fortunatamente, è ancora ricca di questi magici ed imperdibili ritrovi: Baratti & Milano, Caffè Fiorio e Caffè San Carlo a Torino; Caffè-Pasticceria Cova, Bar Jamaica, Caffè Savini a Milano; Caffè Florian, Caffè Quadri, Caffè Lavena a Venezia; Caffè San Marco e Caffè Tommaseo a Trieste; Caffè Pedrocchi a Padova; Caffè Mangini a Genova, Gamberini a Bologna; Caffè Gilli, Caffè Giubbe Rosse, Caffè Paszkowski, Caffè Rivoire a Firenze; Caffè dell’Ussero a Pisa; Gran Caffè Gambrinus  a Napoli; Caffè Stoppani a Bari; L’Antico Caffè Greco a Roma (si spera ancora per lungo tempo).

Caffè Florian – Venezia

La Serenissima è stata per molti secoli porto principale del mediterraneo. Qui arrivavano le stoffe più pregiate, le spezie introvabili, le pietanze esotiche. Quando aprono i battenti dei primi caffè in Piazza San Marco è immediato successo. La portata storica delle caffetterie è così epocale che Carlo Goldoni addirittura scrive una commedia, “La Bottega del Caffè”, dedicata proprio a questi nuovi luoghi di ritrovo. Ancora oggi è possibile visitare questi monumenti della storia di Venezia. Il più prestigioso Caffè italiano (e forse anche il primo) è il Florian. Inaugurato nel 1720 da Floriano Francesconi con il nome di “Alla Venezia Trionfante” è stato ribattezzato “Al Florian” per il modo di dire dei suoi avventori “andemo da Florian”. Frequentatori del Florian, tanto per citarne alcuni, Giuseppe Parini, Silvio Pellico, Ugo Foscolo, Charles Dickens, Johann Wolfgang Goethe, Jean-Jacques Rousseau, senza dimenticare Giacomo Casanova che qui corteggiava le dame.

Gran Caffè Gambrinus – Napoli

Il caffè a Napoli si diffonde “ufficialmente” con l’arrivo della principessa austriaca Maria Carolina, futura consorte del Re Ferdinando IV di Borbone. È lei che più di tutti propone la bevanda nelle sue sfarzose feste; è grazie a lei che, ben presto, cominciano ad aprire in città tante caffetterie, soprattutto lungo Via Toledo. Vi si fa cultura, in ogni campo. Oggi l’ultimo antico Caffè napoletano, l’unico sopravvissuto all’impietoso tempo, è il Gran Caffè Gambrinus. Fondato nel 1860 e ubicato in piazza Trieste e Trento, con affaccio su Piazza del Plebiscito, è, ancora oggi, il tempio del caffè, della pasticceria e della gelateria alla napoletana. Eccellenti frequentatori del Gambrinus Oscar Wilde, la Principessa Sissi, Gabriele D’Annunzio, Edoardo Scarfoglio, Matilde Serao, Jean Paul Sartre ed i Presidenti della nostra Repubblica.

Il Caffè Pedrocchi di Padova

Uno dei Caffè più belli, importanti e monumentali d’Italia. Fu ideato e realizzato nel 1831 dall’architetto veneziano Jappelli per volontà di Antonio Pedrocchi si presenta come un vero e proprio tempio nel cuore di Padova e ogni sua sala richiama uno stile artistico di una specifica epoca storica. Imponente la facciata con colonne neoclassiche e deliziose sono le sale interne. Siccome verso la metà del ‘800 gli studenti e i patrioti stabilirono proprio qui la sede per progettare l’unità d’Italia e questi ultimi fondarono addirittura un settimanale satirico-politico chiamato proprio “Caffè Pedrocchi”. Oggi il Caffè ospita al suo interno il Museo del Risorgimento. Tante le personalità che sono passate qui: dai Savoia a Carducci, da Giacosa alla Duse.

S.O.S Gambrinus: pronto intervento per dolci e caffè!

Quando si è in pericolo, il segnale SOS è la sigla universale che indica una richiesta di aiuto. Una richiesta di aiuto può essere necessaria in tante occasioni in cui ci si trova in difficoltà. Ma non pensiamo alle difficoltà legate solo a questioni di reale pericolo, ci sono infatti richieste di aiuto che possono appartenere alla sfera quotidiana come per esempio semplicemente il non saper adempiere ad alcune mansioni casalinghe.

Quella di cui vogliamo parlarvi questa settimana, riguarda una delle difficoltà più comuni soprattutto nelle giovani generazioni ovvero quella del non sapere cucinare e in particolar modo quella di non saper preparare dolci, e non solo anche quella di preparare il caffè.

Se l’arte della pasticceria è qualcosa di veramente complesso e a cui non tutti sono avvezzi, anche preparare un buon caffè non è cosa da meno, c’è infatti chi lo prepara in modo “troppo largo”, quasi da sembrare una strana tisana, ben lontano dal caffè napoletano ristretto e ricco di un aroma intenso che pervade la casa, c’è chi lo fa bruciato, insomma, i disastri in cucina possono essere dietro l’angolo.

Un’idea geniale!

Per ovviare a questa situazione Michele Sergio, il “Boss del Caffè” dello storico Gran Caffè Gambrinus, e  per rispondere alle richieste di aiuto dei suoi numerosi e golosi follower, ha ideato un progetto non solo innovativo ma molto simpatico e utile che si propone di aiutare chi ha grandi difficoltà in cucina.

Il progetto si chiama SOS Gambrinus, pronto intervento per dolci e caffè e sta già riscuotendo un gran successo.

Ma come funziona questo servizio? Scopriamolo insieme.

Tutto inizia con una richiesta di aiuto da parte del cliente in difficoltà, che deve arrivare attraverso la realizzazione di un video-messaggio inviato al numero 339.853.03.44 in cui bisogna raccontare quali sono le difficoltà nella realizzazione di dolci tipici della tradizione  campana e le proprie criticità nella preparazione del perfetto caffè napoletano.

A questo punto una volta ricevuto il messaggio, l’Unità Operativa Gambrinus è pronta a rispondere e a organizzare un appuntamento a domicilio, dove il maestro pasticciere Stefano Avellano arriva in soccorso dell’aspirante e volenteroso chef. Oltre a Stefano Avellano che si occuperà della pasticceria, ci sarà Michele Sergio in persona che vi aiuterà nella preparazione del caffè e di tutti i segreti che la sua realizzazione richiede.

Un servizio questo davvero utile e allo stesso tempo creativo in cui ognuno può cimentarsi nell’arte della pasticceria e creare dei veri capolavori culinari ma soprattutto diventare abili preparatori di caffè da far invidia alle vostre nonne.

Quindi, cari principianti napoletani, niente più scuse è il momento di superare i vostri limiti con SOS Gambrinus.