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Caffè Kinder, quando il caffè sposa il famoso cioccolato

Il Boss del Caffè ha una mission precisa: diffondere nel mondo l’Espresso Napoletano ed i Caffè Speciali Napoletani.

 

Nostalgia

L’avverto ogni volta che si parla del caffè Kinder. La mia adolescenza che ritorna con il cioccolato al latte, le barrette, il bimbo (in tedesco, per l’appunto, kinder) bravo e bello che lo addenta …

Alla fine degli anni ‘90 dello scorso secolo nei bar napoletani si diffondono i caffè speciali ovvero le variazioni sul tema della più classica bevanda “made in Naples”: il caffè alla nocciola, il caffè del nonno, il caffè Rocher, il caffè Kinder, tanto per citare i più noti. Ricordo code di persone al di fuori dei locali di piazza Trieste e Trento per accedervi ed assaggiare queste deliziose novità.

In quel periodo non amavo il caffè. Il primo caffè che ho provato è stato proprio un caffè Kinder perché più dolce rispetto all’espresso, perché simile ad un semi-freddo, perché mi riportava alla mia fanciullezza. Come me, al contrario dei puristi dell’espresso, in tanti sono partiti da uno speciale per arrivare, alla classica “tazzulella ‘e café”. Come me in molti dal caffè Kinder, forse il mio preferito.

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La ricetta

Spalmare sui bordi interni del bicchiere da un lato la cioccolata bianca e dall’altro la crema di nocciola; versare la crema di caffè (una sorta di mousse fredda preparata con panna, caffè e zucchero), panna montata e cioccolattino.

Ingredienti

  • Caffè: preparato con la moka; raffreddare; zuccherare;
  • Cioccolata bianca e Crema di nocciole;
  • Crema di caffè: 200 ml di panna da pasticceria, 2 tazzina di caffè amaro e 2 cucchiai di zucchero a velo (circa 30 gr;
  • Panna montata: 200 ml di panna da pasticceria e 100 gr di zucchero bianco;
  • Cioccolatino

Se vuoi preparare a casa questo gustosissimo caffé, guarda il nostro video tutorial

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Una colazione speciale per il giorno di San Valentino

Articolo scritto da Michele Sergio (alias il Boss del Caffè)

Il popolo napoletano, considerato uno dei più romantici in assoluto, si distingue perché da una particolare enfasi al giorno di San Valentino, la festa di tutti gli innamorati e riconosciuto da secoli come il giorno dedicato all’amore.

Omaggio e testimonianza in questo giorno dove i giovani di ogni età rinnovano il proprio amore con nuove promesse e scambiandosi dei doni.

È tradizione oramai consolidata, che in ricorrenze come questa, i ragazzi donano alla propria ragazza “la scatola a forma di cuore” per dare uno speciale buongiorno, così quasi per incanto l’innamorato rimane sorpreso poiché all’interno oltre ad una corposa colazione può trovare il regalo dei propri sogni, o magari la scoperta di avere un ammiratore sconosciuto che così trova il coraggio di dichiarare il proprio sentimento.

La scatola in generale contiene per lo più una colazione, contenente una bevanda (un cappuccino, un caffè, una spremuta d’arancia o un succo di frutta) accompagnata da un dolcetto (di solito una brioche o da un cornetto) magari anche un peluche. Immancabili però sono i Baci Perugina® che assurgono per antonomasia a icona della festa più romantica dell’anno.

Non è una semplice colazione ma una vera e propria esperienza sensoriale: oltre al gusto anche l’olfatto partecipa a questo tenero momento, una rosa rossa il più classico simbolo dell’amore e della passione. Il tatto e la vista sono presenti perché il primo si manifesta quando si abbraccia l’orsacchiotto simbolo di tenerezza e il secondo quando si legge la poesia d’amore.

E l’udito vi chiederete voi? Anche l’udito è coinvolto perché infatti alla colazione segue la dovuta telefonata al fidanzato per ringraziamenti.

Una nuova tradizione si è consolidata e oramai possiamo affermare che non può iniziare la festa di San Valentino senza il risveglio con un buon caffè o cappuccino.

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CAFFÈ ESPRESSO DA BAR VS CAFFÈ PREPARATO A CASA

articolo di Michele Sergio (il Boss del Caffè)

Alzi le mani chi preferisce il caffè espresso preparato al bar! Adesso alzi le mani chi è amante della moka!

Il mondo degli inguaribili bevitori del caffè è diviso su questo antico dilemma. Oggi proviamo a trovare un accordo ad uno dei più grandi dogmi della storia dell’umanità: è più buono l’espresso preparato al bar o il caffè preparato a casa?

Espresso, un caffè buono e veloce!

L’espresso è il caffè che si prepara nei bar e nelle caffetterie utilizzando la macchina espresso professionale e si presenta con la classica crema in superficie. La macchina da caffè professionale nasce verso fine ‘800 e si lega alla figura di Angelo Moriondo, l’uomo che per primo la ha ideata con l’intento di velocizzare e semplificare la sua preparazione. Successivamente Luigi Bezzerra, colpito positivamente dall’invenzione di Moriondo, ha proposto una nuova versione della macchina espresso proponendola a livello industriale, la famosa “Pavone”. Il contributo di quest’ultimo ha dato un grosso impulso alla diffusione di questo “caffè veloce”, il cui nome, “espresso”, si richiama appunto al concetto di rapidità.

La macchina professionale per la preparazione dell’espresso da bar è, senza dubbio, uno strumento pratico e funzionale che permette di preparare il caffè in meno di un minuto adattandosi perfettamente ai ritmi frenetici dei nostri tempi.

La tradizione della Cuccuma e della Moka

Per i puristi non v’è dubbio: il vero caffè è quello che esce dalle classiche macchinette del caffè casalinghe. Due sono le più celebri e più utilizzate dagli italiani: la “cuccuma” e la “moka”.  La caffettiera napoletana (la c.d. cuccuma) è stata utilizzata per molti anni fino ad essere poi soppiantata dalla più moderna e veloce Moka, la cui invenzione risale al 1933 e si associa al nome più che noto di Alfonso Bialetti, divenuto nel tempo sinonimo di tradizione e cultura.

Capsule e cialde: la sfida del futuro

Il mercato del caffè, però, è sempre stato ed ancora lo è oggi sempre pronto al cambiamento e alle innovazioni. Infatti negli ultimi anni le case degli italiani hanno aperto le porte ad un compromesso: le macchinette casalinghe (o da ufficio) a capsule o cialde monodose per ricreare il caffè del bar a domicilio.

A prescindere da quali siano le preferenze, il caffè per i napoletani (custodi dell’antico sapere del nero infuso) rimane un rito irrinunciabile conditio sine qua non si rispetti la tradizione della scuola partenopea.

 

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Il caffè Brasiliano

Articolo di Michele Sergio (il Boss del Caffè)

Negli anni cinquanta il cuore pulsante della città Napoli è la Galleria Umberto I.
Questo spettacolare edificio in stile liberty, realizzato alla fine del XIX secolo dall’architetto Antonio Curri, è luogo di incontro dei tifosi del Napoli calcio, degli artisti e dei cantanti in cerca di contratti e scritture, nonché del variegato mondo dei cosiddetti “Sanzari”, intermediari capaci (a volte) di procurare un’occupazione alle persone che ne sono in cerca.

I napoletani vogliono ritornare alla normalità dopo i duri anni della seconda guerra mondiale e bar e caffè diventano il luogo di aggregazione per antonomasia, in particolare, come detto, in Galleria.
E’ qui che molti avventori cominciano a richiedere qualcosa di più sostanzioso del tradizionale caffè, aggiungendovi latte e cacao. Un sorta di mini-cappuccino molto più economico del cappuccino vero e proprio. Nasce il Caffè Brasiliano dal nome del bar, il Bar Brasiliano, per l’appunto, già famoso per avere elevato il ciuccio ad icona simbolica della nostra squadra di calcio.

 

Dopo più di mezzo secolo il Caffè Brasiliano è diventato un must, sempre in voga e sempre richiesto. Ad esso sono seguite le tante variazioni proposte dai sempre fantasiosi baristi napoletani (e non): dall’Espressino al Caffè Marocchino, dal Caffè Strapazzato al Caffè Gegè, solo per citarne alcuni. Ma questo è un altro argomento. Alla prossima quindi e ad maiora tra il fumo e il gusto di un buon espresso napoletano.