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Un caffè per Totò

 

 

Quest’anno ricorre il cinquantesimo anniversario della scomparsa del più grande attore partenopeo: il Principe Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfiro-genito Gagliardi de Curtis di Bisanzio conosciuto semplicemente con lo pseudonimo “Totò”. Era il 15 aprile del 1967 e una folla numerosissima e commossa dava l’ultimo addio al grande attore nella Basilica del Carmine Maggiore.

Tutti dobbiamo qualcosa a Totò. Tutti noi napoletani siamo cresciuti guardando i suoi film, ripetendo le sue gang e le sue battute e ricordando i suoi sketch. A distanza di mezzo secolo i suoi film hanno ancora la capacità di farci ridere (per la sua comicità unica) e piangere (per i temi trattati ancora attualissimi).

In onore al grande attore napoletano i fratelli Sergio, patroni dello storico Gran Caffè Gambrinus, hanno deciso di dedicargli la sala principale dello storico Locale. L’evento è stato fissato per il 13 giungo (Sant’Antonio) e la madrina nonché ospite d’onore sarà Liliana De Curtis sua figlia che inaugurerà la targa del suo amato padre.

Per l’occasione si è pensato anche di realizzare una torta ed un caffè che prende spunto da quelli preparati nell’epoca di Totò. Negli anni ’50 e ’60 i napoletani erano soliti bere un caffè corretto con l’anice, il cd. “Scarffariello”. Il Caffè Totò riprende questo caffè, che come dice lo stesso nome deve essere rigorosamente scaldato con la lancetta a vapore, oltre ad essere per così dire “strapazzato” dal barista con lo zucchero ed il cacao. Il tutto decorato con il “Cappello di Totò” (un cioccolatino preparato con l’impasto della torta caprese ricoperto di cioccolato).

Sono sicuro che anche ad un “Principe” questo caffè può essere servito!

Grazie Totò

Articolo di Michele Sergio

Il caffè Einstein

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Articolo scritto da Michele Sergio

Anche quest’anno ritorna in piazza del Plebiscito dal 25 al 28 maggio un evento fortemente atteso dagli amanti della scienza, Futuro Remoto, ideato e gestito da “Città della scienza” che per l’occasione ha allestito in piazza del Plebiscito, nove stands a forma di cupola semisferica, ciascuno dedicato ad un branca scientifica.

Centinaia e centinaia di studenti campani, tantissime famiglie, amanti delle scienze, semplici curiosi, tutti pazientemente in fila per accedere alle esposizioni della rassegna.

Anche quest’anno il Caffè Gambrinus ha voluto partecipare attivamente all’evento onorandosi d’essere ospite dei caffè scientifici, veri e propri caffè letterari d’argomento scientifico.

L’occasione valeva la creazione di un caffè “tematico”: è nato, così, il caffè Einstein (ovviamente dedicato al genio Albert Einstein), una delizia di espresso napoletano, crema di latte e mousse di nocciola!

Dedica opportuna al grande fisico, filosofo e pensatore: scritta di cioccolato della più famose delle formule E =mc².

 

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Un caffè originale: il Cuore di Napoli

Articolo scritto da Michele Sergio

Anche quest’anno ritorna il progetto artistico “Cuore di Napoli” realizzato come sempre con tantissimo entusiasmo e passione dagli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Napoli.

Il Cuore di Napoli è un’opera d’arte antropologica-sociale con una specifica finalità: cercare di coinvolgere quante più persone possibili per creare una vera e propria rete sociale e relazionale anche e soprattutto attraverso l’utilizzazione dei social: chiunque può (utilizzando l’hastag #cuoredinapoli) condividere e diventare esso stesso parte di questo progetto artistico postando immagini, video e tweet.

Considerato che il Gambrinus è una piccola galleria d’arte – nella quale sono esposti da oltre un secolo dipinti dei più noti pittori della scuola di Posillipo – e di sovente ospita mostre d’arte di artisti campani, nel nostro piccolo abbiamo realizzato un video nel quale vengono mostrati sia la preparazione di una torta gigante con il logo Cuore di Napoli (ingredienti pan di spagna, fragoline e crema chantilly) sia il caffè Cuore di Napoli.

La ricetta del caffè è la seguente: si spalma sui bordi interni del bicchiere la cioccolata dal colore rosso, si versa la crema di caffè, si aggiunge la panna montata e si decora il tutto con una spolverata di cacao rosso e con un biscottino con il logo del Cuore di Napoli.

A pensarci bene questa opera d’arte è riuscita a raggiungere il suo scopo: il coinvolgimento di tantissime persone. E la dimostrazione sta proprio nel video del Gambrinus (e anche nel presente articolo). Tutti questi contributi sono anche essi involontariamente e inconsapevolmente parte di quest’opera d’arte partenopea davvero originale.

 

 

 

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Caffè Kinder, quando il caffè sposa il famoso cioccolato

Articolo scritto da Michele Sergio (alias il Boss del caffè)

Il Boss del Caffè ha una mission precisa: diffondere nel mondo l’Espresso Napoletano ed i Caffè Speciali Napoletani.

 

Nostalgia

L’avverto ogni volta che si parla del caffè Kinder. La mia adolescenza che ritorna con il cioccolato al latte, le barrette, il bimbo (in tedesco, per l’appunto, kinder) bravo e bello che lo addenta …

Alla fine degli anni ‘90 dello scorso secolo nei bar napoletani si diffondono i caffè speciali ovvero le variazioni sul tema della più classica bevanda “made in Naples”: il caffè alla nocciola, il caffè del nonno, il caffè Rocher, il caffè Kinder, tanto per citare i più noti. Ricordo code di persone al di fuori dei locali di piazza Trieste e Trento per accedervi ed assaggiare queste deliziose novità.

In quel periodo non amavo il caffè. Il primo caffè che ho provato è stato proprio un caffè Kinder perché più dolce rispetto all’espresso, perché simile ad un semi-freddo, perché mi riportava alla mia fanciullezza. Come me, al contrario dei puristi dell’espresso, in tanti sono partiti da uno speciale per arrivare, alla classica “tazzulella ‘e café”. Come me in molti dal caffè Kinder, forse il mio preferito.

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La ricetta

Spalmare sui bordi interni del bicchiere da un lato la cioccolata bianca e dall’altro la crema di nocciola; versare la crema di caffè (una sorta di mousse fredda preparata con panna, caffè e zucchero), panna montata e cioccolattino.

Ingredienti

  • Caffè: preparato con la moka; raffreddare; zuccherare;
  • Cioccolata bianca e Crema di nocciole;
  • Crema di caffè: 200 ml di panna da pasticceria, 2 tazzina di caffè amaro e 2 cucchiai di zucchero a velo (circa 30 gr;
  • Panna montata: 200 ml di panna da pasticceria e 100 gr di zucchero bianco;
  • Cioccolatino

Se vuoi preparare a casa questo gustosissimo caffé, guarda il nostro video tutorial

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Una colazione speciale per il giorno di San Valentino

Articolo scritto da Michele Sergio (alias il Boss del Caffè)

Il popolo napoletano, considerato uno dei più romantici in assoluto, si distingue perché da una particolare enfasi al giorno di San Valentino, la festa di tutti gli innamorati e riconosciuto da secoli come il giorno dedicato all’amore.

Omaggio e testimonianza in questo giorno dove i giovani di ogni età rinnovano il proprio amore con nuove promesse e scambiandosi dei doni.

È tradizione oramai consolidata, che in ricorrenze come questa, i ragazzi donano alla propria ragazza “la scatola a forma di cuore” per dare uno speciale buongiorno, così quasi per incanto l’innamorato rimane sorpreso poiché all’interno oltre ad una corposa colazione può trovare il regalo dei propri sogni, o magari la scoperta di avere un ammiratore sconosciuto che così trova il coraggio di dichiarare il proprio sentimento.

La scatola in generale contiene per lo più una colazione, contenente una bevanda (un cappuccino, un caffè, una spremuta d’arancia o un succo di frutta) accompagnata da un dolcetto (di solito una brioche o da un cornetto) magari anche un peluche. Immancabili però sono i Baci Perugina® che assurgono per antonomasia a icona della festa più romantica dell’anno.

Non è una semplice colazione ma una vera e propria esperienza sensoriale: oltre al gusto anche l’olfatto partecipa a questo tenero momento, una rosa rossa il più classico simbolo dell’amore e della passione. Il tatto e la vista sono presenti perché il primo si manifesta quando si abbraccia l’orsacchiotto simbolo di tenerezza e il secondo quando si legge la poesia d’amore.

E l’udito vi chiederete voi? Anche l’udito è coinvolto perché infatti alla colazione segue la dovuta telefonata al fidanzato per ringraziamenti.

Una nuova tradizione si è consolidata e oramai possiamo affermare che non può iniziare la festa di San Valentino senza il risveglio con un buon caffè o cappuccino.

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Un caffè in onore a Maradona

Articolo di Michele Sergio (il boss del Caffè)

Solo chi è stato a Napoli negli anni ‘80 può ricordare cosa ha rappresentato Maradona per la città. Nessuno poteva in quegli anni pensare, o addirittura sperare, che un talento di quella portata potesse giocare in una modesta squadra come era il Calcio Napoli allora. Quando Antonio Juliano portò il campione argentino a Napoli in pochi avrebbero scommesso su di lui a causa del lento recupero dopo un grave infortunio subito da poco.

Il calcio per tutti gli italiani non rappresenta una rivalità semplicemente sportiva ma ha anche risvolti politico-sociali (come il dualismo Nord-Sud) e il popolo napoletano ha trovato in Maradona un insolito leader che per la prima volta gli ha dato coraggio e speranza. Il calciatore argentino è riuscito a far competere a testa alta il “povero” Sud nei confronti del “ricco” Nord! Maradona, insomma fu un campione insperato dal momento che il Napoli per la prima volta con lui si affacciava in maniera competitiva al campionato dominato dalle grandi squadre del nord.

Durante la sua incredibile carriera da calciatore che lo ha visto alzare innumerevoli coppe e trofei, Maradona è riuscito a stupire tutti, prima i napoletani, poi gli argentini e infine il mondo intero.

C’è un giorno che il popolo dei tifosi napoletani non dimenticherà mai: la prima volta Maradona al San Paolo nel 1984.  Lo stadio era pieno fino all’inverosimile e per tutti i presenti fu un’emozione unica assistere alla presentazione dell’uomo del destino.

Ogni domenica era una festa; bastava solo vedere il riscaldamento del campione argentino per far emozionare i tifosi partenopei. L’emozione diventava indescrivibile quando a suon di gol il Napoli vinceva tutte le partite anche quelle più difficili. E poi quando finalmente nella stagione 1986/1987 riuscì a conquistare per la prima volta l’ambito scudetto si scatenò una festa nella festa. Possiamo dire che non c’è matrimonio più riuscito di quello tra Napoli e Maradona.

Oggi a distanza di molti anni il grande campione argentino ritorna a Napoli. Sembra incredibile ma la città è di nuovo in tumulto. Nessuno lo ha dimenticato per il contributo straordinario che è riuscito a dare alla città. Napoli lo ama ancora come dimostrano le numerose scritte, i murales, i manifesti, le fotografie, le statuette che lo raffigurano e l’ormai celebre altarino con tanto di capello esposto a mò di reliquia, che si trova nel centro storico della città.

Nel nostro piccolo abbiamo voluto “festeggiare” il “Pibe de Oro” con una torta ed un caffè che saranno a lui dedicati. Il Caffè “El Pibe è così realizzato: cremina di zucchero con l’aggiunta di panna, caffè espresso napoletano, topping azzurro, latte montata a freddo e, per finire, come decorazione un biscottino di pasta frolla con il numero 10 che ci ricorda “i tiempe belle e na vota” di quando Maradona in campo faceva ridere i tifosi partenopei e piangere gli avversari.

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CAFFÈ ESPRESSO DA BAR VS CAFFÈ PREPARATO A CASA

articolo di Michele Sergio (il Boss del Caffè)

Alzi le mani chi preferisce il caffè espresso preparato al bar! Adesso alzi le mani chi è amante della moka!

Il mondo degli inguaribili bevitori del caffè è diviso su questo antico dilemma. Oggi proviamo a trovare un accordo ad uno dei più grandi dogmi della storia dell’umanità: è più buono l’espresso preparato al bar o il caffè preparato a casa?

Espresso, un caffè buono e veloce!

L’espresso è il caffè che si prepara nei bar e nelle caffetterie utilizzando la macchina espresso professionale e si presenta con la classica crema in superficie. La macchina da caffè professionale nasce verso fine ‘800 e si lega alla figura di Angelo Moriondo, l’uomo che per primo la ha ideata con l’intento di velocizzare e semplificare la sua preparazione. Successivamente Luigi Bezzerra, colpito positivamente dall’invenzione di Moriondo, ha proposto una nuova versione della macchina espresso proponendola a livello industriale, la famosa “Pavone”. Il contributo di quest’ultimo ha dato un grosso impulso alla diffusione di questo “caffè veloce”, il cui nome, “espresso”, si richiama appunto al concetto di rapidità.

La macchina professionale per la preparazione dell’espresso da bar è, senza dubbio, uno strumento pratico e funzionale che permette di preparare il caffè in meno di un minuto adattandosi perfettamente ai ritmi frenetici dei nostri tempi.

La tradizione della Cuccuma e della Moka

Per i puristi non v’è dubbio: il vero caffè è quello che esce dalle classiche macchinette del caffè casalinghe. Due sono le più celebri e più utilizzate dagli italiani: la “cuccuma” e la “moka”.  La caffettiera napoletana (la c.d. cuccuma) è stata utilizzata per molti anni fino ad essere poi soppiantata dalla più moderna e veloce Moka, la cui invenzione risale al 1933 e si associa al nome più che noto di Alfonso Bialetti, divenuto nel tempo sinonimo di tradizione e cultura.

Capsule e cialde: la sfida del futuro

Il mercato del caffè, però, è sempre stato ed ancora lo è oggi sempre pronto al cambiamento e alle innovazioni. Infatti negli ultimi anni le case degli italiani hanno aperto le porte ad un compromesso: le macchinette casalinghe (o da ufficio) a capsule o cialde monodose per ricreare il caffè del bar a domicilio.

A prescindere da quali siano le preferenze, il caffè per i napoletani (custodi dell’antico sapere del nero infuso) rimane un rito irrinunciabile conditio sine qua non si rispetti la tradizione della scuola partenopea.

 

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Il caffè Brasiliano

Articolo di Michele Sergio (il Boss del Caffè)

Negli anni cinquanta il cuore pulsante della città Napoli è la Galleria Umberto I.
Questo spettacolare edificio in stile liberty, realizzato alla fine del XIX secolo dall’architetto Antonio Curri, è luogo di incontro dei tifosi del Napoli calcio, degli artisti e dei cantanti in cerca di contratti e scritture, nonché del variegato mondo dei cosiddetti “Sanzari”, intermediari capaci (a volte) di procurare un’occupazione alle persone che ne sono in cerca.

I napoletani vogliono ritornare alla normalità dopo i duri anni della seconda guerra mondiale e bar e caffè diventano il luogo di aggregazione per antonomasia, in particolare, come detto, in Galleria.
E’ qui che molti avventori cominciano a richiedere qualcosa di più sostanzioso del tradizionale caffè, aggiungendovi latte e cacao. Un sorta di mini-cappuccino molto più economico del cappuccino vero e proprio. Nasce il Caffè Brasiliano dal nome del bar, il Bar Brasiliano, per l’appunto, già famoso per avere elevato il ciuccio ad icona simbolica della nostra squadra di calcio.

 

Dopo più di mezzo secolo il Caffè Brasiliano è diventato un must, sempre in voga e sempre richiesto. Ad esso sono seguite le tante variazioni proposte dai sempre fantasiosi baristi napoletani (e non): dall’Espressino al Caffè Marocchino, dal Caffè Strapazzato al Caffè Gegè, solo per citarne alcuni. Ma questo è un altro argomento. Alla prossima quindi e ad maiora tra il fumo e il gusto di un buon espresso napoletano.

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La Barbajata: il caffè preferito da Gioacchino Rossini

Articolo di Michele Sergio (il Boss del Caffè)

Napoli, 1816. Gioacchino Rossini è “prigioniero” nel palazzo Barbaja. Come è possibile che uno dei Maestri della musica classica italiana sia recluso nel cuore della capitale del Regno delle Due Sicilie?

Tutto ebbe inizio quando Rossini, giovanissimo talento, si trovava a Napoli (dal 1815 al 1821) nominato direttore musicale del Real Teatro San Carlo. Incarico questo tra i più ambiti dell’epoca perché significava essere il primo “direttore musicale” della penisola italiana.

Domenico Barbaja gli commissionò la realizzazione dell’Otello, in cambio gli diede ospitalità nel suo bellissimo palazzo nel centro di Napoli.

L’artista rapito dal fascino della città partenopea e dalle tentazioni che essa offriva, non scrisse nemmeno una nota dell’opera commissionatagli. Racconta Dumas che il grande pesarese passava intere giornate seduto ai tavolini dei Caffè di via Toledo gustando le mille prelibatezze della cucina partenopea; in particolare amava bere uno speciale caffè con l’aggiunta della cioccolata (questo caffè poi prenderà il nome di Barbajata in onore a Domenico Barbaja).

Quando mancavano meno di due settimana alla prima e non si vide consegnata l’opera promessa disperato Barbaja decise di “rinchiudere” Rossini in una stanza del suo palazzo fino a quando non gliela avesse consegnata.

Vistosi “prigioniero” Rossini decise finalmente di mettersi a lavoro. Fu così che in pochi giorni compose l’Otello che fu rappresentato per la prima volta a Napoli il 04 dicembre1816.

Ricorrendo il 4 dicembre di quest’anno il 200esimo anniversario della prima rappresentazione dell’opera. Il Gambrinus ha voluto riproporre ai suoi clienti la famosa Barbajata e ha rivisitato la ricetta originaria riproponendola con questi ingredienti: cremina di zucchero, caffè, cioccolata calda e panna montata.

Chissà se il Maestro avrebbe approvato: a noi piace pensare di si.

 

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Un babà per Raffaello Sanzio

articolo scritto da Michele Sergio (il Boss del Caffè)

Non c’è nulla di più suggestivo che visitare un museo di notte. Se poi si tratta del Kunsthistorisches Museum di Vienna l’emozione è ancora più grande.

Quest’anno il direttore ha aperto le porte del suo museo per ospitare la presentazione del calendario della nota azienda agricola e vinicola Di Meo.

I fratelli Generoso e Roberto Di Meo hanno così portato un po’ di Campania a Vienna. Tra alberi di limoni allocati per l’occasione nel museo, è stato allestito un ricco buffet a base di prodotti e pietanze tipiche della nostra regione: mozzarella di Bufala, pomodori, paste d’eccellenza e, ovviamente, i migliori vini della cantina Di Meo (dall’Aglianico rosso ai bianchi Falanghina, Greco di Tufo e Fiano).

Per quello che concerne i dolci non poteva mancare Sua Maestà il Babà del Gambrinus come da espressa richiesta dei fratelli Di Meo. Tra le sachertorte di tradizioni viennese hanno fatto, dunque, bella mostra, oltre 1000 babà e due spettacolari torte babà che non hanno mancato di attirare la golosa attenzione dei tanti austriaci presenti.

Ho avuto l’onore di rappresentare la mia azienda e la mia famiglia nella città di Sissi e di Mozart in un connubio Napoli-Vienna del tutto originale ma senz’altro riuscito. È stato particolare ed interessante vedere gli oltre ottocento ospiti gironzolare tra le sale del museo mangiando i babà mentre ammiravano i capolavori della pittura mondiale (tra gli altri i dipinti da Albrecht Dürer, Pieter Paul Rubens, Tiziano, Diego Velázquez, Pieter Brueghel, Caravaggio senza dimenticare il napoletano Luca Giordano).

Sia consentito un inciso personale: gustarlo mentre ammiravo la “Madonna del Belvedere” di Raffaello Sanzio ha reso il mio babà più saporito. Forse anche al grande Maestro del rinascimento sarebbe piaciuto il babà del Gambrinus.