Caffè Gambrinus

La leggenda della bambina fantasma al Gran Caffè Gambrinus

di Simona Vitagliano

Il Gran Caffè Gambrinus è al centro della storia partenopea, ormai, sin dalla sua fondazione, che è avvenuta in concomitanza dell’Unità d’Italia, nel 1860.

Nonostante sia stato inaugurato ufficialmente solo molto più tardi, nel Novembre 1890, e nonostante sia stato chiuso a lungo durante il periodo fascista, il Gambrinus ha sempre mantenuto il suo ruolo: portatore dello stile Liberty, punto d’incontro di letterati e intellettuali, salotto culturale e persino luogo ideale dove scrivere canzoni e poesie, seduti ai tavolini e sorseggiando un buon caffè.

Ma c’è una leggenda che riguarda questi storici locali partenopei, che parla di una bambina… e del suo fantasma.

La leggenda

Fortunatamente, non è una storia di violenze o di terrore e potrete raccontarla anche ai vostri piccoli: qui a Napoli anche i fantasmi hanno tutt’un altro sapore e altre “intenzioni”!

Si narra, infatti, che, esattamente ogni Novembre, nei laboratori del piano interrato del Gambrinus compaia il fantasma di una bambina, che sarebbe vissuta agli inizi del 1900; un’ipotesi che, probabilmente, è stata fatta in base agli abiti indossati.

I testimoni sono tantissimi, poichè si ritrovano anche tra i clienti che siedono ai tavolini, al piano superiore, e consumano le loro ordinazioni.

Pare che questa bimba sia particolarmente golosa di dolci ed, in particolare, di torrone, motivo per il quale apparirebbe in un periodo “calcolato”: le feste natalizie, nel mese di Novembre, infatti, sono prossime, per cui, al laboratorio del bar, si lavora ai torroni che verranno successivamente messi in vendita e serviti ai tavolini.

Sono in tanti ad aver visto questa bambina, felice e sorridente, girovagare tra i tavoli, in cerca delle barrette di torrone.

E non sarebbe, comunque, l’unico momento dell’anno in cui questa dolce “visita” si farebbe strada tra i locali del famoso Caffè partenopeo.

Proprio per questi racconti sono tante le tipologie di Tour esoterici, che coinvolgono la città di Napoli, a fare tappa al Gambrinus, in cerca della famosa bimba golosa di torrone.

Voi l’avete mai incontrata?

'A vucchella

‘A vucchella, un classico della canzone Napoletana

di Simona Vitagliano

Si’ comm’a nu sciurillo…
tu tiene na vucchella,
nu poco pucurillo,
appassuliatella.

Méh, dammillo, dammillo,
è comm’a na rusella…
dammillo nu vasillo,
dammillo, Cannetella!

Dammillo e pigliatillo
nu vaso… piccerillo
comm’a chesta vucchella
che pare na rusella…
nu poco pucurillo
appassuliatella…

La canzone napoletana ha fatto la storia nel mondo, ma ogni suo brano custodisce dentro di sè, a sua volta, un’altra storia.

Tra l’altro, può sembrare quasi incredibile, ma questo grande classico della tradizione musicale partenopea non è stato scritto da un nostro concittadino… ma dovremmo esserci abituati, gli estimatori di Napoli che le hanno dedicato canzoni e versi nella lingua madre sono tanti, anche tra i “forestieri”; basti pensare, ad esempio, a Lucio Dalla o a Renzo Arbore.

La storia

Siamo nell’anno 1892: Gabriele D’Annunzio, era nel suo periodo napoletano (1891-1894) e lavorava presso la redazione de “Il Mattino“. Suo collega era Ferdinando Russo, autore di canzoni napoletane. Pare proprio che tutto sia nato da una semplice scommessa: Ferdinando, infatti, sfidò D’Annunzio sulla sua capacità di comporre liriche in dialetto napoletano. La difficoltà risiedeva proprio nel fatto che il poeta era abruzzese!

Ed è proprio ad un tavolino del Gambrinus, da sempre ritrovo di poeti ed artisti, accompagnato da un buon caffè, che lo scrittore avrebbe dato vita a questi versi, poi successivamente pubblicati e musicati.

C’è chi sostiene che sia stato lo stesso D’Annunzio a inviare le liriche a Francesco Paolo Tosti, anch’egli abruzzese, per la composizione delle musiche, e chi, invece, riporta che il testo fu consegnato a Russo, che lo conservò fino al 1904, per poi inviarlo a Tosti.

In ogni caso, la canzone fu pubblicata dalla Ricordi di Milano con la data originale di composizione e fu un successo, nonostante non fosse il frutto di autori napoletani.

Il resto è storia.

Enrico Caruso, Luciano Pavarotti e Roberto Murolo hanno reso grande Napoli e la canzone napoletana in tutto il mondo anche grazie a questo brano!

ciampi

Ciampi

Il Gran Caffè Gambrinus è da sempre il Caffè frequentato dai Presidenti della Repubblica italiani in visita a Napoli, ma è soprattutto Carlo Azeglio Ciampi, presidente della Repubblica dal 1999 al 2006 e cittadino onorario della città di Napoli dal 1995, ad aver fatto della caffetteria Gambrinus il luogo di un rito irrinunciabile ed esclusivo.

Ogniqualvolta si è trovato a Napoli, non ha mai rinunciato a ritrovarsi, con la moglie Franca, in quel gioiello d’arte e storia a pochi passi da Palazzo reale e dal teatro San Carlo per sorseggiare il miglior caffè della tradizione napoletana.

Oscar Wilde, 1882. LEHTIKUVA / EVERETT COLLECTION / Jerry Tavin

Oscar Wild

UNA TREGUA DAGLI AFFANNI

Oscar Wilde (1854-1900) è tra gli esponenti di spicco del decadentismo europeo di fine ‘800. Sferzante, controverso, incline alla provocazione, dovette scontare una condanna penale per reati contro la morale.

Uscito dal carcere di Reading nel 1979, riparò a Napoli insieme a Lord Alfred Douglas nascondendosi sotto falso nome con l’intenzione di trovare pace proprio in quel luogo, Posillipo, il cui nome in greco significa “tregua dal pericolo”. Qui, infatti, i due presero alloggio rimanendo a Napoli fino al marzo 1989.

Pur cercando di mantere un profilo basso, il grande scrittore irlandese non poté fare a meno di frequentare il Caffé più rinomato della città, il Gran Caffè Gambrinus, per rivivere i fasti di quel bel mondo di cui era stato protagonista indiscusso.

dannunzio1

Gabriele D’Annunzio

Gabriele D’Annunzio (1863-1938) è il poeta civile per eccellenza, protagonista assoluto della vita politica e culturale dell’Italia tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900. Nato a Pescara, visse a Napoli dal 1891 al 1893 collaborando a Il Mattino e Il Corriere di Napoli.

La tradizione vuole che, durante un caffè al Gambrinus, il poeta fosse sfidato dall’amico Ferdinando Russo a scrivere una canzone in dialetto napoletano, canzone che D’Annunzio scrisse di getto addirittura a matita sul marmo di uno dei tavoli del Caffè.

Il testo della celebre A vucchella fu musicato da Francesco Paolo Tosti alcuni anni dopo e la canzone fu incisa da Enrico Caruso.