di Simona Vitagliano

Nella seconda sala del Gran Caffè Gambrinus, insieme ad altri dipinti d’epoca, è possibile ammirare una tela di Gaetano Capone denominata “Sommozzatori che raffigura una classica scena marittima, dove l’acqua appare così realistica – in quei colori pastello – che viene da domandarsi dove finisca l’arte e cominci la realtà.

Ma chi era questo pittore e qual è stata la sua storia?

Un maiorese figlio d’arte

Gaetano Capone nacque nel 1845 a Maiori (che gli ha dedicato il suo lungomare) da Luigi, pittore figurinista originario della stessa cittadina.

Durante la sua vita è stato allievo, presso l‘Istituto di belle arti partenopeo, di Tommaso De Vivo, altro pittore attivo soprattutto nel napoletano, e, all’Accademia di San Luca di Roma, di Cesare Fracassini, fino a diventare il maggior esponente dei cosiddetti “Pittori di Maiori” (definiti anche “Costaioli“), portatori di una vera e propria corrente pittorica indipendente.

Cominciò proprio con Fracassini, nel 1864, a navigare nella professione, partecipando come aiutante alla realizzazione degli affreschi della navata centrale della Basilica di San Lorenzo fuori le mura; purtroppo, però, il maestro morì giovanissimo, all’età di soli 30 anni, a causa di una febbre tifoide, per cui Capone fu costretto a tornare a Napoli per continuare i suoi studi. Sarà proprio qui che incontrerà Domenico Morelli e Filippo Palizzi, i maestri dai quali la sua pittura acquisirà quel particolarissimo stampo verista che ben si nota anche nel dipinto ospitato presso il Gambrinus.

Ritornato a Maiori, cominciò a mettere in pratica tutto ciò che aveva imparato grazie alla Scuola Napoletana e il suo stile si consacrò definitivamente con l’Esposizione Nazionale di Napoli, importante ponte di collegamento che lo mise in contatto con il grande pubblico. Negli anni ha partecipato a tantissime manifestazioni e mostre nazionali, incluse quelle di Roma, di Palermo e di Venezia.

Le sue specialità sono state diverse, partendo dalla quotidianità popolare e arrivando alle scene marine e paesaggistiche che hanno alimentato la sua fantasia ed i suoi pennelli per gran parte della sua attività: prima di morire nella sua città natale nel 1924, all’età di ben 79 anni, infatti, si dedicò anche all’acquarello per condividere con il mondo (presto, in effetti, la sua fama divenne internazionale) i panorami amalfitani mozzafiato a cui era tanto legato.

Oggi, troviamo alcune sue pitture murali nella sala adibita a pretura della Chiesa del S. Rosario a Maiori (1895), oltre ad alcuni dipinti nella Chiesa di S. Maria a Mare, mentre altre opere sono conservate nell’Abbazia territoriale della Santissima Trinità di Cava de’ Tirreni e nelle chiese di San Quirico a Fisciano e della Madonna dell’Assunta a Casal Velino.