di Simona Vitagliano

Tra gli artisti che figurano nelle sale del Gambrinus, una menzione speciale la merita sicuramente il pittore Vincenzo Volpe, originario di Grottaminarda, nell’avellinese, ma trasferitosi giovanissimo a Napoli, città che l’avrebbe adottato fino alla sua morte.

Vissuto a cavallo tra l’Ottocento ed il Novecento, Volpe ha frequentato l’Istituto di Belle Arti, divenendo tempo dopo allievo di Domenico Morelli, percorrendo tutte le cinque classi del disegno.

La produzione personale dell’artista è talmente vasta da essere divisa in tre fasi:

  • pittura di genere e quadri di monacelle (scenette, cioè, di tranquilla vita conventuale) – dal 1874 al 1890;
  • arte sacra – dal 1891 al 1896;
  • nuove esperienze nelle categorie precedenti più una lunga dedizione ai ritratti – dal 1897 al 1929.

Nel 1873 vinse il Premio annuale dell’Accademia, riconoscimento che gli valse un po’ di notorietà: di lì a breve, infatti, sarebbero stati notati i suoi ritratti e paesaggi, lavori aderenti alla nuova scuola Verista che si opponeva strenuamente, a quell’epoca, al convenzionalismo accademico. Le prime esposizioni avvennero a Torino e alla mostra Nazionale di Milano e riscossero notevoli consensi. Nel 1902, poi, prese il posto di docente che era stato di Morelli ed ebbe, a sua volta, svariati allievi.

Nel 1890 venne anche invitato, insieme ad altri pittori, a decorare il Gambrinus, dove dipinse “Il venditore di cocomeri” (“‘O mellunar’“) che ancora troneggia nelle sue sale.

Nel 1900 conquistò persino uno studio presso il Palazzo Reale, dove era stato richiesto espressamente da re Umberto I.

È stato presidente dell’Accademia di Belle Arti di Napoli e membro del Consiglio Superiore di Antichità e Beni Ambientali.

Le sue scene di vita semplice, serena e familiare furono molto apprezzate dai suoi contemporanei: il suo talento, poi, è stato ereditato dal figlio – Geppino Volpe -, divenuto anche lui un pittore.

Va ricordato che Volpe partecipò a ben quattro edizioni della Biennale Internazionale d’Arte di Venezia; viene oggi ricordato nella sua Grottaminarda da un busto di bronzo visibile all’ingresso del Municipio e a lui sono anche stati intestati l’Istituto Tecnico Commerciale della cittadina e una strada di Avellino.

Le sue opere, ai giorni nostri, possono essere ammirate in mostre itineranti che vengono organizzate in giro per la regione.