I bar di periferia

Articolo di Michele Sergio pubblicato su L’Espresso Napoletano del mese di giugno 2018

Erra chi individua Napoli solo con Piazza del Plebiscito, Toledo, Spaccanapoli, Via Caracciolo ed i “nuovi” quartieri residenziali di Posillipo, Vomero e Fuorigrotta. C’è anche la Periferia, troppo spesso dimenticata, quando, invece, costituisce parte integrante di un tessuto urbano tra i più densamente popolati e vasti d’Europa.

L’hinterland partenopeo è vivo e colorato, ricco di fermenti giovanili ed imprenditoriali. Sono proprio le nuove generazioni che si stanno definitivamente spogliando di quella ingiusta marginalità cui i luoghi dove vivono sono stati per troppo tempo colpevolmente confinati da superficiali e miopi scelte amministrative e politiche che hanno sempre privilegiato il centro della Città.

In queste realtà, dove la conformazione urbanistica e paesaggistica è decisamente differente – grandi spazi, palazzoni in cemento, ampie piazze – e non consente la naturale ed immediata aggregazione sociale dei vicoli e dei più contenuti percorsi del centro cittadino, i bar costituiscono il luogo di incontro ideale e privilegiato. Frequentati prevalentemente da autoctoni e persone di passaggio, rarissimi i turisti, le caffetterie di Agnano, Bagnoli, Scampia, Secondigliano, Pianura, Barra, Ponticelli, San Giovanni, sono generalmente concepite come multifunzionali e con una filosofia commerciale diversa da quella di un classico caffè del centro. Le strutture sono più grandi, dotate di parcheggi per le auto, spesso di pompe per il carburante, oltre che di tabacchi e tavola calda.

I baristi, dal canto loro, godono certamente di un discreto riconoscimento sociale svolgendo un fondamentale lavoro nel principale centro di aggregazione. Talvolta con turni e orari più faticosi, proprio a causa della multifunzionalità dei locali in cui operano, mai mancano, secondo la migliore tradizione partenopea, di professionalità, dedizione e passione.

Non v’ è dubbio che se Napoli detiene lo status di capitale del caffè il merito va non solo ai caffè del centro storico ma, anche, ai tantissimi bar delle periferie all’ombra del Vesuvio.