Articolo di Michele Sergio pubblicato su L’Espresso Napoletano del mese di luglio 2018

Il napoletano, portando alla bocca la sua proverbiale tazzina d’espresso, sovente si sofferma ad anticiparne mentalmente il piacere, inebriandosi dell’aroma,  predisponendosi a gustarne il sapore. Secondi catartici questi, in cui il palato si prepara alla degustazione, il corpo a recepire la carica del caffè e la mente a beneficiare dell’agognato momento di relax.

Sono istanti in cui, spesso, riaffiorano ricordi, passati e recenti: nostra madre che di primo mattino prepara la “macchinetta”, il profumo del caffè appena uscito che si spande per la casa, quella tazzina di caffè galeotta che da pretesto iniziale per corteggiare quella donna fantastica si rivelò galeotto e “portatore” di una moglie!

Sono istanti in cui, infine, capita, soprattutto ai cultori, di immaginare il lungo e faticoso viaggio che il caffè ha compiuto prima di giungere nella nostra tazzina. Dalla pianta alla tazzina, dal chicco alla nostra avida bocca, il caffè ha percorso centinaia, migliaia di chilometri, per terra e per mare; è passato dalle mani dei raccoglitori, ai sacchi di juta; ha viaggiato per lungo tempo; è arrivato alle torrefazioni e poi, è stato nuovamente confezionato, prima di liberarsi, finalmente per potere sprigionare, con la preparazione, antichi profumi e sapori, capaci, però, sempre di rinnovarsi, tazzina dopo tazzina.

Si diceva del lungo e difficile viaggio del caffè, di cui qui si cercherà di tracciare, brevemente, le tappe più significative.

La pianta del caffè è originaria della regione Kaffa dell’Etiopia. Pionieri della sua commercializzazione provarono a coltivarlo a latitudini diverse ma senza esito: l’arbusto del caffè cresce solo nei paesi sub-tropicali, ha bisogno di un clima caldo e umido. Questa, dunque, la geografia dei principali paesi produttori/esportatori di caffè: Brasile, Colombia, Messico, Guatemala, Costarica, Cuba, Costa d’Avorio, Camerun, Kenya e Indonesia.

Chi ha potuto visitarne le piantagioni è rimasto impressionato dalla loro estensione,  dalla moltitudine di uomini e donne addetti alla cura delle piante e alla raccolta dei chicchi.

Le più note specie di caffè – anche le più conosciute ed utilizzate – sono l’arabica e la robusta. Gli arbusti delle due “razze” producono i frutti che, giunti a maturazione, celano al loro interno i pregiati chicchi che ne vengono estratti attraverso differenti tecniche. Crudi si presentano di colore giallo-verde; la maggior parte di essi saranno conservati nei famosi sacchi di juta (di solito da Kg 60 ciascuno, con tanto di descrizione e rintracciabilità).

E’ il momento in cui comincia il viaggio del prezioso chicco di caffè. Prima per terra, dai campi ai porti dei paesi produttori/esportatori, poi per mare, a bordo di grosse navi che giungono, dopo lungo e spesso non agevole navigare, nei porti dei paesi consumatori/importatori.

Molti anni fa il mercato del caffè era differente da quello attuale: la nera bevanda era consumata principalmente negli Stati Uniti, in Italia, Francia e nei Paesi Germanici. Oggigiorno anche paesi con altre tradizioni come il Regno Unito, la Russia, la Cina e  l’India chiedono caffè con sempre maggiore insistenza. Dopo lunghe traversate dell’Oceano Atlantico (destinazione Europa) e Pacifico (destinazione Asia), il nostro prezioso chicco giunge, dunque, nei paesi consumatori per essere inviato alle fabbriche del caffè: le torrefazioni. L’Italia è un paese di grande tradizione. Storica esperienza e alta qualità nella lavorazione del chicco crudo e la produzione, confezionamento e vendita del prodotto tostato.

La nostra bevanda nazionale arriva nella tazzina solo dopo travagli e peripezie, serbando in sé la passione e la fatica dei tanti lavoratori del settore, accumulate nei vari segmenti di produzione e che si liberano, infine, con la preparazione del caffè, al bar o in casa che sia. Non è, quindi, solo nella caffeina che sta la carica del nostro infuso ma, anche, nella restituzione, in un mix di sapore ed energia, della forza , del vigore, concentratisi nel chicco nel corso del suo lungo viaggio. Buon caffè a tutti. Sempre.