GLI INTELLETTUALI ED ARTISTI CHE HANNO FATTO LA STORIA DEL GAMBRINUS

Oscar Wilde

UNA TREGUA DAGLI AFFANNI

(Dublino 1854 – Parigi 1900) massimo tra gli esponenti del decadentismo europeo di fine ‘800. Sferzante, controverso, incline alla provocazione, leggendario per i suoi aforismi, fu condannato alla pena detentiva per reati contro la morale (era omosessuale: tempi lontani fortunatamente).

Dopo avere scontato la pena nel carcere di Reading nel 1897, riparò a Napoli insieme a Lord Alfred Douglas nascondendosi sotto falso nome, con l’intenzione di trovare pace proprio in quel luogo, Posillipo, il cui nome in greco significa “tregua dal pericolo”. Qui, infatti, i due presero alloggio rimanendo a Napoli fino al marzo 1898.

Il grande scrittore irlandese fu un assiduo frequentatore del Gambrinus; del resto, come lui stesso amava ripetere, Wilde aveva gusti semplici: s’accontentava del meglio.

Gabriele D’Annunzio

LA CANZONE NAPOLETANA AL GAMBRINUS

(Pescara 1863 – Gardone Riviera 1938), sommo poeta, fu protagonista assoluto della vita politica e culturale dell’Italia tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900. Figura controversa e complessa, di altissimo intelletto e spessore culturale, massimo esponente del decadentismo italiano e convinto nazionalista, partecipò alla Grande Guerra nella neonata Regia Aeronautica (leggendario fu il bombardamento su Vienna con l’aeroplano Caproni). È da molti considerato il più grande letterato italiano del Novecento. Visse a Napoli dal 1891 al 1893 collaborando a Il Mattino e Il Corriere di Napoli e, oltre all’attività di giornalista (collaborava con Eduardo Scarfoglio e Matilde Serao), realizzò anche alcune delle sue opere più importanti: Giovanni Episcopo e L’innocente. Del Gambrinus, il “Vate” (soprannominato così perché considerato dai suoi contemporanei un poeta sacro, quasi un profeta) era un frequentatore assiduo. Tutti gli avventori, anche grandi letterati come Salvatore Di Giacomo e Ferdinando Russo volevano la sua amicizia; le dame gli chiedevano, invece, autografi e racconti sulle sue storie d’amore. Qui ebbe modo anche di scrivere, per scommessa, ai tavolini del Caffè la poesia ‘A vucchella, poi musicata da Francesco Paolo Tosti e conosciuta in tutto il mondo grazie alla storica interpretazione di Enrico Caruso.

Ernest Hemingway

Soprannominato Papa, fece parte della comunità di espatriati americani a Parigi durante gli anni venti, conosciuta come “la Generazione perduta” e da lui stesso così chiamata nel suo libro di memorie Festa mobile, ispirato da una frase di Gertrude Stein. Condusse una vita sociale turbolenta, si sposò quattro volte e gli furono attribuite varie relazioni sentimentali. Raggiunse già in vita una non comune popolarità e fama, che lo elevarono a mito delle nuove generazioni. Hemingway ricevette il Premio Pulitzer nel 1953 per Il vecchio e il mare, e vinse il Premio Nobel per la letteratura nel 1954.

Benedetto Croce

(Pescasseroli 1866 – Napoli 1952) è stato il più grande filosofo italiano nel ‘900, scrittore, politico, storico e critico letterario. Fu il fautore del neoidealismo e sostenitore convinto del liberalismo. Ritornato a Napoli nel 1886, visse nel palazzo Filomarino, dove abitò due secoli prima Gian Battista Vico, altro grande filosofo napoletano. Croce, amante della lettura e grande studioso, raccolse un’infinità di libri che vennero raccolti nella biblioteca del palazzo. A causa delle sue idee non in linea con il regime fascista era solito sfuggire ai non pochi controlli dei gerarchi “rifugiandosi” volentieri al Gambrinus.

Principessa Sissi

Cresciuta relativamente libera da vincoli sociali e di comportamento normalmente imposti alla nobiltà mitteleuropea del XIX secolo, e generalmente insofferente alla disciplina di corte a Vienna nonché alle politiche imperiali e alle condizioni di vita dei popoli sottoposti alle autorità dell’impero austro-ungarico, ciononostante rimase un simbolo della monarchia asburgica e per tale ragione il 10 settembre 1898 fu uccisa a Ginevra, in Svizzera, dall’anarchico italiano Luigi Lucheni. Alla figura di Elisabetta fu ispirata una trilogia di film austriaci diretti negli anni cinquanta da Ernst Marischka e interpretati da Romy Schneider nel ruolo della duchessina (impropriamente chiamata “principessa”) bavarese e poi imperatrice d’Austria, divenuta celebre con il soprannome spurio di Sissi.

Matilde Serao

(Patrasso 1856 – Napoli 1927) è stata una delle più grandi giornaliste e scrittrici italiane, ricordata per avere fondato il quotidiano partenopeo Il Mattino e avere scritto il romanzo Il Ventre di Napoli. Iniziò giovanissima la sua carriera da giornalista quando decise di trasferirsi a Roma. La sua vita ebbe un cambiamento quando incontrò Eduardo Scarfoglio (Paganica 1860 – Napoli 1917, grande poeta, scrittore e giornalista abruzzese) perché nacque non solo un legame sentimentale ma anche professionale tra i due, fondatori de Il corriere di Roma, che tuttavia non ebbe grande successo. La coppia decise così di trasferirsi a Napoli, dove ebbero modo di frequentare i migliori intellettuali della città al Gambrinus e proprio ai tavolini del Caffè i due riprovarono a fondare un nuovo quotidiano, questa volta napoletano, Il Mattino (il primo numero uscì il 16 marzo 1892), che ebbe grande successo ed è tutt’oggi il principale della città. In onore di questa grande scrittrice, il Gambrinus ha dedicato un dolce il suo onore: la Matilda.

Filippo Tommaso Marinetti

(Alessandria d’Egitto 1876 – Bellagio 1944) è stato un poeta, scrittore e drammaturgo, massimo esponente del movimento d’avanguardia del ‘900 conosciuto come Futurismo, di cui tra l’altro fu il fondatore. Amante del progresso, della velocità, del pericolo e (purtroppo) della guerra, tra le sue più importanti attività ricordiamo la partecipazione come volontario a diversi conflitti e l’introduzione di una nuova tecnica poetica espressiva Parole in libertà che consisteva nel distruggere la sintassi e la punteggiatura e utilizzare la parole formando disegni. Racconta Francesco Cangiullo, ne Le serate futuriste, che gli esponenti del futurismo erano soliti frequentare il Gambrinus. In particolare, in una delle loro famose serate, dopo essere stati al teatro Fiorentini, si recarono al Caffè e tra grida e urla tutti insieme cantarono l’Inno Reale accompagnato dalla musica delle dame viennesi napoletane che abitualmente intrattenevano gli avventori.

(Napoli 1861 – Sorrento 1943) è stato un giornalista, scrittore e drammaturgo di opere celebri che furono rappresentate da attrici del calibro di Eleonora Duse e di Emma e Imma Gramatica. Autore apprezzatissimo dalla critica e dal pubblico, tra la fine del ‘800 e l’inizio del ‘900 la sua fortuna letteraria cessò con l’avvento del fascismo perché si dichiarò apertamente contrario al regime. Nel ventennio, purtroppo, non gli fu consentito di rappresentare le sue opere e molti suoi scritti vennero censurati.

Coerente fino alla fine con le sue idee, anche quando versava in stato di indigenza, rifiutò un cospicuo assegno inviatogli addirittura dallo stesso Mussolini. È stato un habitué del Gambrinus durante la Belle Époque quando collaborava con diversi quotidiani napoletani tra cui il Corriere del Mattino e il Corriere di Napoli come critico teatrale e musicale.

Roberto Bracco

Salvatore di Giacomo

(Napoli 1860 – 1934) è stato uno scrittore e il principale poeta di poesie in lingua napoletana, drammaturgo di rilievo (ricordiamo la sua opera più celebre Assunta Spina), autore di testi di importantissime canzoni classiche napoletane, tra le quali Marechiaro e ‘E spingule francese.

Era frequentatore abituale del Gambrinus tanto che tenne circolo nelle storiche sale dorate. In quegli anni il locale era frequentato da tantissimi personaggi di grande spessore culturale, e anche dal suo “rivale” Ferdinando Russo (Napoli 1866 – 1927 poeta e autore di canzoni napoletane). I due erano personalità opposte, e in un certo senso dividevano gli avventori del Gambrinus in due fazioni che sfociavano spesso in vere e proprie baruffe da bar. Non mancavano le offese come quella scritta da Di Giacomo sul marmo di un tavolo che prendeva in giro l’abitudine del Russo di indossare abiti funerei:

Ferdinando è un coso nero

che s’appoggia sul bastone

e, fumando un mozzicone

fa la posa nel caffè.

Ma aldilà della rivalità professionale tra i due, c’era sempre rispetto e stima reciproca. E questo è dimostrato quando, in occasione della scomparsa del Russo, Di Giacomo pubblicò questi versi “affettuosi” sul quotidiano Il MezzogiornoO mio caro, amatissimo Ferdinando, addio dunque: addio, fratello mio generoso e buono; addio, sincero amico, eterno fanciullo a cui sorrise l’eterna poesia”.

Alberto Savinio

(Atene 1891 – Roma 1952) è stato uno scrittore, pittore e compositore italiano. Intervenne a difesa del Gambrinus quando il locale fu chiuso nel 1938 in quanto considerato dal regime come un luogo di antifascisti. Dopo qualche mese, nel gennaio del 1939, Savinio sulla prestigiosa rivista letteraria Omnibus, fondata e diretta da Leo Longanesi, scrisse l’articolo Il Sorbetto di Leopardi:

Ma il Gambrinus non c’è più: e per una inesplicabile sostituzione, il posto del vecchio e glorioso caffè è stato usurpato da una inattesa succursale del Banco di Napoli. Eppure il Gambrinus c’era: non tre anni fa, come l’antico leopardiano Caffè d’Italia, ma solo pochi mesi addietro. Stava qui, con i suoi vetri, i suoi ori, le sue luci. […] L’aria di Napoli è esiziale ai bei caffè, come le rose sono mortali agli asini. Con le sue sale dorate, e i suoi tavolini cioccolata, i suoi divani di velluto rosso e le sue grandi vetrine aperte su piazza San Ferdinando e su piazza Plebiscito, il Gambrinus era meno un caffè che un monumento, una istituzione, uno dei gangli vitali di questa città. Perché è stato ucciso?

Non solo il disperato appello di Savinio non riuscì a convincere le autorità a riaprire il caffè, ma provocò anche la chiusura della rivista di Longanesi.

Jean-Paul Sartre

(Parigi 1905 – 1980) è stato il più grande filosofo francese del Novecento. Massimo esponente dell’esistenzialismo d’oltralpe si recò più volte in Italia e anche a Napoli dove ebbe modo di visitare il Gambrinus.  Ai tavolini del caffè ebbe modo di scrivere queste riflessioni filosofiche che sono state pubblicate nel suo libro Spaesamento. Napoli e Capri:

A Napoli ho scoperto l’immonda parentela tra l’amore e il Cibo. Non è avvenuto all’improvviso, Napoli non si rivela immediatamente: è una città che si vergogna di se stessa; tenta di far credere agli stranieri che è popolata di casinò, ville e palazzi. Sono arrivato via mare, un mattino di settembre, ed essa mi ha accolto da lontano con dei bagliori scialbi; ho passeggiato tutto il giorno lungo le sue strade diritte e larghe, la Via Umberto, la Via Garibaldi e non ho saputo scorgere, dietro i belletti, le piaghe sospette che esse si portano ai fianchi. Verso sera ero capitato alla terrazza del caffè Gambrinus, davanti a una granita che guardavo malinconicamente mentre si scioglieva nella sua coppa di smalto. Ero piuttosto scoraggiato, non avevo afferrato a volo che piccoli fatti multicolori, dei coriandoli. Mi domandavo: «Ma sono a Napoli? Napoli esiste?»