17 Nov 2017

La nonna della sfogliatella si chiama Santa Rosa

di Simona Vitagliano

Qualche tempo fa abbiamo parlato delle origini della sfogliatella, dolcezza partenopea per eccellenza, nata, inizialmente, in una concezione leggermente diversa, dalle sapienti mani di alcune monache di clausura del convento di Santa Rosa, a Conca dei Marini, in Costiera Amalfitana, ben 4 secoli fa, e rivisitata successivamente da Pintauro nel 1800.

In effetti, si può dire che la Santa Rosa sia una specie di “nonna” della sfogliatella proprio per questo.

Santa Rosa: la sfogliatella originale

Esteticamente, c’è sicuramente un particolare che salta all’occhio, quando si guardano, a confronto, una sfogliatella ed una Santa Rosa: la sagoma.

Mentre la sfogliatella è più sottile nella sfoglia e allungata nella forma, la sua parente lontana, infatti, presenta un perimetro chiuso, quasi geometrico a forma di triangolo. Il motivo è semplice: proprio per le sue origini monastiche, la Santa Rosa era stata realizzata, dalle suore, con la forma di un cappello monacale!

Inoltre, anche i ripieni sono differenti: se le sfogliatelle possono essere, oggi, gustate con anime di cioccolato fuso, panna o crema chantilly, la Santa Rosa originale segue la ricetta tradizionale, dove il suo interno è ottenuto con  un amalgama di semola, latte, zucchero e frutta secca ammorbidita nel rosolio (o nel limoncello), un liquore molto leggero, caratteristico della zona partenopea, derivato proprio dai petali della rosa, come il nome suggerisce.

Anche lo “scopo” con cui le due varianti si sono originate è diverso: se la Santa Rosa è nata quasi per caso, dalle mani della madre superiora Clotilde, ben presto ci si rese conto del suo gusto e della sua prelibatezza, tant’è che divenne offerta per le famiglie e i benefattori del convento, che ringraziavano le sorelle con qualche moneta, portando a casa qualcuno di questi gustosi dolci; l’usanza ebbe un successo tale che si stabilì che la sfogliata dovesse prendere il nome del luogo dove era stata creata ed inoltre si pensò che il giorno più adatto per la sua distribuzione fosse quello in cui cade, appunto, Santa Rosa, cioè il 30 Agosto. In effetti, anzi, per arrivare sino al laboratorio del nostro Pintauro ci sono voluti ben 200 anni! Al momento opportuno, apportate le modifiche e cambiato il nome in sfogliatella, questo dolce divenne un’opera artigianale culinaria da rivendere sul suolo napoletano attraverso i locali della bottega: mura dalle quali la sfogliatella è “espatriata” velocemente, diventando un simbolo di Napoli a tutti gli effetti, preparata e rivenduta nei laboratori dolciari di tutta la città .

Dove trovare la Santa Rosa?

Sono passati secoli da quel giorno in cui la bottega di Pintauro ha cominciato a proporre la sfogliatella ai napoletani e ai turisti, ma il suo culto è, ormai, tradizionale e storico: ciò che è più difficile gustare, invece, è quello originario della Santa Rosa, che non è così facilmente acquistabile in città .

Di certo, per andare sul sicuro, si può partecipare alla sagra di Conca dei Marini, ancora attiva a tutt’oggi, dove è possibile gustare questo dolce in una ricetta moderna, lievemente modificata, che vuole il ripieno fatto di semolino, ricotta, canditi, uova e aroma di cannella e zucchero, e la sfoglia, ovviamente riccia, realizzata impastando farina, sale ed acqua; la guarnizione finale, che è sempre a vista sul “cocuzzolo” della sfogliata, è in crema pasticciera e amarene sciroppate.

(uopeople.edu)