Napoli, il caffè ed il malocchio

Articolo scritto da Michele Sergio e pubblicato su IL ROMA il 16 settembre 2018

 

Diceva il grande Eduardo “non è vero ma ci credo”. Questa frase, più di tutte riassume l’approccio dei napoletani con la superstizione. Il napoletano ama vivere la vita, è allegro, solare, amante della compagnia ma ha anche un profondo rispetto per tutto ciò che può avere un influsso positivo o negativo sulle persone o sulle cose.

Nessuna città del mondo ha così tante leggende, storie e riti sulla superstizione quanto Napoli: dal Munaciello (spirito presente nelle case raffigurato con gobba e tuba dai comportamenti benefici o malefici) al malocchio (convinzione popolare che lo sguardo delle persone possa avere effetti negativi), dalle superstizione da tavola (non capovolgere il pane, non incrociare le forchette nel piatto, non passare il sale nelle mani di altro commensale, non sversare l’olio per terra, non accomodarsi a punta di tavolo) alle altre tante superstizioni come non rompere lo specchio (7 anni di disgrazie), non passare sotto una scala e non attraversare la strada in presenza di un gatto nero.

Ma esiste un metodo per combattere il malocchio (per chi ci crede ovviamente)? Il popolo napoletano, da sempre dotato di grande fantasia, non poteva non escogitare rimedi per combattere gli influssi negativi. Il sistema migliore è quello consistente nello sfregiare un corno rosso (una sorta di amuleto che sfregiandolo allontana il malocchio) ma anche accarezzare un ferro di cavallo o toccare un gobbo possono essere validi sistemi.

Insomma per un napoletano verace la superstizione è qualcosa che coinvolge tutto, persone, animali, oggetti e addirittura cibi e bevande ed è così intrinseca nel nostro modo di vivere che quasi non ne facciamo più caso.

Anche la bevanda preferita dal popolo napoletano, il caffè, non poteva essere immune dalle superstizioni e sin dalla sua introduzione del Regno delle Due Sicilie, il caffè ha dovuto fare i conti con il malocchio. Sia perché produceva effetti sul sonno sia perché era la bevanda ideale per somministrare filtri e veleni, molti pensavano che il nero infuso fosse la bevanda del diavolo e il caffè non riusciva ad imporsi nella nostra città. Fu grazie, però, al più grande esperto di jettatura del ‘700, il professore emerito di diritto Nicola Valetta, che convinse il popolo napoletano di quanto il caffè, lungi dall’essere dannoso, era invece bevanda salutare e genuina (nella sua canzonetta, il Valletta dice di bere fino a tre tazze al giorno senza riscontrare nessun effetto negativo) che il caffè riuscì a conquistare i partenopei. Il suo successo fu così grande che Napoli divenne città del caffè e addirittura la smorfia, il libro dei sogni utilizzato dai giocatori del lotto, non poteva non dedicargli un numero tutto suo: il 42, ‘o cafè.

Non tutti sanno però che il caffè non “fa” sempre 42. Infatti in base ai sogni del giocatore cambia il numero da giocare. Sognare di bere un caffè fa 90 ma offrirlo fa 35, prepararlo fa 52, macinarlo fa 13, venderlo o acquistarlo fa 79, tostarlo fa 84 ed infine essere in un Caffè 68. C’è, quindi un sottile filo rosso che unisce i sogni, il caffè, la Smorfia e la superstizione in una delle città più esoteriche d’Italia.

Anche somministrare olio, sangue o altre sostanze all’interno della tazzina di caffè può avere effetti per così dire “magici” nei confronti della persona che la sorbisce. È risaputo che molti secoli fa le donne napoletane erano solite ricorrere a tali stratagemmi come filtro d’amore per legare a loro i gli uomini amati.

Esiste ancora un altro legame a Napoli tra caffè e superstizione: la cafeomancia (caffeomanzia o lettura dei fondi del caffè) un oracolo attraverso il quale si può prevedere il futuro. Questa era una pratica molto in voga nel settecento e nell’ottocento nella città di Partenope. Oggi è poco diffusa anche se a detta di chi l’ha provata è veramente efficace per predire il futuro.

Infine il malocchio è “contrastato” anche nelle Caffetterie dai gestori e dai baristi i quali prendono dei piccoli “accorgimenti” come strumento per “proteggere” la loro attività dal malocchio. Il più classico consiste nel salutare la Bella ‘mbriana, cioè salutare lo spirito benigno che la protegge quando la mattina si apre l’attività commerciale (ma anche una casa). Guai a non farlo! La Bella ‘mbriana si potrebbe offendere e tramutare le positività in negatività! Un’altra buona regola è non avere il tavolo numero 17 all’interno della sala dei clienti perché potrebbe “rovinare” gli affari del locale. Buona norma è tenere sempre in bella vista cornicielli e ferri di cavallo per sfregiarli prontamente in caso di malocchio “imprevisto”. Quindi, quando non sapete cosa regalare ad un napoletano, sappiate che un corno rosso è sempre un gradito (e utile) regalo.