Napoli tra caffè e diritto

Articolo di Michele Sergio pubblicato su “L’Espresso Napoletano” del mese di gennaio 2018

Nicola Valletta il giurista che fece innamorare i napoletani del caffè

Alla fine del XVIII secolo Napoli è tra le capitali mondiali più vive, popolose e cosmopolite. “Il secolo dei lumi” è anche quello della nascita e della diffusione del caffè in Europa. La bevanda nera  non è più un esclusività dei paesi arabi ma si diffonde in tutti i paesi del vecchio continente, Italia compresa, a Venezia, Torino, Roma ma non a Napoli!

Non è subito colpo di fulmine tra il caffè ed i napoletani. È documentato che più volte nei secoli precedenti gli arabi avessero provato ad introdurlo nella nostra Città ma senza successo: i figli di Partenope continuavano a preferire il vino campano al “vino d’Arabia”che vedevano e utilizzavano solo come medicinale.

Chi per primo  provò a diffondere il nero infuso nel suo regno, fu la regina Maria Carolina che dal 1771 lo proponeva nel corso dei suoi fastosi ricevimenti alla reggia di Caserta ai suoi nobili invitati. Nonostante la sponsorizzazione reale, erano, però, ancora in molti i napoletani che osteggiavano il consumo della bevanda per motivi poco scientifici, per la verità. Per un popolo tanto legato alla superstizione il caffè portava male perché nero (come la morte!), era bevanda diabolica che toglieva il sonno, era per colore e sapore il mezzo più idoneo per somministrare veleni e filtri per fatture d’ogni genere!

Forse Napoli non sarebbe diventata la città del caffè se in quegli anni il grande esperto di cucina Vincenzo Corrado non ci avesse messo lo zampino. Corrado, una sorta di guru della ristorazione del tempo, credeva nell’importanza del caffè, non solo come bevanda salutare, gustosa, eccitante ma, anche, come catalizzatore sociale. Con felice intuizione aveva capito che il caffè potesse costituire un “rompighiaccio sociale”, uno strumento per facilitare incontri, discussioni, scambi di idee. Era, inoltre, convinto (ed a giusta ragione) delle potenzialità economiche positive della diffusione della bevanda, con l’apertura di un mercato nuovo e la creazione di opportunità di investimento attraverso le cd. botteghe del caffè. Come fece, quindi, il Corrado a far innamorare i napoletani al caffè?

Dopo la sponsorizzazione della regina era necessaria quella della massima autorità in materia di jettatura riconosciuta a Napoli, vale a dire il professore Nicola Valletta, emerito di diritto, autore di numerosissime pubblicazioni, personaggio rispettato e influente. Il Corrado allora pubblicò nel 1794 un breve trattato, “La manovra della cioccolata e del caffè”, nel quale spiegava gli effetti benefici del nero infuso e dedicò quest’opera proprio al Valletta. Quest’ultimo, quasi preso in contropiede, ma certamente onorato della dedica, ricambiò con il suo autorevole placet all’opera del suo amico Corrado (e, conseguentemente, al caffè), al quale, a sua volta, dedicò una canzonetta dal titolo “Il caffè”. Con tale breve componimento – una vera e propria poesia apologetica sul caffè – Valletta superava le tesi del medico e naturalista Francesco Redi (che aveva addietro scritto in maniera fortemente critica sulla nera bevanda), sostenendo che il caffè lungi dall’essere dannoso (nonostante il Valletta dica di berlo anche tre volte al giorno senza che si diventi cieco, si perda il sonno, cadino i denti, come il sommo Redi aveva sostenuto), era la più buona delle bevande, che arrecava solo beneficio al suo bevitore.

Se il più insigne conoscitore del diritto e della jettatura di Napoli approvava il caffè ciò significava che non poteva portare male e fu così che nel volgere di poco tempo, i napoletani se ne  innamorarono. Tutti cominciarono a berlo e la Città si riempì di caffetterie bellissime e caffettieri ambulanti, di nuove macchinette per la preparazione del caffè casalingo (la cuccumella napoletana), mentre cantanti, poeti e scrittori ne cantavano e tessevano le lodi.

Fatal fu insomma l’incontro tra il mondo del diritto e il caffè perché i napoletani convolassero, finalmente, a nozze (eterne!) con la bevanda che, in breve tempo, divenne quella ufficiale all’ombra del Vesuvio e fece di Napoli la capitale mondiale del caffè.