Articolo di Michele Sergio pubblicato su Il Roma il giorno 11 febbraio 2018

Siamo nella Napoli di fine ’700, città cosmopolita, vivissima ed in continuo fermento, permeabile ad ogni novità in fatto di gusto, di moda e di costume, d’oltralpe ed esotica provenienza che sia, quando aprono i primi battenti delle “botteghe del caffè”. Qui i napoletani scoprono e bevono il caffè, bevanda d’assoluta novità, ma possono anche degustare altre prelibatezze: pasticcini, cioccolata, gelati ed anche piatti tipici della cucina tradizionale partenopea. In breve tempo le caffetterie si moltiplicano e diventano luoghi di aggregazione non solo per persone comuni, ma anche per politici e artisti, imprenditori e studiosi, che consolidano l’abitudine di incontrarsi in “posti fissi”, per discutere, confrontarsi, creare, ispirarsi, decidere e cospirare! Le caffetterie napoletane diventano il salotto privilegiato dove fare cultura, tendenza e informazio-ne. È nelle caffetterie che a Napoli, fino ai primi decenni del ’900, ci si confronta sui temi quotidiani, si discute delle questioni politiche, si dibatte di temi filosofici, vedono la luce testate giornalistiche, si creano opere in musica e prosa, si compongono poesie, si trova l’ispirazione per un nuovo dipinto, nasce un partito politico, si fomenta e si progetta un sovvertimento del potere. I principali Caffè sono concentrati lungo l’asse di Via Toledo, la passeggiata napoletana per eccellenza: Caffè Trinacria, Caflisch, Caffè d’Europa, Birreria dello Strasburgo e Caffè Gambrinus. Nota triste: solo l’ultima tra le storiche caffetterie napoletane è sopravvissuta alla dura prova del tempo. Bastano i ricordi, le poche foto d’epoca e qualche gouaches però, a rendere ancora viva l’immagine di questi luoghi magnifici in una Napoli antica che (purtroppo) non c’è più.

Caflisch – Primo esempio di franchising voluto dallo svizzero Luigi Caflisch che scelse il Regno delle Due Sicilie come luogo dove impiantare, fuori dal suo paese, altre sedi della sua attività moderna e all’avanguardia. Il più importante dei vari punti vendita sorse nel 1827, in via Toledo, nel vanvitelliano Palazzo Berio.

Caffè Trinacria – Fondato nel 1810, sempre in Via Toledo. Classico caffè ottocentesco con specchi e divani rossi. Tra i frequentatori illustri ricordiamo Alexandre Dumas e Giacomo Leopardi che qui soleva consumare i suoi amati sorbetti.

Caffè d’Europa – Per molti anni il caffè più bello e raffinato nel cuore della città di Napoli. Dal 1845 in piazza San Ferdinando per volontà dei coniugi Thevenin, in particolare di Madame Thevenin, parigina trasferitasi a Napoli, la quale riuscì a veicolare presso la propria caffetteria la migliore clientela.

Birreria dello Strasburgo – A dispetto del nome era un caffè-concerto ubicato in Piazza Castello (Piazza Municipio). Fu uno dei ritrovi più amati dai napoletani che, tra piante ornamentali e fiori profumati, gustavano il caffè ascoltando musica. Meta abituale di Salvatore Di Giacomo e Ferdinando Russo.

Caffè Gambrinus – In Piazza del Plebiscito, dal 1860 fu ritrovo di artisti, politici, giornalisti, scrittori e poeti. Galleria d’arte liberty, con dipinti e statue dei migliori esponenti della Scuola di Posillipo, ospitava spettacoli di café chantant. Visitarono il Gambrinus la Principessa Sissi – che nel 1890 gustò il gelato alla violetta (lo si può consumare ancora oggi) – Gabriele D’Annunzio – abituale frequentatore, che, per scommessa, vi scrisse la celebre poesia-canzone “A Vucchella” – Matilde Serao – che fondò “Il Mattino” tra un caffè e un piatto di pasta – Oscar Wilde, Jean Paul Sartre.