Le follie del Gambrinus

Sfogliatella riccia o frolla? Ognuno ha la sua preferenza in merito a questo dolce dilemma, eppure in molti difficilmente riescono a prendere una posizione netta. C’è chi ama l’aspetto croccante della sfogliata riccia, chi invece preferisce la morbidezza della frolla, chi la ama mangiare calda on the road, chi invece non ne può fare a meno la domenica dopo il lauto pranzo napoletano, insomma ognuno ha la sua idea in merito, ma c’è un’ampia fetta di golosi indecisi che proprio non sa scegliere quale delle due mangiare.

Per questa particolare categoria c’è una soluzione, una novità firmata Gran Caffè Gambrinus che mette d’accordo tutti. La pasticceria del Gambrinus infatti, ha deciso di realizzare un dolce davvero particolare, una splendida fusione delle due tradizionali sfogliatelle napoletane. Il giusto compromesso per assaporare il meglio di questi due dolci effettuando una sola scelta.

Il giusto mix

Il dolce in questione viene infatti realizzato con l’impasto della sfoglia riccia e con il ripieno di sfoglia frolla. Il meglio della lavorazione di due dolci che inevitabilmente hanno fatto e continuano a fare la storia della pasticceria. Oltre ad un gusto nuovo, tutto da provare che rimanda sempre alla tradizione, ma in chiave moderna, ad essere irresistibile è anche la presentazione.

Esso infatti viene realizzato in una forma conica, decorato con zucchero a velo, presentato a piattino perchè contornato di crema e piccole amarene, un dolce perfetto da assaporare magari seduti comodamente agli storici tavolini del Caffè Gambrinus.

Di questo dolce inoltre ne esistono almeno due versioni una infatti caratterizzata con crema chantilly e l’altra con crema pasticcera.

Insomma non vi resta che provarlo perchè resistergli sarebbe una pura e semplice follia. 

Un dolce innovativo

Il Gambrinus presenta: il Vesuvio

La pasticceria napoletana non smette di sorprenderci e questa volta ci presenta un dolce davvero speciale targato Gran Caffè Gambrinus, stiamo parlando del dolce Vesuvio.

Mai nome fu più identificativo per un dolce. Eh si perchè, questa deliziosa prelibatezza ha la forma di un tronco o meglio ancora di un cono che ricorda proprio quella del nostro vulcano, simbolo per antonomasia della città di Napoli, decorato infine con un ciuffetto di panna montata. Un vero e proprio tributo della pasticceria al “gigante buono”. 

Modernità e tradizione

Questo dolce la cui nascita è davvero recente, è composto da un mix di ingredienti utilizzati per la realizzazione di dolci tipici della tradizione partenopea. Esso è infatti realizzato con un involucro di pasta sfoglia classico della sfogliatella riccia, e al suo interno è possibile riconoscere un ripieno di babà e pastiera. Insomma ancora una volta la modernità e l’innovazione dell’alta pasticceria del Gambrinus incontrano la tradizione e insieme creano un connubio davvero speciale. Ad essere conquistati da questa squisitezza non sono solo i turisti in visita della nostra città ma gli stessi napoletani che ormai si stanno appassionando così tanto a questo dolce da includerlo nelle scelte dei pasticcini della domenica. 

Un dolce esplosivo!

Chi addenta anche con un solo morso il Vesuvio potrà avvertire una vera esplosione di gusto, uno scoppio degno del nostro vulcano che in passato è stato artefice di grandi disastri, ma che oggi si dimostra placido e dormiente.

 

 

 

Il dolce senza tempo: le coviglie napoletane

La coviglia napoletana: tra storia, tradizione e innovazione

La pasticceria napoletana è ricca di prodotti che nel tempo hanno mantenuto la loro bontà grazie alla riproduzione fedele di ricette  di questi dolci, nonostante il trascorrere del tempo.

All’interno della scuderia della pasticceria partenopea, c’è un dolce molto antico, forse non molto conosciuto alle nuove generazioni, la cui ricetta e presentazione negli ultimi tempi è stata rivisitata e portata  come agli antichi splendori, stiamo parlando della coviglia napoletana.

Un dolce che sfida i secoli

Questo dolce, possiamo dire che ha sfidato i secoli. Una delle sue prime apparizioni sulla tavola dei napoletani, è stata sicuramente nel periodo della fine del 1600, in cui veniva servito questa sorta di semi-freddo al gusto di caffè,  all’interno di piccole coppette di metallo per mantenere questa mousse più cremosa possibile. La coviglia, il cui nome pare derivi dal termine spagnolo, cubillo, era un dolce esclusivamente napoletano, che ha cavalcato l’onda della popolarità per circa tre secoli. Dopo essere apparso nel 1600, tra il 1700- 1800 iniziò ad essere servito alla corte dei nobili napoletani, alla fine dell’800  divenne come spesso accade, anche un dolce rivolto al popolo. A partire dalla metà del 1900, veniva preparato dalle pasticcerie della zona di Mergellina ed era destinato ad arricchire i banchetti di nozze insieme al compianto Spunone, altro dolce tipico napoletano divenuto oggi una rarità.

Nonostante possa essere definita una degli Highlander della pasticceria, la coviglia nell’era moderna è passata un pò in sordina, e solo poche pasticcerie continuano a realizzarla.

La coviglia oggi

La coviglia oggi, si presenta come una mousse delicata a metà tra un gelato e un pasticcino che viene conservata in frigo. Non appartiene più solo esclusivamente alla tradizione napoletana, perchè è un dolce che in realtà si trova in tutto lo stivale, anzi è molto più in voga oggi al Nord che al Sud Italia e di conseguenza anche la sua ricetta originale è stata rivisitata da regione in regione. Viene servita all’interno di piccoli bicchierini questa volta di plastica, non più di acciaio, che ricordano le mono porzioni tipiche del finger food, ma è possibile gustarla anche in barattolini di vetro o bicchierini in terracotta, inoltre se in passato la presentazione era molto spartana, le attuali coviglie vengono presentate nel modo più chic in cui si può concepire un dolce. La coviglia diventa  non solo un grazioso ma anche gustoso dessert perfetto per un dopo cena ovunque vi troviate.

Tre Regine per Napoli

Articolo di Michele Sergio Gambrinus

Quante storie racconta la città di Napoli! Purtroppo, la maggior parte di queste non resta viva alla memoria, ma viene cancellata dal tempo. C’è chi, tuttavia, ancor oggi, si dedica con pazienza, amore e dedizione alla consultazione di libri antichissimi (conservati alla Biblioteca Nazionale di Napoli sita nel Palazzo Reale) per riportare alla luce dei ricordi storie, leggende e tradizioni.

Nel mio piccolo, nell’ultimo mese, ho appreso con grande piacere che tre regine, molto diverse tra loro per nazionalità ed epoca, ma accomunate da uno spirito libero e ribelle, hanno contribuito allo sviluppo della tradizione culinaria della città di Partenope (guarda caso un’altra donna). Ed è per questo – soprattutto in tempi difficili come quelli odierni che vedono molte donne maltrattate (e purtroppo a volte uccise) – che mi è sembrato doveroso dedicare loro un contributo.

La Regina Maria Carolina e la storia del Caffè napoletano

La regina Maria Carolina d’Asburgo Lorena (Vienna 1752 -1814), divenuta sposa del re di Napoli Ferdinando I di Borbone, si impose a corte con il suo carattere deciso ed autoritario. Non fu un matrimonio felice: il re, poco dedito ai doveri di sovrano, preferiva trascorrere intere giornate a caccia e tra i vicoli di Napoli mescolandosi (in anonimato) tra i sudditi, mentre la regina amava gestire il regno (spesso punendo con estrema severità i ribelli) ed organizzare feste fastose.

A lei dobbiamo l’introduzione di alcuni piatti e bevande tra le quali spicca il caffè importato dalla corte di Vienna (proposto in una delle sue feste nel 1771). Possiamo dire, quindi, senza tema di smentita, che il merito va alla regina Maria Carolina se oggi Napoli è la capitale del caffè.

La Regina Margherita e la storia della Pizza napoletana

Ancora oggi, tra i vicoli della città di Napoli, si racconta che la regina Margherita ispirò la creazione della pizza a lei dedicata e che porta il suo nome (la più amata e conosciuta tra le pizze napoletane).

Nessuno può provare con certezza quale sia il locale nel quale la pizza Margherita fu preparata per la prima volta. È idea comune, tuttavia, che la Regina Margherita di Savoia (Torino 1851 – Bordighera 1926), sposa del Re Umberto I, si trovava realmente nel 1889 in visita a Napoli ed in quell’occasione ebbe modo di assaggiare questa pizza che riporta i colori della bandiera italiana (il verde del basilico, il bianco della mozzarella ed il rosso del pomodoro).

La Principessa Sissi e la storia del Gelato napoletano

Elisabetta Amalia Eugenia di Wittelsbach (Monaco di Baviera 1837 – Ginevra 1898), meglio nota con il nome di “Sissi”, è stata una delle regine più amate di tutti i tempi, come testimoniato dai numerosi film e romanzi a lei dedicati. Nel 1890 Sissi si recò a Napoli per visitare le bellezze della città partenopea. Il Gran Caffè Gambrinus ebbe l’onore di ospitare la regina che in quell’occasione assaggiò il gelato al gusto violetta. Dopo lungo tempo, ancora oggi, il Gambrinus resta fedele all’antica ricetta della tradizione napoletana nella preparazione del gustoso gelato. Provare per credere!

Un caffè per Totò

Articolo di Michele Sergio

Quest’anno ricorre il cinquantesimo anniversario della scomparsa del più grande attore partenopeo: il Principe Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfiro-genito Gagliardi de Curtis di Bisanzio conosciuto semplicemente con lo pseudonimo “Totò”. Era il 15 aprile del 1967 e una folla numerosissima e commossa dava l’ultimo addio al grande attore nella Basilica del Carmine Maggiore.

Tutti dobbiamo qualcosa a Totò. Tutti noi napoletani siamo cresciuti guardando i suoi film, ripetendo le sue gang e le sue battute e ricordando i suoi sketch. A distanza di mezzo secolo i suoi film hanno ancora la capacità di farci ridere (per la sua comicità unica) e piangere (per i temi trattati ancora attualissimi).

In onore al grande attore napoletano i fratelli Sergio, patroni dello storico Gran Caffè Gambrinus, hanno deciso di dedicargli la sala principale dello storico Locale. L’evento è stato fissato per il 13 giungo (Sant’Antonio) e la madrina nonché ospite d’onore sarà Liliana De Curtis sua figlia che inaugurerà la targa del suo amato padre.

Per l’occasione si è pensato anche di realizzare una torta ed un caffè che prende spunto da quelli preparati nell’epoca di Totò. Negli anni ’50 e ’60 i napoletani erano soliti bere un caffè corretto con l’anice, il cd. “Scarffariello”. Il Caffè Totò riprende questo caffè, che come dice lo stesso nome deve essere rigorosamente scaldato con la lancetta a vapore, oltre ad essere per così dire “strapazzato” dal barista con lo zucchero ed il cacao. Il tutto decorato con il “Cappello di Totò” (un cioccolatino preparato con l’impasto della torta caprese ricoperto di cioccolato).

Sono sicuro che anche ad un “Principe” questo caffè può essere servito!

Grazie Totò

 

Il torrone del Conte Dracula

articolo di Michele Sergio

La nostra città è un museo a cielo aperto ricca di tesori nascosti e di bellezze poco conosciute. La maggior parte dei napoletani, però, la conosce poco e ancora meno le sue storie e le sue leggende.

Capita spesso anche a me, nonostante ami la mia città, di rimanere sorpreso dalle tante cose che si possono apprendere a/su Napoli giorno dopo giorno.

La settimana scorsa appena ho, per esempio, appreso una notizia che mi ha stupito: un gruppo di storici dell’Università di Tallinn in Estonia, dopo molti anni di ricerche, ha affermato che la tomba del Conte Vlad Tepes di Valacchia, meglio conosciuto come il conte Dracula o Vlad III l’impalatore, probabilmente, si trovi in Santa Maria la Nova in Napoli ed esattamente nel chiostro piccolo monumentale.

Indipendentemente dalla discutibilità del celeberrimo personaggio, la notizia è per me stata la conferma ennesima di quanto Napoli celi ancora tanti misteri e costituisca una fucina inesauribile di storie interessanti.

Il caso ha voluto poi, che proprio quest’anno ricorra il 550esimo anniversario della morte del conte Dracula (dicembre 1476); è così che ho pensato di realizzare un torrone speciale in occasione della ricorrenza dei morti del 2 novembre, IL TORRONE DEL CONTE DRACULA!  

Non poteva che essere rosso questo torrone come il sangue delle vittime del più Vampiro per eccellenza.

Scherzi a parte si tratta di una gustosissima ed originale variante del celebre torrone, il dolce protagonista dei primi giorni di novembre (mandorle di prima scelta ed finissimo cioccolato fondente), con un cuore rosso sangue.

Dolcetto e scherzetto?

Happy Halloween 2016

 

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Il Babà Nero

articolo di Michele Sergio

Ogni maestro pasticcere sa che è esiziale, per un’attività commerciale, realizzare dolci nuovi ed originali e di sovente ne sforna di nuovi e deliziosi.

Anche io, nel mio piccolo, cerco di proporre nuovi dolcini. Non sempre, però, l’ideazione di una nuova ricetta arriva da un laboratorio di pasticceria. Nella maggior parte dei casi, infatti, le idee di nuovi dolci vengono partorite tra le strade ed i vicoli di Napoli, inesauribili fonte di ispirazione: i colori, gli odori, l’energia che emanano, ne fanno una fucina sempre attiva di idee innovative.

Qualche mese fa mi trovavo in piazza del Plebiscito e mi capitò di vedere un gruppo di bambini che prendeva in giro un loro amico di giochi di chiara origine asiatica (probabilmente cingalese). D’improvviso mi tornarono in mente i ricordi dell’infanzia, di quando capitava a me essere deriso dai miei amici per il colore piuttosto scuro della mia, pur napoletana, pelle.

Ed ecco l’idea! Di filato al Laboratorio, ivi dissi ai pasticcieri che considerato che ogni dolce napoletano ha la sua storia e il suo significato, era necessario realizzare un dolce contro il razzismo e quale migliore dolce napoletano, il più classico, se non il babà? Si il babà però nero!!!

Un babà completamente bagnato nel cioccolato al quale poi si dà un piccolo tocco di classe: panna montata al gusto di zuppa inglese e scaglie di cioccolato fondente a rendere irresistibile il più recente simbolo, ma non certamente l’ultimo – vista, purtroppo, l’ancora attuale necessità di combattere il pregiudizio razziale – della lotta al razzismo.

Spero che questo piccolo gesto possa essere d’esempio per tutti coloro che vogliono un mondo migliore.

Tutorial Babà Nero