L'architetto del Gambrinus e della Galleria Umberto I: Antonio Curri
di Simona Vitagliano

Sono tempi strani quelli che stiamo vivendo, tempi a cui, fortunatamente, non siamo per niente abituati e che ci costringono, nel bene e nel male, a fare i conti con noi stessi, con le nostre riflessioni più profonde e con le nostre passioni.

In un momento in cui ci ritroviamo a doverci confrontare con la strana sensazione della quarantena autoimposta, molti di noi stanno riscoprendo il piacere di suonare uno strumento, di fare formazione a distanza, di cimentarsi in lunghe sessioni di cinema e serie Tv. Per chi ha voglia di fare un viaggio nel tempo insieme allo staff del Gambrinus, abbiamo pensato, quindi, di inoltrarci insieme a voi nella storia dell’architetto che ci ha regalato il meraviglioso e sontuoso Gran Caffè – per come lo conosciamo oggi – che domina, sin dalla sua fondazione, la storia della città di Napoli: Antonio Curri.

Da Alberobello a Napoli

Nonostante Curri si sia occupato della restaurazione e della decorazione del Gambrinus, delle decorazioni della Galleria Umberto I e del Teatro Garibaldi di Santa Maria Capua Vetere (il cosiddetto “piccolo San Carlo”), le sue origini non risiedono, come si potrebbe pensare, in Campania.

L’architetto, infatti, è nato ad Alberobello, in Puglia, secondo di ben otto figli.

La sua vita, però, si intersecò a Napoli poiché fu proprio qui che prese in moglie Maria Giovanna Rongo.

Antonio Curri è stato uno scolaro ribelle e un ragazzo vivace. A Martina Franca, in provincia di Taranto, prese lezioni di disegno e si lasciò ammaliare dal richiamo delle camicie garibaldine: a Napoli arrivò solo nel 1865, quando si iscrisse all’Accademia di Belle Arti.

Una volta diplomato, tornò nel suo paese natale e iniziò a dedicarsi alla realizzazione di Palazzo Perta, che lo tenne impegnato per due anni finché non fece ritorno, nuovamente, nella capitale campana, dove si stabilì definitivamente diventando docente all’Accademia.

L’impegno profuso dall’architetto per la nostra città è stato veramente intenso:

  • ha decorato la facciata del Duomo dell’Assunta;
  • in collaborazione con Ernesto di Mauro e su progetto di Emanuele Rocco, si è occupato delle decorazioni della Galleria Umberto I;
  • con Eduardo Dalbono, artista figurativo, è stato in prima linea per il restauro delle decorazioni del Teatro San Carlo;
  • ha presentato il progetto per il restauro della facciata del Duomo (che, però, venne da qualcuno aspramente criticato);
  • ha restaurato la cupola e gli interni della chiesa di San Domenico Soriano;
  • ha ristrutturato la cappella dei fratelli Palizzi al Cimitero di Poggioreale;
  • ha curato i progetti di alcune dimore signorili (come Palazzo Crispi);
  • ha decorato le sale del Gran Caffè Gambrinus, come accennato, realizzando probabilmente la sua opera più famosa, che si è concretizzata attraverso la collaborazione di moltissimi importanti artisti napoletani che ornarono le sale di stucchi e dipinti.

Inoltre, nel corso della sua vita napoletana ha anche lavorato a moltissimi altri progetti, che furono presentati e, in alcuni casi, persino premiati. Da ricordare anche il disegno della culla offerta dal Comune di Napoli al principe ereditario Vittorio Emanuele ed una serie molto nutrita di dipinti, di cui uno dei più celebri è stato realizzato in occasione del giubileo papale.

Altre opere l’hanno tenuto occupato a Sarno (decorazione del prospetto di palazzo Bouchy e del municipio), a Torre Annunziata (un ciborio in argento per una chiesa), a Roma, in Basilicata e persino in Calabria.

Insomma, è stata una delle grandi personalità prolifiche vissute a cavallo tra l’Ottocento ed il Novecento: anzi, quando morì nel 1916, lasciò una cattedra di architettura decorativa presso l’Istituto Artistico-Industriale che gli era stata affidata giusto pochi mesi prima.

 

Siamo arrivati alla fine di questa storia ma non preoccupatevi: stiamo già lavorando per stupirvi e farvi compagnia anche la prossima settimana!