Articolo scritto da Michele Sergio e pubblicato su L’Espresso napoletano del mese di luglio 2019

Molta storia del Belpaese è stata fatta tra le mura di vari Caffè sparsi sul suolo italiano. A partire dal ‘700 sono, infatti, assiduamente frequentati dagli esponenti della migliore cultura, letterati, poeti, filosofi, giuristi e politici, che li rendono propri ritrovi d’elezione dove, gustando bevande altrove introvabili – pensiamo al the, alla cioccolata e, ovviamente, al caffè – e assistendo, talvolta, ai più innovativi spettacoli di musica e recitazione, trovano la giusta ispirazione per comporre e ideare, riunirsi e dibattere, fare programmi politici e … cospirare! Senza i moderni media, web compreso, sono proprio i Caffè a costituire l’inesauribile fucina delle avanguardie culturali, la cassa di risonanza delle nuove idee, locations esclusive dove sì divertirsi e bere a la page ma, anche, aggregarsi, discutere e confrontarsi. É nei Caffè che, di sovente, ascoltando una canzone o ammirando un balletto, sorbendo una bevanda o degustando un pasticcino, artisti e letterati creano, politici e giornalisti danno vita a partiti e giornali, patrioti e politici sognano un paese libero dallo straniero, repubblicano e democratico. Ecco, allora, una breve panoramica di alcuni dei Locali Storici italiani che hanno maggiormente inciso sulla storia del nostro paese nell’ottica sopra delineata.

Prima dell’occupazione austriaca la “Serenissima” è stata repubblica autonoma ed indipendente per secoli. I veneziani mai hanno accettato la sottomissione al governo di Vienna, a più riprese opponendovisi anche in armi. Quartier generale dell’insurrezione contro l’Austria del 1848 è il Caffè Florian da dove i congiurati chiedono la liberazione dei patrioti Tommaseo e Manin. L’antica caffetteria di Piazza San Marco era, non a caso, frequentata da personalità del calibro di Parini, Pellico, Berchet e Foscolo.

Nel Regno Sabaudo i Caffè sono i luoghi della politica. Il Cambio è il vero e proprio ufficio politico del Cavour; il Fiorio è frequentemente visitato da Carlo Alberto di Savoia che vi raccoglie gli umori del popolo; il San Carlo è il ritrovo di Rattazzi, D’Azeglio, La Marmora; il Bicerin, al contrario, quello degli oppositori come Silvio Pellico

A Milano il Caffè Cova è il salotto del circolo di patrioti promotore 5 giornate di Milano nel 1848 e dove, spesso, siedono Mazzini e Garibaldi.

Il Caffè Tasso di Bergamo, centrato da una cannonata austriaca nel 1859, diviene, di lì a poco, centro di arruolamento per la spedizione garibaldina.

Dal Caffè Tommaseo di Trieste si muovono i patrioti che, nel 1848, al grido di “viva l’Italia”, iniziano la lotta contro gli austriaci.

Specialista in celebrazioni di eventi è il Caffè Fantoni in Villafranca di Verona, dove sono creati i biscotti Umberto in onore del principe di Savoia erede al trono che si batté nella battaglia del Quadrato, la torta della pace per l’armistizio di Villafranca del 1859) e, dopo alcuni decenni, l’Acqua di Fiume a ricordare l’occupazione della città adriatica da parte di Gabriele D’annunzio e dei suoi “legionari”.

Lo storico Caffè Pedrocchi di Padova custodisce un importante museo del risorgimento. Frequentato da patrioti italiani oppositori al regime austriaco, ispira nel 1845 Berti, Crescini e Stefani, a dare vita al foglio settimanale satirico chiamato proprio come il locale “Caffè Pedrocchi”.

Scendendo lungo lo Stivale anche il Caffè dell’Ussero diventa luogo di ritrovo a Pisa di patrioti come Domenico Guerazzi (sospeso dall’università per le sue idee), Giuseppe Montanelli (volontario) e Giuseppe Giusti (autore delle Memorie di Pisa) e Mazzini.

A Firenze è dal Gilli che partono i volontari locali impegnati nelle battaglie di Curtatone e Montanara del 1848, mentre il Paszkowsky nel 1914 è il ritrovo dei sostenitori, come Papini, Soffici, Palazzeschi e Cesare Battisti, dell’entrata in guerra dell’Italia (prima guerra mondiale).

A Roma è l’Antico Caffè Greco il luogo dove i patrioti del Risorgimento amano riunirsi.

Gli oppositori al governo borbonico, pure si ritrovano nelle principali caffetterie napoletane nel corso dell’800, tant’è che diventano oggetto delle attenzioni della polizia del regno che, più volte, interviene con provvedimenti restrittivi a raffreddare lo spirito sovversivo dei Caffè. I giovani liberali napoletani riuniti al Caffè dell’Infrascata, nel 1801, al grido di “viva la libertà”, assalgono un ufficiale regio. Qualche mese dopo i ribelli sono catturati, processati e frustati con il ”tacchero in bocca” (una sorta di pezzettino di legno che si metteva appunto in bocca per evitare che i condannati parlassero o urlassero). Al Caffè sotto a Buono in via Toledo si ritrovano gli studenti provenienti dalla Calabria, Sicilia, Puglia e Basilicata, a cospirare contro il re. E’ nel Caffè delle Quattro Stagioni di via del Molo che un gruppo di intellettuali danno vita al periodico critico letterario chiamato “Il caffè del Molo”.

Un bando ad hoc per i Caffè – Nel biennio 1848-49 scoppiarono in tutta Europa focolai di rivolte e di proteste che sfociarono in vere e proprie rivoluzioni armate. Il popolo napoletano tentò di instaurare un parlamento e di modificare parte della costituzione del Regno delle Due Sicilie. Il Re Ferdinando II rispose con una feroce repressione che causò oltre 500 morti e ordinò lo scioglimento del parlamento. Nel 1849, anche a seguito di questi eventi, il Prefetto di Napoli, con un bando ad hoc, limitò l’attività dei Caffè napoletani “accusati” di avere ospitato carbonari e rivoltosi.