Articolo scritto da Michele Sergio e pubblicato su il Roma il 16 giugno 2019

Città generosa, ospitale, caotica e per certi versi ancora da scoprire, Napoli entra nel nuovo millennio con un’energia positiva grazie anche alla riscoperta della propria storia, per troppo tempo dimenticata, diventano così uno dei poli turistici più importanti d’Europa degli ultimi dieci anni. La vera risorsa, in realtà, non sono i monumenti o l’immagine stereotipata del panorama del golfo con tanto di Vesuvio fumante ma la nostra cultura, il nostro folklore, la nostra musica e la nostra cucina. Ed è solo vivendola questa metropoli dai mille culure, andando alla scoperta di luoghi poco conosciuti, unendosi alle persone del posto e passeggiando per i vicoli, tra una tarantella e un ‘O Sole Mio, tra una pizza a portafoglio e un caffè sospeso, che si può iniziare a comprendere la filosofia di vita di questa terra antica e ancora incontaminata.

Ed è per tutti questi motivi che prendere un caffè nel capoluogo campano, ha una magia e un significato che non si può trovare in nessuna altra parte del mondo. Sta scritto sulle guide, lo ricorda sempre la televisione, è il più classico dei passaparola: quando si va a Napoli bisogna provarlo questo celeberrimo caffè con le tre “C” (cumm cazz coce che tradotto in italiano è come c***o scotta perché servito nella tazzina molto calda). “Devo provare questo famoso caffè napoletano” è l’incipit della sosta al bar del visitatore tipo del nord Italia. Dopo avere gustato la tanto agognata bevanda, il turista, oramai conquistato dalla mitica tazzulella ‘e cafè, rivolgendosi al barista, formula la più tipica delle domande: “ma come è che a Napoli il caffè lo fate più buono?”.

A differenza dei visitatori del centro-nord che preferiscono il classico espresso napoletano quelli del centro-sud, invece, preferiscono il più famoso dei caffè gourmet: il Nocciola.

Non solo turisti italiani ma anche tantissimi quelli stranieri che, non si sa il perché, ma in base alla nazionalità hanno una specifica preferenza in tema di caffè. Se lo statunitense ama bere il Double Espresso il giapponese chiede sempre il caffè ‘strapazzato’ (il classico espresso con aggiunta di cremina di zucchero e cacao) consigliato da tutte le guide nipponiche.

I tedeschi, invece, sono grandi amanti del cappuccino e quello preparato a Napoli è il loro preferito perchè il caffè napoletano ivi contenuto dal gusto forte ed intenso rende il cappuccino ancora più buono. Il tedesco, però, a differenza di noi italiani che siamo soliti berlo principalmente a colazione, lo beve durante tutto l’arco della giornata, spesso abbinandolo a gelato o pizza.

Gli spagnoli sono amanti del caffè cortado che ricorda il nostro caffè macchiato.

I francesi, dal canto loro, preferiscono gustare il caffè in una variante atipica dai canoni partenopei: molto lungo, in antitesi al caffè “ristretto” che beve il purista napoletano al bar. Da sottolineare che i transalpini immancabilmente abbinano al caffè il dolce più tipico della nostra pasticceria: il babà.

I cinesi, ultimi in ordine di tempo ad aver scoperto Napoli, non hanno una preferenza particolare in fatto di caffè ma amano provare le varie declinazioni del caffè made in Naples (come ad esempio la Barbagliata il caffè amato da Gioacchino Rossini quando era direttore musicale del Real Teatro San Carlo in Napoli).

I russi chiedono caffè e sfogliatella provando così, anche loro, a gustare la tipica colazione partenopea.

Chiudiamo questo insolito excursus sulle preferenze in fatto di caffè, con gli inglesi, che nell’immaginario collettivo sono considerati bevitori esclusivi di tè ma quando in visita a Napoli inevitabilmente e puntualmente si innamorano del nostro caffè, così rispettando i versi della famosissima canzone ‘O Cafè di Modugno:

E ll’Inglese se scorda do the’,

si vene a sape’

n’espresso che d’è

Ah! che bello ‘o ccafe’!

Sulo a Napule ‘o ssanno fa’.