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Articolo scritto da Michele Sergio e pubblicato Il Roma il 10 febbraio 2019

Un buon caffè casalingo passa anche attraverso l’efficienza e la pulizia delle macchine – moka, per cialde e capsule – utilizzate per la sua preparazione. 

Anticamente nelle case degli italiani era presente la cuccumella (la caffetteria napoletana per intenderci) ed il macinino dei chicchi di caffè manuale. Questi strumenti non avevano bisogno di grande manutenzione ma solo di una normale pulizia dopo l’uso.

MOKA

Con la diffusione, nel dopoguerra, della più veloce e pratica moka le cose cambiano: si accelerano i tempi di preparazione di un buon caffè, adeguandoli ai ritmi di vita quotidiani più intensi, aumenta, però, l’attenzione da dedicare alla manutenzione della nuova macchinetta che ne richiede di maggiore rispetto alla vecchia.

In primo luogo preliminare all’utilizzo a pieno regime della moka è la preparazione di quattro-cinque macchinette senza bere il caffè preparato, che non avrebbe buon sapore. Ciò non solo per testare il corretto funzionamento della moka ma, anche, per farla, per così dire “assestare”, pulirne le parti interne ed eliminare il sapore di gomma della guarnizione.

La parte interna della moka non va lavata con saponi o detersivi d’alcun tipo: solo acqua corrente, magari con l’aiuto di uno spazzolino, facendo attenzione a rimuovere le tracce di caffè presenti nel filtro, nella guarnizione (che di tanto in tanto va sollevata per pulire la parte sottostante e poi rimessa a posto con attenzione) e nella valvola di sicurezza. La parte esterna, invece, va, ovviamente, ben pulita, anche a fini igienici, oltre che estetici, anche con una retina metallica. Quando la guarnizione invecchia va cambiata.

I due grandi nemici della moka sono il calcare e l’usura. Il primo, contenuto nell’acqua, può, con il tempo, otturare i forellini dell’imbuto filtro e della valvola di sicurezza, oltre che attaccarsi alle pareti interne. E’ necessario, quindi, tenere le parti pulite, rimuovere eventuali granelli solidi, così evitando sgradite sorprese come lo scoppio della macchinetta.

Un bagno di alcune ore in aceto delle parti della moka è opportuno di tanto in tanto, per ottenere la migliore pulizia dal calcare e dalle impurità.

Con tali accorgimenti la nostra macchinetta per il caffè avrà lunga vita fino a quando l’usura non la renderà più utilizzabile ed, allora, andrà sostituita con altra nuova. Uno dei segnali della fine del percorso della moka è la consunzione della filettatura della quale ci si accorge facilmente non consentendo più la perfetta chiusura tra caldaia e raccoglitore; in tali casi bisogna arrendersi: il glorioso cammino della nostra moka, dopo migliaia di caffè, è giunto al termine anche per evitare che possa esplodere.

MACCHINA PER CAPSULE/CIALDE

Per quanto riguarda invece le macchinette per capsule e cialde, sempre più presenti nelle case degli italiani, possiamo dare i seguenti consigli.

In primo luogo consigliamo di utilizzare solo acqua poverissima di calcio. Con il passare del tempo, infatti, le parti interne della macchinetta, in particolare i tubicini, si riempiono di calcare inficiando il corretto funzionamento fino all’otturazione.

Soprattutto nelle macchine per capsule succede che le parti interne, facilmente accessibili, si sporchino con la polvere di caffè esausta. In questo caso si può utilizzare un normale spazzolino da denti per pulirle e consentire il corretto passaggio dell’acqua. Non bisogna, però, mai andare oltre la manutenzione possibile dall’esterno, mai, cioè bisogna smontare il corpo motore della macchinetta: tra circuiti e fili elettrici, sarebbe pericoloso farlo come per qualsiasi altro elettrodomestico.

Infine prima inserire la caspula o la cialda è buona norma scaricare un pò d’acqua, fare un caffè a vuoto, insomma; così facendo non solo si puliscono i circuiti da eventuali residui di polvere di caffè – raccogliendo l’acqua ci si accorgerà che sarà giallastra e non limpida proprio per la presenza di residui di caffè nei tubicini – ma si riscaldano anche tutte le parti interne della macchina consentendo così l’estrazione corretta del caffè perché l’infusione avviene solo tra acqua calda e polvere (e non anche con acqua tiepida o peggio acqua fredda).

Un ultimo accorgimento: la tazzina che utilizzate per contenere il caffè è bene che sia bollente, secondo la tradizione napoletana. La tazzina è, infatti, la culla dell’amato nero liquido e, se calda, meglio lo accoglierà nel seno suo. Buon caffè a tutti!

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