Le tre donne della pastiera - Gran Caffè Gambrinus

Articolo scritto da Massimiliano Rosati e Michele Sergio per il blog del Caffè Gambrinus

Presente i tutte le case delle famiglie napoletane non c’è Pasqua senza pastiera. Non sappiamo se sia più buona quella preparata in pasticceria oppure quella realizzata a casa dalle mamme (ed ognuna di loro si vanta di avere la ricetta migliore della città). Quello che però sappiamo è che la regina delle torte partenopee è legata indissolubilmente a tre figure femminili tra leggenda, fantasia e storia che hanno contribuito a rendere la pastiera un must della pasticceria napoletana.

La sirena Parthenope 

Iniziamo con il mito. Leggenda vuole che fu Parthenope a donarla ai napoletani. In primavera la Sirena allietava i primi coloni di Neapolis con i suoi canti e per ricambiarla il popolo pensò di inviarle sette giovani fanciulle con altrettanti simbolici doni: ricotta (abbondanza), farina (ricchezza), uova (fertilità), grano nel latte (fusione del regno animale e vegetale), miele (dolce canto), spezie (tutti i popoli) e fiori d’arancio (profumo della terra napoletana). Parthenope portò questi doni agli dei che li mescolarono dando, così, vita alla pastiera.

La Gatta Cenerentola 

Continuando poi con le favole, sembra, incredibile, ma anche la più amata delle principesse delle fiabe è legata alla pastiera. Ebbene si stiamo parlando di Cenerentola o, per meglio dire, della prima versione della storia ‘La gatta Cenerentola raccontata dallo scrittore napoletano del ‘600 Giambattista Basile ne “Lo Cunto de li Cunti” dove c’è una interessante descrizione di un buffet tutto adornato di pastiere e casatielli, oltre che di altre leccornie della cucina napoletana.

La Regina Maria Carolina 

Finiamo con la storia. Come non ricordare il celebre aneddoto legato alla Regina Maria Carolina d’Austria, moglie di Ferdinando IV di Borbone. La regina sembra non fosse particolarmente incline al sorriso tant’è che il popolo la definiva come ‘la regina che non sorride mai’. Durante un banchetto fu il marito-re a suggerirle di assaggiare la pastiera ed ella dopo averla provata ebbe ad esclamare: “Ma chesta è o paradiso!”. Al che il marito rispose: “Ci voleva la pastiera per far sorridere mia moglie, adesso mi toccherà aspettare un altro anno!”.

Tra una visita agli dei della languida Sirena, un banchetto da fiaba ed un sorriso regale, resta una sola certezza: la nostra squisita pastiera ha attraversato l’intera storia di Napoli, arrivando in ogni angolo del mondo con la sua prorompente personalità data dalla genuinità schietta dei suoi ingredienti.

Buona Pasqua a tutti.