Articolo scritto da Michele Sergio e pubblicato su il Roma del 21 luglio 2019

Il poliedrico ingegnere napoletano oltre ad essere stato scrittore, attore, regista e conduttore televisivo è stato anche il massimo esperto e testimone del caffè napoletano degli ultimi anni. La “tazzulella ‘e cafè” è elemento ricorrente sia nei suoi racconti che nei suoi film. In “Così parlò Bellavista” film del 1984 (tratto dal romanzo omonimo del 1977) indimenticabile è la scena del bar dove il milanesissimo dott. Cazzaniga, nuovo direttore del personale dell’Alfa Sud di Pomigliano D’Arco, si imbatte per la prima volta con la nostra città ed il suo popolo, con esiti traumatici per lui ed esilaranti per gli spettatori. Chiede un caffè amaro al bar scatenando una ridda di ipotesi sul perché il nuovo arrivato lo desideri senza zucchero e conseguenti svariate soluzioni per la risoluzione dei suoi “problemi” (dietetici, sartoriali, medici…). Tutti pronti a chiedere una raccomandazione per congiunti vicini e lontani, il povero Cazzaniga non berrà il suo caffè e solo per colpa sua, come lo renderà edotto il tassista, il quale lo ammonirà circa l’imprudenza commessa: dichiarare in un bar dove tutti bevono il loro caffè, d’essere un alto dirigente dell’Alfa Romeo!

Ancora, in tema di caffè, De Crescenzo pubblica per Mondadori “Il caffè sospeso” nel 2009, libro con il quale propone pensieri, riflessioni e aneddoti sul nostro tempo a partire, da cui il titolo, dall’antica usanza napoletana del caffè sospeso consistente nel lasciare pagato al Bar un caffè per una persona sconosciuta che, così, pur non potendoselo permettere, potrà, comunque, berlo. Grande conoscitore di cose napoletane lo scrittore partenopeo ha felicemente colto lo spirito del caffè sospeso: quando un napoletano è felice per qualche ragione decide di offrire un caffè ad uno sconosciuto perché è come se offrisse un caffè al resto del mondo”.

Praticato dalla seconda metà dell’800 e praticamente scomparso a partire dalla seconda metà del ‘900 oggi il caffè sospeso è nuovamente pratica invalsa dappertutto nel territorio cittadino grazie anche al Gambrinus, prima tra le caffetterie napoletane a riproporlo, che è riuscito ad attirare l’attenzione della stampa nazionale ed internazionale fino ad arrivare al The New York Times che, nella edizione di Natale 2014, ne ha parlato in un interessantissimo articolo dandone risonanza internazionale. Ed è così che il caffè sospeso è stato improvvisamente conosciuto in tutto il mondo e praticato in tantissimi paesi tra i quali la Francia e l’Argentina.

Tutto grazie a Luciano De Crescenzo, instancabile narratore di pregi e difetti di Napoli e dei napoletani ma sempre con simpatica ironia e sottile umorismo.

Grazie Luciano. Ci mancherai.