Perché la pastiera si prepara anche a Natale? - Gran Caffè Gambrinus

La tradizione della pasticceria napoletana è ricca di varianti e novità. Taluni dolci antichi sono andati quasi scomparendo e di essi rare tracce possono ancora rinvenirsi (fortunatamente!) solo in datati libri di cucina. Vi è però un’eccellenza partenopea che mai ha sembrato risentire dell’ossidazione del tempo: sua regina la Pastiera.

Cosa possiamo dire che ancora non sia stato detto sul più tipico dei dolci partenopei? Ci limitiamo, allora, a rammentare le possibili origini di una incredibile torta che nel suo nome racchiude il segreto della sua preparazione. La pastiera, ‘a pasta de ajere, la pasta del giorno prima (il dolce ha bisogno di riposare per almeno 24 ore), ha probabili origini greche; sembra, infatti, che i primi abitanti della Napoli greca usassero consumare formaggio adagiato su delle foglie. L’origine ufficiale del dolce viene, però, “collocata” tra le mura del convento di San Gregorio Armeno, dove le suore usavano prepararla con perizia e devozione e secondo ricetta e segreti spintisi con successo fino ai giorni d’oggi se è vero che in rete la parola pastiera, nella sezione dedicata ai dolci, è la più cliccata ogni anno. E come dar torto ai tanti golosi che cercano di carpirne i segreti o magari cercano di replicare una ricetta fortunata, ritenendo, ciascuno di essi, d’essere in possesso della “ricetta delle ricette” (“la mia ricetta è la migliore per l’equilibrio delle dosi”, “io ci metto un po’ di crema pasticciera” e via discorrendo).

C’è un dettaglio sul quale, però, poco ci si è soffermati, concernente il perché della preparazione della pastiera anche a Natale oltre che per la Pasqua di cui rappresenta il dolce più tipico. Da sempre le mamme e le nonne nelle case napoletane preparano il più tipico dei dolci natalizi della tradizione napoletana: gli struffoli. Epperò, sin dai tempi lontani, anche solo una teglia di pastiera la si è sempre preparata … Perché? Ma perché è buona (direbbero i più) o per motivi commerciali (altri sosterrebbero), considerata la richiesta di turisti e napoletani che sarebbe un vero e proprio delitto lasciare inevasa nei confronti del proverbiale e sacro senso d’ospitalità partenopeo. Forse la risposta più azzeccata sta, però, in un popolare aneddoto napoletano secondo cui al figlio che le chiede “perché fai la pastiera a Natale se è un dolce di Pasqua?”, la mamma risponde “e chi ‘o sap’ si a verimmo” chissà se la vediamo la Pasqua.

Ebbene la pastiera la si prepara (anche) a Natale non essendo certi di potere arrivare a “vedere” la successiva festività della Pasqua! Non si tratta di cattivo augurio bensì di manifestazione del sentire tradizionale napoletano, molto epicureo, più incentrato sul vivere l’oggi che sul prevedere e aspettare il domani. In fondo è anche un modo scaramantico d’affrontare l’esistenza, per esorcizzare il futuro dubbio ed augurarsi d’arrivare con la stessa abbondanza natalizia al giorno della Pasqua, godendo degli stessi prelibati piaceri.

Oggi la pastiera è un evergreen, uno di quei dolci che sei sicuro di trovare in pasticceria in ogni periodo dell’anno e, a dispetto della globalizzazione, potere sempre ordinare per vivere, con sentimento d’appartenenza, il “campare alla giornata”, il godimento del momento. Perché chissà se lo potremo ancora vedere …