Pulcinella: storia e curiosità  | Gran Caffè Gambrinus
di Simona Vitagliano

A Napoli, quando si vuole prendere in giro qualcuno su un segreto trapelato e diventato di dominio pubblico, si parla di “segreto di Pulcinella“.

Vi siete mai chiesti perché?

Pulcinella è la maschera carnevalesca partenopea per eccellenza, simbolo della città  e della napoletanità : un personaggio che combatte le sfortune e i malumori della vita a suon di mandolino e risate, ma anche di buon cibo; classiche, infatti, sono le immagini iconiche che lo ritraggono intento a gustare degli spaghetti al pomodoro o una verace pizza margherita.

 

Storia e origini

La maschera di Pulcinella risale al primo Seicento, anche se le sue reali radici – per la verità  molto fumose – affondano in un tempo molto più antico: c’è chi pensa che il suo nome derivi da “piccolo pulcino”, a causa del naso adunco, ma anche chi ritiene che si ispiri ad un contadino di Acerra dai lineamenti scuriti dal sole di campagna, Puccio d’Aniello, che proprio nel Seicento si unì come buffone ad una compagnia di girovaghi di passaggio nel suo paese. Altri ancora fanno un salto temporale più lungo, direttamente al IV secolo a.C. e a Maccus, personaggio delle Atellane, popolari spettacoli dell’antica Roma: in questo caso, si trattava di un servo dal naso lungo e dalla faccia bitorzoluta con gote grosse e ventre prominente, vestito solo di una camicia larga e bianca e con il viso coperto a metà  da una maschera. Le affinità  con il nostro Pulcinella, in effetti, sono parecchie.

Ad ogni modo, l’invenzione vera e propria si deve all’attore e commediografo capuano Silvio Fiorillo (ispiratosi proprio al contadino acerrano) che, durante le sue esibizioni, indossava una “mezza maschera” (simile a quella di Maccus) caratterizzata da un grosso naso ricurvo, un volto solcato di rughe ed occhi piccoli; la sua voce era particolarissima e stridula e si associava facilmente ad un gallinaccio nero, da cui sarebbe proprio derivata la parola napoletana polleciniello.

Nell’Ottocento tutto questo è evoluto, poi, nella forma moderna che ci è tanto familiare grazie al contributo di un altro attore, Antonio Petito: il cappello bicorno, infatti, diventò come quello attuale “a pan di zucchero” e barba e baffi andarono via.

 

Pulcinella oggi

Di tempo, insomma, anche solo dalla prima commedia teatrale che vide protagonista Pulcinella (“La Lucilla costante con le ridicole disfide e prodezze di Policinella”, scritta da Silvio Fiorillo nel 1609 ma pubblicata soltanto nel 1632, dopo la morte dell’autore) ne è passato tantissimo.

Ma tra rivoluzioni ed evoluzioni, questa macchietta è rimasta eterno simbolo della città  di Napoli e, ancora oggi, è possibile trovare dei commedianti mascherati che si esibiscono per le strade della metropoli moderna, incantando i passanti: certo, da semplice personaggio teatrale Pulcinella ha conquistato un ruolo ben preciso nella storia, diventando autore di proverbi ma anche meritandosi – nel Settecento – la costruzione di un teatro dedicato alle commedie in dialetto, il San Carlino, che sorgeva nel quartiere di San Giuseppe Maggiore e il cui palcoscenico fu, appunto, il luogo per eccellenza delle pulcinellate; da menzionare anche la riproduzione in stile burattino o marionetta nei teatri dei pupari.

Ma come sarà  il Puclinella del futuro?