[:it]Zeppole di San Giuseppe: origini e curiosità[:en]Zeppole of St. Joseph: origins and curiosities[:] | Gran Caffè Gambrinus

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di Simona Vitagliano

Prelibatezza per gli occhi e per il palato, le zeppole di San Giuseppe deliziano napoletani ed italiani nel giorno in cui ricorrono i festeggiamenti del santo e della Festa del papà.

Ma quali sono le origini di questo dolce così unico e particolare?

La storia

Quello che di certo si sa è che la zeppola di San Giuseppe è approdata per la prima volta su carta nello storico trattato “La Cucina Teorico Pratica”, del 1837, del  gastronomo napoletano Ippolito Cavalcanti, Duca di Buonvicino.

Il resto delle storie che si raccontano sulle sue origini, invece, sono tutte un po’ nebulose e differenti tra loro, non solo per contenuti ma anche per i luoghi che coinvolgono.

Zeppola di San Giuseppe

Ipotesi legate alla religione

Dopo la fuga in Egitto con Maria e Gesù, San Giuseppe si ritrovò a vendere frittelle per poter provvedere al sostentamento della famiglia, una volta approdati in terra straniera. Si sarebbe originata da qui la tradizione che vedrebbe in questi dolci il simbolo tipico anche della Festa del papà, in onore proprio di San Giuseppe.

Un’altra versione implicherebbe il fatto che San Giuseppe è il patrono dei falegnami e degli artigiani, per cui, un tempo, in questa ricorrenza, si festeggiava la “Festa del falegname”, con copiose vendite di giocattoli di legno, di qualunque tipo e qualunque forma. I genitori erano soliti regalarne uno ai propri bambini, ma quando, nel 1968, il giorno di San Giuseppe diventò anche Festa del Papà, i ruoli si sono invertiti ed i figli hanno cominciato la lunga tradizione di regali al proprio padre.

Ipotesi legata all’antica Roma

Siamo, più o meno, nel 500 a.C.

Il 17 Marzo, nell’antica Roma, era una data molto importante: si festeggiavano le Liberalia, feste in onore delle divinità del vino e del grano, Bacco e Sileno. Era una giornata dedicata a vino e frittelle di frumento, che venivano fritte nello strutto bollente.

La giornata di San Giuseppe è successiva di soli due giorni, per cui sarebbe stato così che delle “discendenti” di quelle frittelle siano diventate simbolo anche di questa festività. Probabilmente si tratta semplicemente di una ricetta che si è evoluta nei secoli fino a diventare quella che conosciamo oggi.

Ipotesi partenopea

C’è poi una versione che vede i napoletani protagonisti al 100%.

La classica zeppola di San Giuseppe, come noi la conosciamo, è nata come dolce conventuale, ma anche qui ci sono ancora molti dubbi: c’è chi parla del convento di San Gregorio Armeno, chi di quello di Santa Patrizia, chi ne attribuisce la manifattura alle monache della Croce di Lucca e chi a quelle dello Splendore. Fatto sta, comunque, che la tradizione vuole che i friggitori napoletani solevano esibire la propria arte culinaria friggendo le zeppole in strada, davanti alle proprie botteghe.

Ipotesi pagana

C’è anche da dire che il 19 Marzo si è sempre festeggiata la fine dell’inverno con i famosi “riti di purificazione agraria”, nei quali, in molti paesi del meridione, vengono accesi grandi falò e preparate grosse quantità di frittelle.

Ingredienti e varianti

Sebbene la ricetta campana preveda ingredienti di base del tipo di farina, zucchero, uova, burro, olio d’oliva, crema pasticcera, zucchero a velo e amarene sciroppate per la decorazione, esistono, lungo tutto lo stivale, parecchie varianti che ne decretano preparazioni diverse nelle svariate regioni.

La tipica zeppola pugliese, ad esempio, è fritta nello strutto proprio come antica ricetta vorrebbe; quella itrana (provincia di Latina) prevede una copertura anche a base di miele al posto dello zucchero; la siciliana ha una forma cilindrica e vede tra gli ingredienti anche riso, miele d’arancio e cannella; la zeppola reggina (di Reggio Calabria), invece, è detta zippula ca’ ricotta, e somiglia più a un bignè preparato con farina, zucchero, uova, vanillina e strutto e farcito con ricotta, zucchero, cannella e limone grattugiato; le zeppole molisane e cosentine assomigliano molto a quelle napoletane, mentre quelle teramane (di Teramo), che si ritrovano anche dal Gran Sasso fino alla zona costiera, sono ancora una volta dei bignè, ma questa volta più grandi, farciti con crema pasticciera bianca con l’aggiunta di un’amarena.

Zeppola di San Giuseppe[:en]Prelibatezza for the eyes and for the palate, the zeppole of St. Joseph delights Neapolitan and Italian on the day when the celebrations of the saint and the Father’s Day occur.

But what are the origins of this unique and special dessert?

History

What is certainly known is that the zeppola of St. Joseph has landed for the first time on paper in the historic treatise “The kitchen Teorico Pratica”, of 1837, of the Neapolitan gastronomist Ippolito Cavalcanti, Duca di Buonvicino.

The rest of the stories that are told about its origins, however, are all a bit ‘nebulous and different from each other, not only for content but also for the places they involve.

Zeppola di San Giuseppe

Hypotheses linked to religion

After fleeing to Egypt with Mary and Jesus, St. Joseph found himself selling pancakes to provide for the sustenance of the family, once landed in a foreign land. From here the tradition would have originated that would see in these sweets the typical symbol also of the Father’s Day, in honor of Saint Joseph.

Another version would imply the fact that St. Joseph is the patron saint of carpenters and craftsmen, for whom, once, on this occasion, the “Carpenter’s feast” was celebrated, with copious sales of wooden toys of any type and any form. The parents used to give one to their children, but when, in 1968, St. Joseph’s Day also became Father’s Day, the roles were reversed and the children began the long tradition of giving gifts to their father.

Hypothesis linked to ancient Rome

We are, more or less, in 500 BC.

On March 17th, in ancient Rome, it was a very important date: Liberalia was celebrated, parties in honor of the wine and wheat deities, Bacchus and Silenus. It was a day dedicated to wine and wheat fritters, which were fried in hot lard.

The day of St. Joseph is only two days later, so it would be so that “descendants” of those pancakes have become a symbol of this holiday. Probably it is simply a recipe that has evolved over the centuries to become what we know today.

Neapolitan hypothesis

Then there is a version that sees the Neapolitans as 100% protagonists.

The classic zeppola of Saint Joseph, as we know it, was born as a conventual sweet, but here too there are still many doubts: some speak of the convent of San Gregorio Armeno, some of that of Saint Patrizia, who attributes its manufacture to the nuns of the Cross of Lucca and those to those of Splendor. The fact is, however, that tradition has it that the Neapolitan friars used to exhibit their culinary art by frying the zeppole on the street, in front of their shops.

Pagan hypothesis

There is also to say that March 19 was always celebrated the end of winter with the famous “agrarian purification rites”, in which, in many southern countries, large bonfires are lit and prepared large quantities of pancakes.

Ingredients and variants

Although the recipe from Campania includes basic ingredients such as flour, sugar, eggs, butter, olive oil, custard, icing sugar and cherries in syrup for decoration, there are many variations throughout the boot that make preparations for it. different in different regions.

The typical Apulian zeppole, for example, is fried in lard just as ancient recipe would like; that itrana (province of Latina) provides coverage also based on honey instead of sugar; the Sicilian has a cylindrical shape and sees among the ingredients also rice, orange honey and cinnamon; the queen zeppola (from Reggio Calabria), on the other hand, is called zippula ca ‘ricotta, and looks more like a cream puff made with flour, sugar, eggs, vanilla and lard and stuffed with ricotta, sugar, cinnamon and grated lemon; the Molise and Cosentino zeppole are very similar to the Neapolitan ones, while the Teramo ones (from Teramo), which can also be found from the Gran Sasso up to the coastal area, are once more the cream puffs, but this time larger, filled with white custard with adding a sour cherry.

Zeppola di San Giuseppe[:]