Gran Caffè Gambrinus
04 Gen 2026

Curiosità che (forse) non sai sul Gambrinus

Curiosità che (forse) non sai sul Gambrinus

 

Un’ex banca, un luogo di ritrovo di intellettuali e teste coronate di tutti i tempi come la principessa Sissi alla quale è dedicato ancora oggi il gusto di gelato Violetta. E ancora un museo d’arte il cui nome rimanda al Dio della birra. Il Gran Caffè Gambrinus è questo e molto altro, ma forse non tutti sanno che è il locale nato dal sogno di uno scugnizzo napoletano, padre e nonno degli attuali proprietari.

Storie di vita vissuta, aneddoti di ieri e di oggi che si tramandano da generazioni. Storie che parlano di un luogo in cui si respirano e assaporano arte e bontà. Tutti lo conoscono per esserci stati di persona o per averne sentito palare. Il Gambrinus, inoltre, è prestigioso anche perchè membro  dell’associazione Locali Storici d’Italia. Il Gran Caffè Gambrinus racchiude in sé tante curiosità che pian piano vi facciamo scoprire.

 

La Cuccuma Gigante

All’ingresso del Gran Caffè Gambrinus c’è un oggetto curioso, una Cuccuma (macchinetta del caffè tipicamente napoletana) formato extralarge per raccogliere gli scontrini del caffè sospeso. In pratica in cassa si lascia un caffè pagato (il cui scontrino viene inserito nella grande caffettiera a mo’ di salvadanaio) per chi non può permetterselo. Un gesto di solidarietà che da Napoli ha attraversato il mondo e che dal caffè ha abbracciato la pizza, la spesa, i dolci e tanto altro.

 

Le origini

Fondato nel 1860 e ristrutturato nel 1890 il Gran Caffè Gambrinus prosperò fino al 1938 quando il prefetto Marziale ne decise la chiusura perché considerato luogo di ritrovo antifascista. Nel dopoguerra il Banco di Napoli prese la maggior parte delle storiche sale dell’antico Caffè.

 

La famiglia Sergio-Rosati

Agli inizi degli anni Settanta, però, l’imprenditore napoletano Michele Sergio insieme ai sue due figli Arturo ed Antonio e al genero Giuseppe Rosati, rilevò la conduzione del locale. Il loro sogno era di riportarlo agli antichi splendori. I primi anni di gestione non furono semplici, vista la mancanza di fiducia popolare nel rivedere risorto il locale, oltre al drammatico scoppio dell’epidemia di colera. Michele Sergio (Napoli 1916 – 1996) fu colui che più di tutti ha creduto nel recupero del Gambrinus. Si racconta che quando era uno “scugnizzo” sognava di diventare il gestore dello storico caffè. Il suo sogno si avverò nei 1973.

 

Il Dio della birra

Il Caffè a fine Ottocento viene ribattezzato “Gran Caffè Gambrinus”, in nome del leggendario re delle Fiandre inventore della birra. L’intenzione è quella di fondere nell’immaginario le due più famose bevande d’Europa. La birra, nordica, bionda e fredda, e il caffè, scuro, bollente, piacere tipicamente napoletano.

 

Gli intellettuali dell’epoca

Lo storico locale partenopeo è sbocciato nel periodo della Belle Epoqué. Tra gli ospiti più illustri l’imperatrice d’Austria Sissi, che degustò un ottimo gelato alla violetta. Gabriele D’Annunzio che scrisse al Gambrinus i versi della celebre canzone “A’vucchella”. Matilde Serao che fondò il quotidiano “Il Mattino” seduta proprio ai tavolini del caffè. Benedetto Croce che fece di Napoli la sua seconda città. Lo scrittore irlandese Oscar Wilde che si recò nella città partenopea con Lord Alfred Douglas dopo i tristi giorni di prigionia. Ernest Hemingway autore dei celebri romanzi “Il vecchio e il mare” e “Addio alle armi”. Il filosofo francese Jean-Paul Sartre che scrisse pensieri su Napoli ai tavolini del Gambrinus “davanti a una granita che guardavo malinconicamente mentre si scioglieva nella sua coppa di smalto” e tantissimi altri.

 

Emanuela Sorrentino

 

Crediti immagine di copertina presa dalla Guida dei Locali Storici d’Italia