di Simona Vitagliano

Napoli è la città dei contrasti, del bianco e del nero che si incontrano, del bene e del male che si scontrano.

Questo accade ogni giorno in mezzo alle sue strade e all’interno della più reale essenza di ognuno dei suoi quartieri: basti pensare che la collina del Vomero, oggi abitata e frequentata dalla “Napoli bene”, un tempo era considerata periferia e dimora di pochi contadini che lì vi coltivavano i broccoli!

Più o meno lo stesso accade, ma al contrario, con luoghi come i Quartieri Spagnoli: tristemente famosi, da un lato, per la loro storia passata fatta di degrado e microcriminalità, sono saliti alla ribalta negli ultimi anni per una serie infinita di iniziative e movimenti (come “Cuore di Napoli”) che qui hanno trovato la giusta miccia per nascere, portando turisti, curiosi e gli stessi napoletani a spendere con piacere qualche ora tra i loro vicoli.

D’altro canto, non bisogna dimenticare che questo agglomerato di viuzze, vasci e palazzi appartiene alla parte storica della città e che, tra quelle mura, sono custoditi segreti e inciuci antichissimi.

Ieri, oggi e domani

Quando sono nati, i Quartieri Spagnoli avevano una vocazione precisa: era il XVI secolo e dovevano accogliere i militari spagnoli addetti a soffocare eventuali rivolte della popolazione (da qui il nome). Erano anche, però, dimora temporanea per altri soldati di passaggio, diretti verso altri luoghi di conflitto. Fu proprio questa natura iniziale a dettare legge su quello che, purtroppo, sarebbero stati questi luoghi, nonostante il tentativo del vicerè don Pedro de Toledo di debellare il fenomeno attraverso delle leggi ad hoc: quella miriadi di gelsi che invadeva il paesaggio cominciò, infatti, a contrastare con criminalità, prostituzione e godimenti lussuriosi di ogni tipo che, all’epoca, erano la regola per “sfamare” le voglie dei militari. Una cattiva fama che si è tramandata così a lungo che persino gli americani, durante la Seconda Guerra Mondiale, si avventuravano lì a caccia di “avventure” di questo tipo.

Insomma, la cattiva reputazione di questi luoghi è molto antica e non è certo attribuibile ai napoletani! Anzi, si dice che il linguaggio scurrile, il gioco e l’imbroglio siano stati portati in città proprio dagli spagnoli.

La geografia, però, è sempre stata dalla parte di questo nugolo di case, negozietti e taverne alla buona: ed è proprio questo che, oggi, ne fa un punto di forza. Basti pensare che i tipici vasci sono richiestissimi dal mercato immobiliare poiché quelle stesse minuscole casette che avevano aiutato qualcuno a sopravvivere in tempi di difficoltà, oggi vengono ristrutturate in ottica turistica e trasformate in B&B di lusso!
Ma i Quartieri Spagnoli sono anche tanto altro: antico e moderno, folklore e residenza di studenti universitari, storia ed arte che diventano testimoni di uno stile di vita che, qui, si conserva ancora assolutamente “napoletano”, proprio come quello di un tempo. I panni stesi e penzolanti dai fili agganciati alle finestre e ai balconcini fanno all’amore con i murales meravigliosi e giganteschi che moltissimi artisti del nostro tempo stanno regalando a questa parte della città così tipica, così particolare, così unica nel suo genere, anche per aspetto urbanistico.

Tantissimi sono gli edifici importanti che dominano il paesaggio, tra chiese, ville e palazzi storici, che si sviluppano all’interno di un’area che, durante gli scavi per la realizzazione di una fermata della metropolitana, ha anche regalato alcuni reperti antichissimi databili intorno al 1500 a.C. e al Medioevo.

Cuore di Napoli

Molti pensano che i Quartieri Spagnoli rappresentino il cuore di Napoli (da qui il nome dell’evento sopracitato), ma ogni vero napoletano sa che, in realtà, questi viali e vicoli sono le viscere della città, un reticolo che si sviluppa tra Corso Vittorio Emanuele, in alto, e Via Toledo, in basso, entrambe strade importanti che ospitano le residenze dei più abbienti o le attività commerciali più antiche e tradizionali dell’intera storia partenopea.

Un labirinto dove, tra i palazzi che vediamo oggi – un tempo opere sorprendenti per i forestieri, abituati a ritrovarsi davanti soltanto case basse o grattacieli, ma nelle zone industriali delle grandi città -, si nascondevano e si nascondono ancora entità e personaggi a metà tra mito e concretezza: i famosi (davvero famosi!) femminielli (transgender prima che questa parola venisse persino creata), che hanno dato vita al più antico movimento LGBT partenopeo, le finestre da cui si diffondono a tutto spiano musica neomelodica e ritmi di tarantella, quei “pezzi” di paesaggio che si riconoscono immediatamente aver fatto parte di film girati da registi di ogni provenienza e di ogni fama.

Passeggiare in quelle viuzze significa assicurarsi buon cibo a prezzi di costo, saluti ad ogni passo da ogni minuscola finestrella che si affacci a fronte strada ed entrare in un mondo interno alla città che ne è parte viscerale, cuore pulsante, motore; insomma, come dicevamo, bianco e nero, bene e male, yin e yang…