Fonte: Wikipedia

Quando via Toledo diventò via Roma

Il Gran Caffè Gambrinus è il punto di incontro, con i suoi locali, di perlomeno quattro importanti vie e Piazze napoletane: via Toledo, via Chiaia, Piazza Trieste e Trento e Piazza Plebiscito.

A proposito, via Toledo o via Roma?

La storia

Forse non tutti sanno che, per la nomenclatura di questa strada, i napoletani si sono addirittura divisi in fazioni, litigando e protestando per giorni.

Ma andiamo con ordine.

Anno 1536. Il vicerè di Napoli,  Pedro Álvarez de Toledo, commissiona agli architetti regi Ferdinando Manlio e Giovanni Benincasa la realizzazione della strada, che doveva estendersi lungo la vecchia cinta muraria occidentale di epoca aragonese che, per gli ampliamenti difensivi, era stata eliminata proprio da don Pedro, perchè ritenuta obsoleta. La strada divenne un importante connettivo di snodo per il popolo ed i commerci e si affermò come uno dei punti nevralgici della città.

Nel 1870, però, accadde qualcosa.

Il 10 Ottobre di quell’anno, infatti, l’allora Sindaco di Napoli, Paolo Emilio Imbriani, pensò bene di accantonare ogni ricordo borbonico, proponendo di cambiare il nome alla strada: l’antica via Toledo sarebbe diventata via Roma, in onore della neo-capitale del Regno d’Italia.
Le opinioni si suddivisero, da subito, in consiglio comunale, tra favorevoli e contrarie: cambiare nome ad un posto intero (lungo 1,2 Km!) dopo 334 anni, in fondo, sembrava quasi un azzardo, un cambio delle tradizioni; nessuno pensava nemmeno più ai Borbone o al viceregno spagnolo pronunciando quel nome, era diventato parte integrante del tessuto sociale partenopeo. Al contempo, naturalmente, c’era chi vedeva in quella nomenclatura un antico retaggio e riferimento ad un periodo di dominazione straniera della città. Ebbene sì, era come se cancellando quel nome dalla toponomastica, Napoli riprendesse, per loro, la “dignità” perduta nel momento in cui si era “ceduta” al dominio estero. Ma può un evento “dimenticato” davvero diventare invisibile e, quasi, “mai accaduto”? Certo che no.

Alla fine si optò per una soluzione che si confaceva al detto “in medio stat virtus“. La strada si sarebbe chiamata “via Roma già via Toledo“. Ma il contentino, sufficiente per acquietare gli animi in consiglio, non fu per niente soddisfacente per i partenopei, che formarono addirittura il famoso “Comitato Pro via Toledo“, che vide l’adesione anche di personaggi illustri.

Ad ogni modo, per moltissimo tempo (oltre 100 anni, fino al 1980) la decisione fu incontestabile e vennero sostituite anche le vecchie targhe stradali con quelle aggiornate. Ma come sempre accade con il focoso popolo napoletano, per un po’ fu necessario piantonarle durante la notte, per evitare vandalismi e scempi.

Fu in quell’occasione che nacque anche una curiosa filastrocca che ancora riecheggia tra gli anziani della città:

Nu’ ritto antico, e ‘o proverbio se noma, rice: tutte ‘e vie menano a Roma; Imbriani, ‘a toja è molto diversa, non mena a Roma ma mena a Aversa“.

Perchè Aversa? E’ semplice: lì era ubicata la prima struttura manicomiale d’Italia, la Real Casa dei matti, aperta nel 1813!