L'ultimo caffè
28 Feb 2026

L’ultimo caffè

L’ultimo caffè

 

Ci sono caffè che passano come passano i giorni: veloci, necessari, leggeri, quasi invisibili.… Atri, invece, pesano più degli altri, quando dentro la tazzina racchiudono anni di storia lavorativa spesa in uno storico locale vero e proprio simbolo di un’intera città. Il 28 febbraio 2026 al Gran Caffè Gambrinus di Napoli verrà servito l’ultimo caffè preparato da Raffaele Rocchetti, storico barista che, dopo trent’anni, va meritatamente in pensione.

 

Il barista Raffaele Rocchetti

 

Non è il racconto di un addio, né la biografia di un uomo, anche se una parentesi è inevitabile. Napoletano doc, classe ’59, in questi anni Raffaele Rocchetti (per tutti affettuosamente “Lello”) ha servito caffè a capi di Stato italiani e stranieri, artisti e intellettuali nazionali e internazionali. Fino a preparare un cappuccino a Papa Francesco! Ha, addirittura, creato una nuova ricetta: il caffè babà, un perfetto connubio tra caffetteria e pasticceria napoletana. Il punto non è, però, l’aneddoto ma ciò che quell’ultima tazzina rappresenta: la forza di un barista che si è sempre distinto per serietà, impegno e professionalità. Parallelamente è il successo di una storica azienda che cresce valorizzando i propri dipendenti, premiando il merito e affidando i ruoli più delicati a chi ha dimostrato, giorno dopo giorno, di esserne all’altezza del ruolo ricoperto.

 

Il barista a Napoli

 

A Napoli il caffè non è solo una bevanda. Il caffè è rito, culto, cultura. Nella capitale indiscussa dell’espresso, l’addetto alla macchina del caffè dell’iconico Bar è una figura di particolare prestigio, anche verso la collettività. Non basta “saper fare” un caffè, occorre prepararlo sempre nel migliore dei modi, con costanza, lucidità, rispetto della tradizione e precisione tecnica. È una responsabilità quotidiana che non concede distrazioni, soprattutto in un luogo come il Gambrinus, dove ogni tazzina è anche un biglietto da visita della città.

In trent’anni Lello ha “sfornato” migliaia di caffè, cappuccini e caffè speciali, anche nei giorni delle “feste comandate” anche a Natale e a Pasqua. Il connubio tra  disciplina e identità, ha contribuito non solo alla crescita dell’attività ma, anche, a rafforzare l’immagine di Napoli come città dell’accoglienza e del caffè.

 

Cosa rappresenta l’ultimo caffè

 

Ecco perché l’ultimo caffè non sarà come gli altri. Avrà dentro la memoria del primo preparato con l’antica cuccumella nel 1860 quando si inaugurò questo Locale e si iniziò a raccontare questa storia, prima ancora del nome Gambrinus. Avrà l’eco dei caffè sorseggiati qui oltre un secolo fa, tra letteratura e conversazioni. Da Gabriele D’Annunzio a Oscar Wilde, passando per Ernest Hemingway e Jean-Paul Sartre.

L’ultimo caffè avrà anche la forza della rinascita del 1973, quando Michele Sergio, detto “’o ragiuniere”, con grande coraggio e tra mille difficoltà, acquisì il locale (all’epoca ridotto a sole due sale su dodici), lo riaprì, contro tutto e tutti, avviandone il recupero. Avrà lo stesso valore simbolico di quelli gustati dai Presidenti della Repubblica Italiana quando in visita a Napoli. Quando la tazzina diventa anche un messaggio politico per la città: lo Stato è presente per i napoletani. Avrà, infine, in sé racchiusa la gioia di tutte le tazzine bevute dai tantissimi avventori provenienti da tutto il mondo nel corso degli ultimi tre secoli.

 

Una tradizione che continua

 

Con questo pensionamento si chiude un’epoca, ma non si spegne la fiamma. Napoli corre, si rinnova, si prepara a sfide ed eventi internazionali come la tanto attesa

America’s Cup. Arriveranno giovani baristi, capaci e motivati. L’ultimo caffè di caffè preparata il 28 febbraio, sarà, però, per tutti noi unica e speciale. Un grazie “espresso” a Lello Rocchetti che sempre resterà nella storia del Gambrinus.

 

Michele Sergio