Moscow Mule, cocktail di tendenza | Gran Caffè Gambrinus
di Simona Vitagliano

La primavera è cominciata, la quarantena è finita e l’estate si avvicina: quale momento migliore per rifarci gli occhi (e il palato) con un gustosissimo cocktail di tendenza?

A proposito, avete mai sentito parlare del Moscow Mule?

 

Un long drink fresco e conturbante

Se in discoteca o al bancone di un bar vi siete ritrovati a parlare con un amico che sorseggiava un alcolico corredato di fettina di lime e servito in una bella tazza di rame, probabilmente si trattava proprio di un Moscow Mule.

Un cocktail che con la Russia ha poco a che fare – se non fosse per la vodka che ne è uno degli ingredienti – e che, anzi, affonda le origini proprio nella città statunitense per eccellenza, la caotica New York.

Siamo nel 1941, in un bar gestito da due imprenditori che non se la passano per niente bene: alle prese con parecchi debiti, tiravano avanti a fatica. Un giorno, però, grazie ad un cliente molto speciale, la sfortuna cominciò a ribaltarsi: John G. Martin, distributore della vodka Smirnoff che proprio non riusciva a conquistare gli americani – probabilmente anche a causa dei cattivi rapporti che hanno a lungo interessato i due Paesi – si ritrovò, infatti, a parlare con il proprietario del locale più frequentato di Hollywood, Jack Morgan, intento a lanciare il suo nuovissimo Ginger Beer; si trattava di un drink a base di zenzero dal sapore, quindi, pungente e insolito.

È proprio dall’unione di questi due progetti che è nato il Moscow Mule: gli ingredienti si sono combinati e sposati in maniera quasi divina grazie all’intervento del sapore pizzicante del lime che ha contribuito alla nascita di questo long drink che, ormai, è storia.

E questo nome strano, invece, da dove deriva?

Intorno a questo particolare ruota una vera e propria leggenda: pare che quel giorno, a quegli stessi tavolini, fosse seduta anche un’imprenditrice che si ritrovava, a sua volta, a dover smaltire uno stock di tazze che portavano la stampa di un simpatico asinello (mule, in inglese); quella sarebbe stata la prima “casa” del cocktail che, poi, sarebbe evoluta nella versione in rame (molto old fashioned) per una questione di temperature (è un materiale che raffredda molto velocemente) e/o di sapore, visto che parte del gusto particolare del Moscow Mule deriva proprio dall’interazione del rame con il lime.

Oggi, comunque, c’è anche chi lo serve nel classico tumbler alto che si utilizza per la preparazione dei cocktail anche se, in questa versione, questo drink perde un po’ di poesia.

Ma la storia non finisce qui.

Quelli erano gli anni del secondo conflitto mondiale: poteva mai riscuotere successo un cocktail con un nome che richiamava in maniera così diretta la Russia? La richiesta, in effetti, fu inizialmente bassissima ma, nel dopoguerra, è aumentata a dismisura e si è consolidata, poi, con la modernità; non è infrequente, anzi, trovarsi davanti una variante molto trendy dove il lime è stato sostituito dal cetriolo, anche se questo ingrediente non è quello previsto dalla ricetta ufficiale dell’IBA (International Bartenders Association).

 

La ricetta originale

Preparare un Moscow Mule a regola d’arte significa fare attenzione a tutte le fasi della ricetta: si riempie la tazza con il ghiaccio, si aggiungono la vodka, la ginger beer e il succo di lime e, infine, si decora con la classica fettina di lime (o, se volete osare, di cetriolo); consentito anche l’utilizzo dello zenzero fresco, che rende il sapore più intenso e pungente.

Preferite il gin alla vodka? Allora shiftate pure i due ingredienti: darete vita ad un Gin Gin Mule (o London Mule)!